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«Quella sera si è sfiorata la guerra»

Il 31 marzo del 1987 viene trovato impiccato ad un albero, sul greto del fiume Ombrone, nei pressi di Grosseto, il maresciallo Mario Alberto Dettori in un modo che la stessa polizia scientifica definisce “innaturale”. Il sottufficiale era controllore di difesa aerea presso il Cram di Poggio Ballone e si trovava in servizio, assieme al capitano Gari, anche la sera del 27 giugno del 1980. Da quel giorno Dettori perde la sua tranquillità e sprofonda in un grave stato di depressione. Alla moglie e ad altre persone confida più volte di essere rimasto molto scosso da ciò che aveva visto quella sera quando “si era sfiorata una guerra” per la qualcosa si rischiava di “finire tutti in galera”. L’amministrazione militare lo manda in Francia per qualche tempo ma ciò non serve a molto. Tornato in Italia la depressione si acuisce tanto che passa gran parte della giornata a smantellare la casa alla ricerca di microspie. Per non parlare, poi, di un misterioso francese che rimane spesso con lui e che sparisce dopo il suicidio. Si è tolto la vita il maresciallo Dettori, è stato indotto al fatale gesto oppure è stato suicidato come ipotizzano in molti? Anche in questo caso prove non ce ne sono. Oppure chi ha indagato non ha voluto trovarle. Il 12 agosto del 1988, in un incidente stradale a Lamezia Terme, muore il maresciallo Ugo Zammarelli, investito da una Honda 600 condotta da un tossicodipendente. Il sottufficiale era stato in servizio presso il Sios (Servizio Informativo Operativo e Situazioni dell’Aeronautica) di Cagliari ed era impegnato nelle indagini riguardanti il Mig libico. Qualche tempo prima aveva confidato ad un amico giornalista di temere per la propria vita. Pochi giorni dopo, il 28 agosto del 1988, a Ramstein, in Germania, nel corso di un’esibizione, perdono la vita i capitani Mario Naldini e Ivo Nutarelli delle Frecce Tricolori. Il gravissimo incidente provoca la morte di 59 spettatori mentre 368 restano feriti. Ma cosa c’entra tale tragico evento con Ustica? Forse niente. O forse no. I due ufficiali, infatti, la sera del 27 giugno del 1980 erano in volo su un intercettore F104 fino a dieci minuti prima della scomparsa del DC9 Itavia. L’intercettore si posa nell’aeroporto di Grosseto alle ore 20.45, mentre alle 20.50 atterra un altro F104 condotto da un allievo. E’ molto probabile che i due abbiano registrato qualcosa nei loro strumenti di bordo. Quanto all’allievo pilota, nel corso degli interrogatori, è parso sempre molto titubante e quasi terrorizzato. La stranezza, comunque, sta nel fatto che l’incidente di Ramstein abbia coinvolto proprio i due piloti che la sera di Ustica si trovavano in volo più o meno sulla scia dell’aereo dell’Itavia. Piloti che la cui testimonianza sarebbe stata molto utile per lo sviluppo delle indagini. Qualche dubbio esiste anche sulla collisione in volo. Un filmato, infatti, testimonia la presenza su di una terrazza di due persone non identificate che armeggiano con un telecomando. Fatto sta che lo scoppio e la successiva fiammata si verificano dopo che gli aerei si sono incrociati nell’acrobazia, escludendo perciò l’ipotesi della collisione e facendo propendere per quella dell’attentato. I capitani Nutarelli e Naldini avrebbero dovuto presentarsi, di lì a qualche giorno, davanti al giudice per spiegare alcune strane circostanze della notte di Ustica. Prima fra tutte il motivo per il quale si erano levati in volo la notte del disastro per poi rientrare pochi minuti dopo il decollo. Il 1 febbraio del 1991, a Vibo Valentia, viene assassinato con tre colpi di pistola nell’addome il maresciallo Antonio Muzio che nel giugno del 1980 era in servizio alla torre di controllo di Lamezia Terme. E, in quanto tale, potrebbe aver assunto informazioni sul Mig libico caduto sulla Sila. Come scrisse “L’Europeo” l’aeroporto di Lamezia Terme era “uno scalo direttamente coinvolto nella vicenda del Mig libico, del suo recupero sulla Sila e della sua restituzione a Gheddafi ”. Anche questa volta gli inquirenti non hanno riscontrato connessioni dirette.
                                                                                                                                                                                                         Fernando Riccardi                           (II parte - continua)

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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