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Acquerelli Veroli, la personale di Massimo Terzini in mostra dal 5 al 13 settembre presso il Chiostro di Sant’Agostino

Quaranta tele, quaranta scorci, quaranta stati d’animo. Massimo Terzini con il suo sangue ernico racconta la sua Veroli con la grammatica delle luci ed il linguaggio di linee e colori. Scorci e particolari incastrati tra sguardo e pelle, la percezione della vita essenziale, beatitudine e nostalgia supreme. Immagini che creano se stesse, il grigio della pietra, ossa della terra, i vicoli rossastri che legano e punteggiano dolcemente, lentamente, pianissimo. Terzini segue la grafia delle piazze, delle chiese, dei muri e dei palazzi. Gli archi e le finestre in un tenue fiorire di bellezza nascosta dove lo sguardo arriva ma non coglie.

E’ un linguaggio fatto di ombre in assenza di uomini dove la vita si percepisce sottile dietro le palpebre chiuse delle finestre. E’ la Veroli di Massimo Terzini, vuota e pienissima. I suoi dialoghi con questa parte di mondo, un omaggio alla dimensione dell’ombra, una seduzione di un inganno. Spazi mentali e spazi fisici si intersecano e paiono non comunicare. Sembrano mondi opposti eppure, a ben vedere, complementari. Quel che sembra immobile, addirittura algido, si muove impercettibilmente.

E’ il tempo che passa su una Veroli catturata nell’istante, ammantata delle sembianze del riconoscibile, è un mondo  passato al vaglio di una lenta riflessione, di un pensiero dilatato oltre la stessa possibilità di ritagliare ad esso confini spazio temporali. Respirare l’aria, la luce, riconoscere i colori propri o il doppio della cosa, forse è questo l’intento di Massimo Terzini. Restituire i riflessi, le ombre che si nascondono dietro le spoglie del reale, ma che catturano anche per quel senso di gelida inafferrabilità oltre la quale si nascondono altre cose.

Dietro c’è il pensiero dell’artista, il suo essere costantemente partecipe di un viaggio sconfinato nella sua terra. La quiete apparente del silenzio e del pensiero delineati come un filo nell’esistenza sui muri bianchi scalfiti che conducono altrove, oltre il fruscio di alberi solo pensati. Luoghi bellissimi per soffermare un pennello e riversargli dentro tutto quello che gli altri non vedono. ‘Acquerelli Veroli’ di Massimo Terzini, con il patrocinio del Comune di Veroli e della Pro Loco. Un vanto fregiarsi di questa presenza.

Monia Lauroni

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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