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Foto di Miguel Á. Padriñán da Pixabay Foto di Miguel Á. Padriñán da Pixabay

Il tumore al seno: un ex sconosciuto. L'approfondimento con la dottoressa D'Alessandro

Proseguono gli incontri organizzati dall' Associazione "Se non ora, quando? Cassino" con la dott.ssa Maria D'Alessandro. «Anche per questo mese di Agosto abbiamo scelto di fare informazione e, in particolare vogliamo rivolgerci alle donne che si trovano a vivere le mille paure che il tumore al seno comporta - spiegano le attivissime socie -.Pensiamo che mantenere alta l'attenzione e la consapevolezza su questa malattia sia compito di tutte le persone sensibili al tema e noi vogliamo essere una loro voce perché l'informazione è ancora troppo carente. Le parole della dott.ssa D'Alessandro ci fanno ben sperare anche grazie ai traguardi raggiunti dalla scienza, ma sensibilizzare e avvicinare le donne al tema della prevenzione e della diagnosi precoce è determinante. Da noi amiche di "Se non ora quando Cassino" un augurio e un abbraccio grande a queste guerriere che devono tirare fuori tanto coraggio, carezze e pugni per difendere il proprio corpo e la vita senza mai arrendersi!

«Il tumore al seno: un ex sconosciuto. Mi è piaciuto presentarlo così perché, negli anni, davanti a diagnosi di tumore al seno, ho visto la paura di tante donne ma anche tantissimi abbracci quando il tumore è guarito. Si tratta della neoplasia più frequente, in assoluto, nella popolazione femminile, colpisce 8% delle donne (ho detto otto donne su cento!!!!). Proprio per questa sua frequenza è stato molto studiato dagli scienziati e tanto si può fare ancora sia per prevenirlo che per curarlo. Negli anni passati moltissime donne, davanti alla diagnosi di tumore al seno, erano annichilite e avevano davanti a loro molto pessimismo. T

anta strada si è fatta negli ultimi trenta anni nella diagnosi e qui è doveroso ricordare il prof. Veronesi, grande studioso di questa patologia. Infatti la sua capacità di parlare e far parlare le donne del tumore, arruolando e formando sempre più donne e medici dedicati, ha portato a grandi risultati. Questo modello è stato fonte d’ispirazione per molte realtà di screening, sia nazionale che estere. Le donne, essendo molto sensibili, hanno compreso l’importanza di tali linee, così si è data molta visibilità alla senologia. Le nuove tecnologie, nella diagnostica senologica, hanno garantito il resto. 

Nelle cause che favoriscono l’insorgenza di questo tumore, dobbiamo partire dallo stile di vita sano, controllando il peso, l’alimentazione, evitando alcool ,fumo e stress. L’aspetto obesità è importante perché la cellula adiposa del seno produce un ormone che si chiama ESTRONE ed è cattivissimo, perché induce le cellule del seno a proliferare e ad infiammarsi e ciò mette a rischio di ammalarsi. La prevenzione primaria, ovviamente riduce il rischio, ma non è una certezza nel non sviluppo del tumore. Intanto, ciò che è emerso negli ultimi anni è che, il tumore al seno, compare anche in giovani donne al di sotto dei 35 anni, l’incidenza aumentanotevolmente tra i 40/50 anni. Quindi, sin dalla giovane età, oltre ad uno stile di vita sano, il medico deve sollecitare precocementealla  conoscenza del proprio seno, con un’attenta autopalpazione con la quale, spesso, ci si insospettisce e porta a degli approfondimenti utili alla diagnosi. 

Abbiamo detto che, le giovani donne devono adottare uno screening serio, aggiungendo ecografia mammaria e consulenza senologica, che tenga molto in conto anche della storia familiare e del rischio individuale. La categoria di donne da ritenere più a rischio per carcinoma della mammella è quella delle donne giovani con storia familiare positiva per questo tumore, soprattutto se è stata colpita madre, sorella, zia o nonna. Questo ci spiega quanto sia implicita la genetica per questo tipo di tumore.

In tali casi, oltre ad una ecografia e mammografia, è fondamentale la consulenza genetica, per effettuare un test per la ricerca della mutazione del DNA (BRCA1 e BRCA2). Se il test che si esegue, con un semplice prelievo di sangue, accerta la mutazione dei geni BRCA, la donna deve aderire a programmi personalizzati presso strutture dedicate. Riepilogando, visita ed ecografia intorno ai 30 anni, se c’è predisposizione genetica aggiungere mammografia e test genetico. Dai 40 anni in su, ecografia e mammografia ogni anno, per individuare la malattia quando non dà sintomi o segni riconoscibili dal medico o dalla donna stessa. 

Come ginecologa - conclude la dottoressa D'Alessandro - trovo desolante il contrasto tra la grande paura del tumore al seno e il poco che le donne fanno per ridurre il rischio di averlo, utilizzando tutti gli strumenti per una diagnosi precoce e aderendo agli screening. Aggiungo solo che, da parte delle politiche sociali, sarebbe giunto il momento di considerare la possibilità di iniziare ad abbassare l’età dell’avvio dello screening almeno a 40 anni. Aiutare le donne giovani, questa è la prossima vera sfida».

 

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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