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Kastanos, parla il primo allenatore dell'EN Paralimni: «Frosinone, è la scelta giusta»

«Grīgorīs è un ragazzo dal cuore puro e di grande umiltà, dotato di talento innato. Sono convinto che a Frosinone farà ottime cose». Parole di stima e fiducia incondizionata quelle pronunciate alla nostra redazione da Minas Tofas. Non una persona qualunque. È stato uno dei primi allenatori del centrocampista cipriota, Grīgorīs Kastanos, all’Enosis Neon Paralimniou, club in cui il classe ’98 da poco approdato in Ciociaria in prestito dalla Juve U23 ha dato il via alla propria carriera di calciatore. «L’ho guidato dai 12 fino ai 16 anni, ossia il momento esatto in cui è partito per l’Italia alla volta della Juventus. Mi sono assunto una bella responsabilità perché prepararlo al meglio per approdare in una squadra blasonata come quella bianconera non era compito facile. Ma glielo dovevo». 

Il primo scambio di battute e la promessa mantenuta -
Dovere frutto di una promessa che i due si sono fatti durante il loro primissimo incontro: «Ricordo –il racconto di Tofas- di aver visto per la prima volta Kastanos in un torneo di fine stagione. Io ero ormai prossimo all’ingresso nel Paralimniou con un contratto di cinque anni. Inutile nascondervi l’entusiasmo e la gioia per l’inizio di questa nuova avventura. Al triplice fischio di una partita, un bambino si avvicina verso di me chiedendomi se avessi potuto aiutarlo a migliorare. Una domanda strana e insolita visto che parliamo di giovani talenti di 12 anni». Interrogativo esternato in totale franchezza. Quel bambino era Kastanos. Segno eloquente di maturità interiore a sancire l'inizio di un rapporto di fiducia poi cresciuto nel tempo: «Credeva che fossi l’unico in grado di allenarlo con efficacia. La mia risposta, naturalmente, è stata positiva. Ed è giunta con una promessa: se mi avesse ascoltato lavorando nel modo giusto, nel giro di tre anni lo avrei fatto sconfinare da Cipro». 

Minas Tofas
Minas Tofas

Lavoro e sacrificio le chiavi del successo - 
Attese mantenute con l’approdo il 31 gennaio 2014 tra le fila della società presieduta da Andrea Agnelli. Nel mezzo, tanti sacrifici compiuti sul rettangolo verde: «Grīgorīs sa perfettamente cosa significhi lavorare sodo. Proviene da una famiglia povera, cresciuto all’interno di un piccolo villaggio. È una persona di basso profilo e con sani principi. Tecnicamente, specie all’inizio, era un solista. Insistere sul concetto di squadra è stato fondamentale». Nonostante i ricordi di quel primo allenamento condiviso insieme all’EN Paralimni: «E’ venuto verso di me come se ci conoscessimo da anni pronunciando questa piccola frase: “Ciao mister, benvenuto!”. Siccome sono sempre stato molto disciplinato ed esigente, gli ho risposto dicendo: “Hai 50 fiche, non sprecarle inutilmente. La prossima volta chiedimi il permesso per parlare”». Bene ma non benissimo, insomma.

4 fantastici anni a Paralimni. Poi la Vecchia Signora e Pescara -
Insieme, 4 splendidi anni vissuti con rispetto reciproco. Poi, la chiamata della Juventus. Un sogno diventato realtà: «L’ultimo match da lui disputato con il Paralimniou è stato fantastico. Tanto che gli ho rivolto i complimenti, dicendogli di aver dimostrato  con i fatti il motivo per cui la Juve stesse puntando su di lui. E’ rimasto incredulo da questa mia affermazione perché per la prima volta aveva sentito fuoriuscire dalla mia bocca parole positive». Con la maglia della formazione Primavera bianconera vince il Viareggio. La sua firma sull’1-0 nel 3-2 giunto in finalissima contro il Palermo il 30 marzo 2016. Considerato maturo per il salto tra i professionisti, il 19 gennaio 2017 passa in prestito al Pescara. Il Delfino, all’epoca in Serie A, gli consente di collezionare 8 presenze. Il debutto in biancazzurro a “San Siro” contro l’Inter. In estate l’approdo in prestito allo Zulte Waregem, ma l’esperienza dura poco e nella sessione invernale di calciomercato fa ritorno a Torino senza però mai trovare il campo nella rimanente parte di stagione. Nell’annata successiva acquisisce continuità nella Juve U23, giocando anche una gara con la prima squadra. Poi, il trasferimento al Pescara nell’ultima stagione con 24 presenze. 

Adesso il Frosinone - 
Ora il prestito all’ombra del Campanile: «Per me -il pensiero di Tofas- è un leader nato. Lo vedo come un play basso, il cervello della squadra che fa partire la manovra dettando tempi e geometrie. Credo che con il Frosinone possa nascere un’avventura ricca di felicità perché entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro. Lui deve mettere in mostra il suo talento, ma so che è un vincente. Con Nesta farà benissimo».  E da Cipro tutti pronti a vedere in tv le partite della banda guidata giallazzurra: «Per noi ciprioti è un motivo di orgoglio avere un connazionale a rappresentarci nel calcio italiano». Auspicando che le sue giocate possano aiutare il Leone nella rincorsa alla Serie A. 

Roberto De Luca

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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