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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Freud, una chiave di lettura per la terribile storia della caserma di Piacenza

La dottoressa Ilaria Quattrociocche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas, continua le sue approfondite considerazioni su temi di interesse diffuso attraverso la rubrica su L'inchiesta:

«In questi giorni la cronaca ci porta nelle stanze di uno dei luoghi che dovrebbe garantire sempre e comunque l’osservanza delle leggi, il rispetto dell’altro, la sicurezza, nel grande quadro della Giustizia. Ma si legge nelle testate giornalistiche che è stato reso manifesto un «modus operandi criminale» diventato «modalità ordinaria di gestione, quanto meno, di parte della quotidianità lavorativa». Un «atteggiamento criminale», secondo i magistrati, «vieppiù esecrabile se solo si pensa che è riconducibile a soggetti che per dovere istituzionale debbono perseguire fini leciti e garantire l’osservanza delle leggi». Nelle parole dei pm Matteo Centini e Antonio Colonna, c’è la descrizione di un sistema che «per anni» avrebbe caratterizzato la caserma Levante di via Caccialupo.

Esempio, questo, eclatante che descrive come un simbolo di legalità e rigore, del rispetto delle regole civili possa mostrare anche lati oscuri, perdere consistenza valoriale, tra le membra di uomini che forse, da un punto di vista psicologico presentano una alterata integrazione di quelle che il noto psicanalista Freud definiva istanze di senso di realtà, inconscio e norme sociali. Queste tre istanze dovrebbero trovare in ciascuno di noi un equilibrio di contenuti. In chiave psicodinamica si può dire che la psiche umana sia un contenitore di materiale psichico e che sia caratterizzata da una “dynamis”, ovvero questo materiale psichico si muove dentro di noi e trova collocazione in specifici luoghi interiori consentendoci di strutturare la nostra personalità e di organizzarla in funzione dei nostri comportamenti. 

Ma una gran parte di questo materiale psichico non lo conosciamo a livello consapevole, è quello che Freud definisce inconscio, attiene a contenuti rimossi dalla coscienza perché non possono essere manifestati, per ragioni di varia natura: possono essere riferiti a traumi subiti o anche a pulsioni che non possono essere agite in quanto contrarie alla morale. Ma il fatto di non avere consapevolezza di questi contenuti oscuri non significa che essi non ci sono, e talvolta possono prendere il sopravvento. Freud ci dice che costituiscono un “grande calderone di istinti ribollenti”. Questo inconscio è come “un altro che vive dentro di noi”, un “ES”, termine tedesco che corrisponde al pronome personale latino “ID” , in italiano “ESSO”.

Molto spesso si ricorre alla mitologia per dare una spiegazione più completa, vivace e nitida. E lo stesso Freud era certo dell’esistenza di una precisa corrispondenza tra significante (onirico/mitologico) e significato (inconscio), per cui considerava possibile una chiara lettura del sogno e del mito, che riconducesse agli avvenimenti della realtà ed ai loro significati psichici originari, mascherati dall’inconscio. Quindi, per capire meglio, questa alterità, che alberga dentro di noi e che ci governa, è utile fare riferimento alla figura mitologica del dio Pan, che la descrive piuttosto bene, in senso metaforico. 

Il nome Pan deriva dal greco "paein", cioè "pascolare", e infatti Pan era il dio pastore, il dio della campagna, delle selve e dei pascoli. Il nome è però simile a “pan” , che significa “tutto”.

Pan era il più importante dio pastorale dell’Arcadia. I greci lo rappresentavano con zampe di capro, corpo villoso, barba e orecchie a punta, riso furbo e corna di animale. Era il dio della natura, della selva, dei monti e dei boschi, che cacciava, danzava e amoreggiava con le Ninfe e con gli animali. Per queste sue caratteristiche venne considerato il dio dell’istinto naturale, il più importante dio della fecondità, il simbolo degli irrefrenabili istinti sessuali dell’uomo, il signore degli animali, il creatore di tutti gli esseri viventi.

Durante la gigantomachia, guerra degli dei Olimpici con i giganti della terra, emise urla così terribili e selvagge che spaventarono e misero in fuga i Titani. Da questo evento ebbe origine la parola panico. Rifiutato per il suo orribile aspetto, abitava i boschi e di tanto in tanto scendeva a valle violentando e facendo razzia di ogni cosa che incontrava sul suo cammino. 

In “Disagio della civiltà”, saggio sociopolitico, Sigmund Freud propone il suo punto di vista mettendo in luce la tensione fondamentale tra la civiltà e l'individuo. L'attrito principale, afferma, nasce dalla ricerca, da parte dell'individuo, della libertà istintiva mentre la civiltà tende a richiedere l'esatto contrario ovvero una limitazione della libertà istintuale degli individui che la compongono. Molti istinti primitivi e per nulla sopiti degli esseri umani quali: l'aggressività, il desiderio di appagamento sessuale, possono dunque diventare pesantemente dannosi per gli equilibri di una comunità umana. Perciò la società crea leggi che mettono severamente sotto controllo l'uccisione, lo stupro e l'adulterio, e prevede punizioni anche molto severe per chi viola tali norme. Questo processo, sostiene Freud, è una caratteristica intrinseca e necessaria della civiltà che inevitabilmente però genera sentimenti di insoddisfazione perpetua nei suoi cittadini. 

Gli esseri umani, in tale visione, sono spinti ad agire da certi istinti caratteristici che sono innati ma che devono essere messi sotto controllo. La repressione di tali istinti permette una vita sociale equilibrata ma genera frustrazione nei singoli individui poiché essi tendono a seguire il principio di piacere, e tale principio è soddisfatto dagli istinti.

E’ forse questo dunque ciò che è avvenuto nella caserma citata? In quello che dovrebbe essere uno dei luoghi sacri della legalità? Forse davvero si sono esacerbati sentimenti di insoddisfazione che hanno esitato nei tristemente noti fatti di cronaca e, una chiave interpretativa potrebbe essere proprio quella dell’asservimento al principio di piacere personale, cedendo agli istinti, al posto del principio di dovere morale e civile, verso sé, verso la società, preservando gli equilibri di libertà, legalità e rispetto del prossimo».

ilaria.quattrociocche@gmail.com

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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