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La dott.ssa Ilaria Quattrociocche La dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Estate, non solo relax. Ma anche banco di prova

La dottoressa Ilaria Quattrociocche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas, continua le sue approfondite considerazioni su temi di interesse diffuso attraverso la rubrica su L'inchiesta. Siamo ad agosto, l'argomento è quanto mai di attualità.

«I mesi estivi e soprattutto agosto rappresentano per gli italiani il fatidico momento delle vacanze: le ferie, il tanto agognato “stacco” dalla routine quotidiana. E le vacanze ci sono anche in questo anno bisesto, che fin ora ha creato davvero tanto dissesto! Il Coronavirus si insidia anche in questo contesto in cui è richiesto a tutti noi di imparare nuovi comportamenti e modalità nel rispetto della  salute nostra e degli altri. I giovani in particolare godono di un periodo più ampio di pausa dagli impegni di studio, ma anche per gli adulti il momento delle ferie è mediamente pari a circa due o tre settimane, smart working permettendo.

In molti attendono questo momento dell’anno che nell’immaginario collettivo diventa sinonimo di relax, sole e mare o montagna con freschi paesaggi, amici, più tempo da dedicare a se stessi e ai propri hobby. Già dal mese di giugno si può tornare a viaggiare nel nostro continente, seguendo le norme previste dai paesi verso cui ci spostiamo. In assoluto non ci sono mete più sicure di altre: l’unico principio che deve guidarci è quello di evitare quanto più possibile posti dove potrebbero crearsi degli assembramenti, insieme all’adozione di tutte le altre regole di protezione per le persone non conviventi.

Ma l’estate sembra anche rappresentare nella realtà e a dispetto delle fascinazioni collettive che richiama, un momento dell’anno particolarmente delicato e potenzialmente logorante per la nostra salute psicofisica. La bella stagione ci vede, per ovvie ragioni, più esposti fisicamente. Fa caldo e dunque viene meno l’esigenza di coprirsi. Molte persone, soprattutto donne, ma anche un importante numero di uomini, possono vivere questo momento del “mostrarsi” con grande senso di angoscia. Infatti non è raro che chili superflui o eccessiva magrezza, smagliature, cellulite, imperfezioni cutanee, peli, nei, contribuiscano ad alimentare o amplificare il senso di insicurezza che spesso abbiamo radicato in noi. La “colpa” spesso è degli ideali di bellezza che vengono imposti dai mass media che alimentano queste dinamiche.

Questo è infatti il periodo in cui tra riviste e pubblicità televisiva, è difficile non imbattersi in splendide forme femminili e maschili dalla pelle liscia e perfettamente levigata dal sole, addominali scolpiti o piatti, cosce snelle. In TV si ripetono spot di creme abbronzanti e cibi dietetici, interpretati da modelle perfette che però diventano oggetto di emulazione e  a cui inevitabilmente si finisce per tendere. E questo può anche generare, nel confronto, sentimenti di impotenza e insoddisfazione. Perché avviene questo fenomeno? Spesso questa immagine di Sé  viene associata all’identità, creando confusione ed ambiguità. L’immagine di Sé, in ambito psicologico,  può essere definita come una struttura centrale che racchiude una serie di componenti personali, consentendoci di auto definirci. Per tali motivi appare centrale nella costruzione dell’autostima.

Tra i maggiori studiosi di questo aspetto della strutturazione della persona esiste un generale consenso riguardo al fatto che il Sé si inizi a strutturare già durante l’infanzia e che questo sviluppo sia legato alle relazioni con il mondo esterno.Tra le numerose teorie  c’è quella del “Looking glass self”, ovvero il Sé Rispecchiato, di C.H. Cooley (1902). L’autore descrive il Sé come una struttura legata all’autoconsapevolezza che si fonda sulle esperienze sociali e relazionali. Cooley afferma che il modo in cui ci vediamo e rappresentiamo non dipende solo da riflessioni personali sulle nostre caratteristiche, ma anche dalla percezione di come siamo percepiti dagli altri. Questa self image si costruisce in diverse fasi: innanzitutto, immaginiamo come appaiamo agli altri. In questo senso non ci riferiamo solo agli altri significativi (familiari, amici, insegnanti, etc.) ma anche alle persone con cui entriamo in contatto e relazione durante la vita quotidiana. Successivamente, immaginiamo come gli altri ci possano valutare. Infine costruiamo e rivediamo l’immagine di noi in base al significato che attribuiamo alle osservazioni e valutazioni che gli altri possono avere di noi. Un punto chiave di questa teoria risiede dunque nel fatto che la struttura del Sè non si costruisca direttamente a partire dall’immagine che gli altri hanno di noi, ma dal modo in cui ci prefiguriamo come potremmo apparire agli altri. Gli individui sono costantemente influenzati da ciò che immaginano che gli altri possano pensare di loro.

E cosa fare allora? Per quanto riguarda la “prova costume”, inutile tentare con le diete dell’ultim’ora o con tardive iscrizioni in palestra. Le attività sportive vanno effettuate con costanza e regolarità e non è utile ne sano compiere sforzi improbabili in poco tempo. Stesso discorso per le diete. Questo tipo di rimedi affrettati, piuttosto, contribuisce ad alimentare il senso di impotenza e di frustrazione. Se proprio si deve iniziare adesso, si può decidere di affrontare questo rinnovato percorso verso uno stile di vita più benefico senza alcuna aspettativa nell’immediato. L’avvento dell’estate andrebbe visto più come uno stimolo, non può essere l’obiettivo. Senza dubbio, poi, di notevole rilevanza per il nostro  benessere psicofisico è anche accettarsi con i propri pregi e difetti, cercando di volgere verso di noi uno sguardo più indulgente anche quando siamo davanti all’immagine che ci rimanda lo specchio.

Non possiamo limitarci nel confronto  con i modelli stereotipati di bellezza, quelli della società del consumo che si alimenta di cultura mass-mediatica e che crea pregiudizi che possono alterare il nostro Sè e la nostra particolare e speciale modalità di essere. Bellezza è anche morbidezza nelle forme, imperfezione, piccoli difetti. I canoni estetici contemporanei sono spesso una pura illusione e un miraggio e non corrispondono necessariamente alla bellezza, che resta un qualcosa di squisitamente mutevole, variabile e soggettivo».

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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