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Dal Camp Italia in Kosovo, l'intervista ai militari ciociari

FRUSINATE - Fino a un mese fa non si conoscevano neanche: i quattro militari frusinati in missione in Kosovo si sono incontrati nel Camp “Villaggio Italia” di BeloPolje dove stanno operando in questi giorni per la ripresa socio-economica dell’area garantendone la sicurezza. Si tratta del maggiore Giuseppe Celletti originario di Ceprano, del 1° maresciallo Antonio Addabbo di Cervaro, del sergente Sandro Iannarelli di Villa Santa Lucia e del 1° caporal maggiore Gaetano Raponi di Monte San Giovanni Campano. All’interno del villaggio non manca l’occasione, quando i nostri concittadini si incontrano, di riscoprire il senso di appartenenza alla propria terra di origine e parlare della Ciociaria. Le festività le stanno trascorrendo lontano dalle loro famiglie, così come tanti altri colleghi in missione per il mondo, con le quali comunicano anche attraverso i social network che spesso “accorciano le distanze”. A rendere ancora più natalizia l’atmosfera ci ha pensato la neve, caduta abbondante nei giorni scorsi. Ma i nostri militari non temono di certo le gelide temperature. Le giornate trascorrono velocemente tra lavoro ed hobby. Non c’è spazio né tempo per la malinconia per i “veterani”. Nella base non manca davvero nulla: dalla chiesa alla palestra al barbiere. Si comunica in inglese.

«E’ un’opportunità professionale di assoluto rilievo - ha spiegato il maggiore Celletti (Capo Cellula Pubblica Informazione e che di missioni alle spalle ne ha ben nove tra Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano ed Afghanistan) -. Si cresce anche sotto il profilo umano, ci si arricchisce, ci si confronta con i colleghi di altri eserciti». Prima ancora dell’intervista, l’ufficiale rimarca: «Siamo fieri ed orgogliosi di rappresentare il nostro Paese in uno scenario internazionale e di essere utile alla popolazione locale».

Una missione di pace la KFor (Kosovo Force) di cui il nostro Paese dal 6 settembre 2013 ne ha assunto il comando. Qual è il vostro compito lì a BeloPolje?

«Contribuire al mantenimento di un ambiente stabile e sicuro e garantire la libertà di movimento in tutta l'area. Oltre a garantire la sicurezza alla popolazione locale, senza distinzione di etnia o credo religioso. Il contingente nazionale svolge diverse attività di cooperazione civile e militare a favore della popolazione e finalizzate al rilancio dell’economia e del progresso». Da quanto tempo vi trovate lì e quando rientrerete? «Abbiamo assunto il comando lo scorso 11 dicembre. I turni in teatro operativo sono in genere di 6 mesi, durante i quali abbiamo anche la possibilità di usufruire di un periodo di licenza, compatibilmente con le esigenze operative».

Come state trascorrendo le festività natalizie?

«Abbiamo cercato di ricreare il clima di festa anche all'interno della base, realizzando i simboli tipici della festività, quali presepi ed alberi di Natale. Abbiamo celebrato il Santo Natale consumando tutti insieme il cenone e partecipando alla Santa Messa celebrata dall'ordinario militare monsignor Santo Marcianò. La funzione religiosa è stata inoltre preceduta dal rito di apertura della Porta Santa della Chiesa di Camp “Villaggio Italia”, come gesto simbolico che si inserisce nell'anno giubilare straordinario. E’ stato un modo diverso di trascorrere le festività natalizie, un'esperienza unica. Un pensiero particolare lo abbiamo rivolto alle nostre famiglie che condividono quotidianamente le ansie e le preoccupazioni per la nostra lontananza».

Qual è l’augurio per il 2016?

«Operando in un Paese in cui la situazione economica e sociale è ancora in via di sviluppo, esprimiamo il nostro augurio proprio a coloro che vivono una condizione di disagio, affinché il nuovo anno possa migliorare la loro qualità della vita. Speriamo di poter vivere un 2016 in pace e serenità e che ognuno possa ottenere il meglio che desidera».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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