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Passa il Piano Acea, ecco come hanno votato i sindaci. Comitati lasciati fuori dal palazzo Passa il Piano Acea, ecco come hanno votato i sindaci. Comitati lasciati fuori dal palazzo

Passa il Piano Acea, ecco come hanno votato i sindaci. Comitati lasciati fuori dal palazzo

FROSINONE - Una gogna pubblica fatta di applausi ironici, fischi e megafoni per i sindaci  sotto gli occhi delle Forze dell’Ordine da parte dei cittadini lasciati fuori dalle porte del Palazzo. Gli stessi che si vedono arrivare a casa pesantissime bollette dell’acqua, continui solleciti di pagamento, distacchi dei contatori e che della gestione di Acea Ato 5 non ne possono più. Così si è conclusa l’assemblea dei sindaci chiamata ieri a votare il Piano di investimenti 2014-17 del gestore del servizio idrico Acea da 62 milioni di euro. Alla fine i primi cittadini l’hanno approvato con i 56 presenti (rappresentanti del 79,32% della popolazione) che hanno votato così: favorevoli 38 Comuni, pari a 273.087 abitanti; contrari 17, pari a 98.638 abitanti; astenuto 1 Comune, pari a 8.811 abitanti. Il pomeriggio è iniziato male, anzi malissimo.

La rabbia dei comitati

I comitati si sono radunati in piazza Gramsci per poter assistere all’assemblea con un solo motto: il Piano di investimenti non va approvato, semmai si deve votare la risoluzione del contratto. Per tutta risposta l’assemblea si è tenuta a porte chiuse per cittadini e comitati,  lasciati fuori da Palazzo Iacobucci. Stando alle affermazioni di Pompeo «stamane (ieri mattina ndr) mi è stata fatta espressamente richiesta da moltissimi amministratori locali di riservare questa assemblea ai soli sindaci, per dar loro la possibilità, in tutta serenità, di discutere e votare». Ingresso non consentito, dunque, ai cittadini i quali, di certo non hanno preso la strada di casa con "le pive nel sacco"; poi, rivolgendosi al sindaco di Cassino, Giuseppe Petrarcone, in procinto di entrare nel palazzo, hanno chiesto: «Vogliamo capire per quale motivo non sussistano le condizioni per le quali liberi cittadini, membri dei comitati e coloro che dovrebbero pagare lo schifo che si sta decidendo su, non possono entrare. Lei ci deve fare una cortesia, deve salire e affermare che, arrivati a questo punto, non partecipa all'assemblea perchè questa non è democrazia: fatela qui giù, in mezzo a noi l'assemblea!»; «Non è democratico lasciare liberi cittadini all'oscuro di quello che succede nelle stanze della Provincia: vergognatevi!» , hanno continuato furenti rivolgendo le loro urla contro l'assemblea e in particolare al Presidente della Provincia, raggiungendo un picco di indignazione all'uscita del Presidente provinciale del Pd, Sara Battisti, alla quale hanno riservato urla e applausi ironici, ricevendo, in risposta, un inchino altrettanto ironico, prima di girare le spalle e allontanarsi. Forze dell'ordine e Digos schierate davanti al portone d'ingresso: si entra solo su delega o, per la stampa, previa presentazione di un tesserino; un'assemblea blindata, ma da giù le voci, le urla e l'esasperazione arriva forte e chiara. «Con questa decisione è stato vietato, da tutti i sindaci, la partecipazione all'assemblea dei loro concittadini: questa si chiama dittatura, non trasparenza e democrazia. Il rispetto della popolazione dov'è? Dimettetevi! Facile farsi belli con la storia della trasparenza in campagna elettorale». «Sono degli irresponsabili - si è sgolato a gran forza Luciano Bracaglia di "Frosinone Bella e Brutta" - ci stanno massacrando e si permettono anche di chiuderci le porte in faccia, palesando vigliaccheria!» «Il motivo per il quale non ci fanno entrare - ha affermato un agguerrito Mario Antonellis del coordinamento acqua pubblica Frosinone - ci sfugge, poichè stiamo parlando di un'assemblea pubblica e non c'è nessuna motivazione per non farci entrare, non c'è statuto che tenga. Noi abbiamo sempre partecipato a tutte le assemblee per poter constatare cosa succedeva, cosa si votava e le decisioni che si prendevano: oggi stanno forse affrontando un qualcosa di occulto? Non hanno capito che il motore di tutta questa storia siamo noi cittadini che sborsiamo i soldi e anche quei 62 milioni di euro, teoricamente, provengono dalle nostre tasche. Dal 2014 al 2015 hanno aumentato le tariffe per questi 62 milioni di euro per gli investimenti, dall'inizio dal 2014 fino ad ora non ci sono stati investimenti ma le tariffe sono già state applicate e Acea ha fatturato oltre 100 milioni di euro! Ma di cosa stiamo discutendo?».

Gli interventi dei sindaci

Intanto dentro, nell’annunciare il suo voto favorevole al piano di investimenti il sindaco di Alatri Giuseppe Morini ha detto: «Chi è con Acea e chi è contro i cittadini? Il non decidere fa bene ad Acea. La tariffa che noi abbiamo approvato è più bassa di quella che Acea avrebbe voluto. Non decidendo come si è fatto in passato si rischia il commissariamento e la crescita della tariffa senza investimenti. Sulla presenza o meno in aula dei cittadini dico: sono felice di avere la gente in aula, ma quando rispetta il mio lavoro. E si è visto cosa hanno fatto l’altra volta…».Sugli scudi durante l'assemblea il solito fronte compatto del "no" guidato dai sindaci Salvati  e Savo. Il primo cittadino di San Giovanni Incarico, Antonio Salvati, infatti, prendendo per primo la parola, ha subito chiesto spiegazioni a Pompeo sulla mancata «partecipazione di almeno una delegazione dei cittadini, poichè è giusto che anche loro siano presenti» e quando il Presidente lo ha invitato a tornare all'ordine del giorno ha preferito tenere microfono e postazione in segno di protesta, rimanendo in piedi al posto dedicato agli interventi per tutta la durata dell'assemblea, scatenando anche le risposte piccate di Pompeo (che ha risposto «per me l'assemblea è valida così») e di altri presenti. Altro momento teso, come vi era da aspettarsi, è stato quello relativo all'intervento del sindaco di Torrice, Alessia Savo, che ha fatto riferimento all' «incompatibilià e al conflitto d'interessi da parte del Presidente Pompeo nella questione Acea» tornando sulle polemiche già sollevate a mezzo stampa. Inoltre, la Savo ha lamentato il fatto che sia stata richiesta una votazione su «un piano d'intervento che non è neanche stato illustrato ed in più è vergognoso far pagare ai cittadini questo aumento per un piano che non è affatto un piano idrico integrato. Io voterò contro». Il sindaco di Fiuggi  Fabrizio Martini ha giudicato «inaccettabile il ritardo negli investimenti» da parte del gestore, sottolineando come un intervento sulle fognature per «non rischiare il marchio delle nostre sorgenti a Fiuggi» è stato «avviato tardivamente e interrotto in maniera ingiustificata e ora quell’intervento lo trovo nel Piano degli investimenti futuro, come fosse una cosa nuova». Così ha annunciato il voto negativo. Il sindaco di Strangolagalli Giovanni Vincenzi ha affermato che è «antidemocratico non far assistere i cittadini». Di tutt’altro avviso  il sindaco di Settefrati Riccardo Frattaroli, che ha affermato dal palco: «Non condivido la presenza del pubblico, la collega di Torre Cajetani – ha aggiunto – ha subito violenza qui sotto» con riferimento al piazzale della Provincia.  Un fatto cui si è fatto riferimento più volte nell’assemblea, ma la diretta interessata, il sindaco Maria Letizia Elementi , ha ridimensionato notevolmente l’accaduto.  «Non sono stata neanche sfiorata – dice la Elementi – Non ho subito un’aggressione, ma mi hanno piuttosto “minacciata” verbalmente affermando che se non avessi votato bene la prossima settimana ci avrebbero denunciato. Tra l’altro io ho votato “no”. Magari mi hanno scambiato per altri». Il sindaco di Ceprano Marco Galli si è schierato sia contro la scelta di tenere tutti i cittadini fuori, che contro il Piano di investimenti «che dal 14 luglio non è cambiato» ha sottolineato.  Prima del voto l’ intervento del sindaco di San Giovanni Incarico Antonio Salvati che ha invitato i sindaci a votare “no” sul Piano. «Acea – ha detto - doveva realizzare investimenti per 179 milioni di euro» ricordando anche la questione degli «oneri concessori non versati ai Comuni». Al momento del voto i grandi Comuni si sono schierati per il sì, con l’eccezione di Cassino. Il Comune di Frosinone (rappresentato dal vicesindaco Trina, Ottaviani era assente) ha votato sì, così come Sora, Ferentino e Veroli.  Cassino, al momento del voto, si è invece schierata contro il Piano di investimenti. Votato poi quasi all’unanimità un emendamento del sindaco di Vico per permettere ai Comuni di rimodulare alcuni interventi previsti dal Piano in base alle priorità sopravvenute.  Alla fine, dopo la votazione, i sindaci sono stati contestati dai comitati all’uscita di Palazzo Iacobucci. Fischi, megafoni e qualche schizzo d’acqua sotto gli occhi delle Forze dell’ordine che hanno sbarrato l’ingresso per tutta l’assemblea. A segnare la distanza abissale fra le Istituzioni e la voce di chi proprio non ne può più. 

Ecco come hanno votato i sindaci

Al momento dell’appello finale i sindaci hanno votato così:  Favorevoli al Piano di investimenti – Acuto, Alatri, Anagni, Arce, Arpino, Ausonia, Campoli Appennino, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Castrocielo, Colfelice, Coreno Ausonio, Esperia, Ferentino, Fontana Liri, Fontechiari, Frosinone, Fumone, Gallinaro, Isola Liri, Monte San Giovanni Campano, Posta Fibreno, Ripi, Rocca D’Arce, Roccasecca, San Donato, Sant’Elia, Serrone, Settefrati, Sgurgola, Sora, Trivigliano, Vallemaio, Veroli, Vico, Villa Latina, Villa Santa Lucia, Viticuso. Contrari: Aquino, Broccostella, Cassino, Castelliri, Ceprano, Cervaro, Falvaterra, Fiuggi, Guarcino, Pescosolido, Piglio, Pignataro, Pofi, San Giovanni Incarico, Strangolagalli, Torre Cajetani, Torrice . Astenuto: Boville Ernica. Tutti gli altri assenti. 

Alessandro Redirossi e Federico Cirillo da L'Inchiesta oggi in edicola

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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