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La dott.ssa Ilaria Quattrociocche La dott.ssa Ilaria Quattrociocche

Emergenza covid, ma anche emergenza educativa. Le due facce del sistema

La curva dei contagi da Coronavirus sta impennando in diverse aree dell’Unione Europea. La stessa Italia sta toccando vette che non si vedevano dai primi momenti della Fase 2. A rendere il tutto più allarmante c’è l’ingombrante scadenza di fine estate: il rientro a scuola. Studenti, docenti e personale scolastico si preparano a tornare in aula in condizioni epidemiche non propriamente incoraggianti.

Al di la delle norme di sicurezza, che necessitano di essere adeguatamente protocollate, credo vi sia oggi più che mai anche la necessità di analizzare come l’intreccio delle prospettive e dei metodi possa orientare nel futuro imminente il lavoro pedagogico e didattico delle istituzioni educative.

Il processo educativo nella scuola, muovendosi in un ginepraio di problematiche,dovrà comunque attendere alla sua funzione, ovvero operare nel concreto del rapporto tra educatore e discente, organizzando situazioni scolastiche che in un modo o nell’altro hanno l’obbligo istituzionale e morale, dato anche dal senso civico, di stimolare i processi di apprendimento, di cui il discente ha diritto (art. 34 Costituzione italiana).

Si è assistito alla fioritura di sperimentazioni di organizzazione scolastica dalla prima metà del Novecento; molti esperimenti di rivisitazioni didattiche hanno dato anche risultati lusinghieri e forse ora è il momento di attingere a tutta la creatività possibile per ideare nuove soluzioni ad hoc per l’emergenza in essere. L’educazione, in fondo, è un fatto pratico. Da sempre l’uomo educa, anche senza aver particolari strumenti pedagogici.

E’ bene specificare che c’è uno stretto rapporto tra educazione e pedagogia: la pedagogia propone implicitamente un raffronto fra educazione così come di fatto si verifica e l’educazione come dovrebbe essere, indicando la natura dell’atto educativo, i fini ed i mezzi per raggiungerli (B. Starnino, “Pedagogia e didattica della scuola”).

Nelle varie epoche storiche si è dato rilievo a fini sempre diversi: nell’educazione greco-romana il fine è l’ordine sociale e politico e l’educazione coincide con l’educazione del cittadino; nel Medioevo è preminente il fine religioso; nel Rinascimento prevale l’educazione estetica; durante l’Illuminismo è in rilievo l’educazione intellettuale; nel nostro tempo si dà importanza alla dimensione etico-sociale della persona. L’educazione è sempre una risposta alla chiamata del momento storico che si vive. E quale può essere oggi la risposta?

La considerazione dei fini, la teleologia, rimanda sempre, e mai in modo anacronistico a mio parere, alla filosofia  perché i fini dell’educazione sono condizionati dalla concezione che si ha circa l’essenza e la natura dell’uomo, nelle civiltà antiche così come in quelle moderne e contemporanee. E lo è, dunque, anche oggi che siamo tutti alle prese con la ben nota sfida di nome Covid, che sembra  proprio insinuarsi prepotentemente e subdolamente non soltanto nelle impalcature organiche dell’individuo, ma anche in quelle economiche e sociali, imponendo una totale riorganizzazione in ogni dove.

Se intendiamo l’uomo come nucleo, come fascio di bisogni e di interessi (Dewey), l’educazione è processo di interazione con l’ambiente naturale e umano in cui vive ed in cui è socialmente inserito, quindi le nuove proposte pedagogiche hanno il dovere e la necessità di includere queste importanti modificazioni sociali che determinano un nuovo modo di fare educazione, cogliendo anche l’opportunità per ristrutturare sistemi che possono dirsi talvolta obsoleti.

Non è sufficiente, inoltre, che le nuove proposte pedagogiche ed educative si limitino a prospettare  ciò che sarebbe bene che fosse; deve offrire anche criteri e strumenti validi a realizzare i fini pedagogici, affinché si possa costruire storicamente il ponte tra l’essere e il dover essere. La validità di tali strumenti e criteri dovrebbe essere misurata dall’adeguamento agli automatismi bio-psichici condizionanti la persona non solo nelle varie fasi dell’età evolutiva, ma anche in considerazione dell’interazione con l’ambiente e nel contesto sociale vissuto in questo particolare momento. Ed è strumento indispensabile anche l’approccio psicologico, perché esso fornisce una comprensione dei dati del processo educativo, contestualizzandolo, ed in funzione prospettica consente di impostare correttamente un metodo educativo  calibrato alla situazione originale che i nostri discenti stanno vivendo.

Ma nelle nuove sperimentazioni pedagogiche dovrebbe rimanere sempre punto fermo il fatto che l’educazione autentica debba essere  il più possibile integrale, coinvolgere tutti gli aspetti del discente e tutte le istituzioni, famiglia e scuola in primis, perché stiamo parlando di educazione dell’uomo, nella pienezza dei suoi valori, nella molteplicità delle sue dimensioni che si andranno a condensare nella formazione del carattere morale delle persone di domani.

Sarò  lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse e per tale motivo Vi lascio qui il mio personale indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com.

Ilaria Quattrociocche
 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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