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Antonio Capaldi Antonio Capaldi

Cassino, le Nuove Contrade pronte alla class action contro i sindaci

CASSINO - Le Nuove Contrade sono di nuovo pronte a scendere sul “campo di battaglia” per difendere l’acqua publica. 
Le prossime mosse dell’associazione sono state decise durante l’ultima assemblea dei soci di qualche giorno fa dove si è discusso del maxiconguaglio di 75 milioni e 180 mila euro relativo alle tariffe 2006-2011 confermato dalla sentenza del TAR favorevole all’Acea ATO5 «per colpa dei sindaci inadempienti in materia tariffaria» come evidenziano dal sodalizio. 
Oltre al maxiconguaglio altro punto caldissimo è stato quello della “gestione pubblica dell’acqua ed estensione alle periferie dell’acquedotto comunale di Cassino”.
Ad evidenziare la necessità di non abbassare la guardia e rilancia la lotta è stato il presidente Antonio Capaldi che ha evidenziato come sia indispensabile la partecipazione di tutti i soci alle manifestazioni pubbliche «per dare soluzione ai problemi più importanti e vitali per il benessere delle famiglie, specie in quest’epoca di grande crisi economica, sociale ed occupazionale». 
Durante l’assemblea sono stati evidenziati i tre problemi principali su cui lavorare: “l’Acqua, sia un bene indispensabile per la vita degli uomini e della natura, la cui gestione deve tornare pubblica seguendo l’esempio di Napoli”; “l’Ambiente, come difesa del territorio e del paesaggio” e “la sanità, come servizio insostituibile per la difesa della salute di tutti i cittadini e come strumento di solidarietà per i più bisognosi”.
Il presidente ha concluso il suo intervento informando i soci dell’invito ricevuto dai Carc e M5S per  l’assemblea pubblica che si terrà domani nella Sala Restagno del Comune di Cassino per dibattere la sentenza del TAR che riconosce ad ACEA la validità del provvedimento del commissario a pagare la differenza di 75 milioni e 180 mila euro per le tariffe 2006/2011.
«Le famiglie della provincia di Frosinone - continua Capaldi -devono pagare per colpa dei Sindaci, compreso Petrarcone, altre somme prescritte, quando già pagano il triplo dei nostri concittadini di Cassino centro». 
Le responsabilità dei sindaci sono emerse anche nel corso del dibattito che si è aperto tra i soci. I tesserati hanno evidenziato il disinteresse dei primi cittadini che «non hanno fatto l’interesse dei cittadini ma quello della romana Acea, potente società multinazionale» come si legge nel resoconto inviato dall’associazione. 
«I presidenti della Provincia, - si legge ancora - con in testa il senatore Scalia e sindaci subalterni al potere romano di Acea, hanno volontariamente e irresponsabilmente non adempiuto al loro compito di approvare le “tariffe idriche dal 2006 al 2012” e di non contestare ad Acea le numerose inadempienze, come i mancati investimenti per oltre 170 milioni di euro che la società avrebbe dovuto fare dal 2003 al 2012, come previsto dalla Convenzione ACEA-ATO5».
Per colpa dei sindaci, i cittadini serviti da Acea pagano bollette pari al triplo delle famiglie del centro di Cassino; al doppio dei cittadini di Roma e quattro volte le bollette dei napoletani ai quali regaliamo l’acqua di Cassino.
«Rapporti rimasti inalterati per il 2015 per responsabilità dei Sindaci che in cambio della promessa di 62 milioni di investimenti hanno approvato a luglio 2014 l’adeguamento delle tariffe 2015 alla misura più alta» si legge ancora nella nota. 
Alla fine dell’assemblea i soci «turbati da queste informazioni poco rassicuranti sia sul piano economico che sulla qualità del servizio idrico di ACEA, anche alla luce del caldo torrido» hanno deciso di partecipare massicciamente all’assemblea del 10 luglio nella Sala Restagno di Cassino oltre che a proporre alle altre associazioni e movimenti la “disobbedienza civile” con la previsione di non pagare le differenze tariffarie 2003/2011. La sospensione del pagamento delle bollette 2015 in attesa dell’adeguamento delle tariffe di ATO5 (Provincia di  Frosinone) a quelle di ATO2 (Roma e provincia). L’attivazione della “class action” nei confronti dei sindaci dei comuni della provincia di Frosinone che hanno procurato gravi danni economici e della qualità dei servizi idrici del gestore ACEA ed infine “l’organizzazione di manifestazioni pubbliche, simili a quella di gennaio scorso, mensilmente nelle principali città della provincia di Frosinone a sostegno della gestione pubblica dell’acqua, nella convinzione che è possibile battere la potente romana ACEA solo con la numerosa partecipazione personale dei cittadini guidati dall’unico interesse: quello del “bene comune” sugli “interessi di pochi”; quello sociale del patrimonio idrico sul profitto»

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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