L'Inchiesta Quotidiano OnLine
Allarme pm10 e divieti a Frosinone, ma ok all'impianto a biomasse: associazioni sulle barricate Allarme pm10 e divieti a Frosinone, ma ok all'impianto a biomasse: associazioni sulle barricate

Allarme pm10 e divieti a Frosinone, ma ok all'impianto a biomasse: associazioni sulle barricate

FROSINONE - Con l’emergenza pm10 in città (8 su 11 i giorni fuorilegge nel 2016), i divieti per i cittadini che si spostano in auto, la stretta sull’accensione dei camini, il Comune autorizza un impianto che produrrà energia attraverso la combustione di biomasse, fra cui potature, ramaglie e residui  della manutenzione del verde pubblico e privato. La notizia era già circolata a mezzo stampa ma ora l’atto, nero su bianco, è disponsibile (da ieri) sull’albo pretorio online del Comune di Frosinone. Con atto del 18 dicembre 2015, il settore sviluppo economico e promozione della città del Comune di Frosinone ha autorizzato la costruzione dell’impianto di cogenerazione alimentato a biomassa, di potenza elettrica da 999 Kw. Come si evince dall’autorizzazione, il 7 maggio scorso la società Bionergia Srl ha presentato al Comune la domanda per realizzare un opificio industriale per la produzione di energia elettrica da biomasse a Frosinone, in via Mola D’Atri. Il procedimento di autorizzazione è passato per un nullaosta del Consorzio Asi e attraverso i pareri della Asl, del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco e dell’Arpa. Il 25 novembre scorso si è tenuta la Conferenza dei servizi decisiva, in cui si è preso atto anche del parere favorevole dell’amministrazione provinciale. È stato dunque espresso parere favorevole all’autorizzazione della realizzazione dell’impianto ma con delle prescrizioni. 
Le emissioni, le polveri e le prescrizioni
Sono stati fissati dei limiti alle emissioni dell’impianto. E secondo quanto si legge nell’autorizzazione del Comune (e qui entrano in gioco anche le polveri), in considerazione di quanto previsto dal Piano di risanamento della qualità dell’aria della Regione Lazio dovrà essere raggiunto «il bilancio emissivo nullo» entro il quinto anno dal rilascio dell’autorizzazione. Ciò significa, come si legge dagli atti, che all’obiettivo della riduzione del 100% delle  emissioni di inquinanti come monossido di carbonio, ossido di azoto, polveri, anidride solforosa, si arriverà gradualmente. Insomma l’emissione di «tutti gli inquinanti (CO,NOx, Polveri e SO2)» ci sarà, ma verrà ridotta gradualmente fino al “bilancio emissivo nullo” al quinto anno in queste percentuali: entro il secondo anno dall’autorizzazione riduzione delle emissioni per il 20%; entro il terzo anno del 55%; entro il quarto dell’80%, fino al 100% nel quinto anno. Fra le prescrizioni quella di eseguire in autocontrollo delle misure periodiche con cadenza semestrale relativamente alle emissioni di pm10, con i risultati che dovranno essere trasmessi agli enti competenti. Alla società è stato poi prescritto di adottare le migliori tecniche disponibili per la mitigazione degli odori : è previsto dunque un “monitoraggio odorigeno” prima della messa in esercizio dell’impianto e sei mesi dopo l’inizio dell’attività, che dovrà essere trasmesso agli enti competenti. Nonostante nell’autorizzazione si faccia riferimento alla normativa europea che promuove la produzione di energia elettrica a partire da fonti energetiche rinnovabili, la circostanza di ospitare a Frosinone un impianto che produrrà energia a partire dalla combustione di “prodotti derivanti da lavorazione dei prodotti forestale”, “prodotti derivanti dalla gestione del bosco”, “potature, ramaglie e residui della manutenzione del verde pubblico e privato”, “ sottoprodotti dalla lavorazione del legno per la produzione di mobili e relativi componenti” ha già scatenato qualche critica. Anche sui social network, nei gruppi di associazioni come “Vivi Frosinone”, ad esempio, in cui si è sollevata la questione e se n’è discusso. 
Legambiente: «Non siamo contro le biomasse, ma no all’impianto qui»
Ora dal mondo associativo c’è chi dice no. Il referente provinciale di Legambiente e consigliere comunale Francesco Raffa, a proposito dell’autorizzazione ha affermato: «È una cosa scandalosa. Non è pensabile che il Comune possa non opporsi in tutte le sedi e con tutte le modalità possibili a un impianto che per quanto possa essere moderno e coerente con le normative europee e apprezzabile dal punto di vista delle intenzioni è assolutamente inconciliabile con la situazione in cui versa la Valle del Sacco. È un’operazione che grida vendetta in quanto agisce in direzione opposta rispetto a tutti i provvedimenti che si stanno prendendo in questo momento sul pm10 e che chiedono giustamente sacrifici a migliaia di persone».  Il riferimento di Raffa è tra l’altro all’ordinanza del sindaco n.611/2015 del 31 dicembre scorso in cui   si stabilisce che «dal 1 gennaio 2016 e fino a successiva revoca per cessata emergenza, per le abitazioni e le attività̀ produttive provviste di rete del gas metano e di bomboloni GPL, il divieto di utilizzo di camini aperti e chiusi, stufe a legna, pellet e a biomassa in generale su tutto il territorio comunale». Un provvedimento valido «sia per le utenze domestiche che per le attività̀ economiche e produttive ( per quest’ultime il provvedimento è valido solo per il riscaldamento degli ambienti)» si precisa nell’ordinanza. «Un pezzo dell’ordinanza del Comune di Frosinone indirettamente lo ricorda: un produttore di pm10 è proprio la combustione  di biomassa - sottolinea Raffa - Altrimenti il Comune non avrebbe previsto questo nella sua ordinanza. Consentire che vengano bruciate biomasse in quantitativi importanti dopo aver vietato, giustamente, a un agricoltore di bruciare gli sfalci prodotti nella propria vigna è incoerente. Voglio ricordare che la Regione Lazio, in alcuni provvedimenti in cui ha bocciato la realizzazione di alcuni impianti anche di natura diversa, ha fatto riferimento al contesto in cui si sarebbero andati a inserire. Nessuno vuole mortificare certe tecnologie, ma bisogna fare attenzione al contesto in cui ci troviamo.  Legambiente non è contro le biomasse, ma è contro l’impianto qui, nella Valle del Sacco, in questa situazione e in questo contesto ambientale». 
Associazioni all’attacco
«Siamo amareggiati - dice Luciano Bracaglia, di Frosinone Bella e Brutta - perchè le associazioni non sono state nemmeno coinvolte su questi temi.  Chiediamo al sindaco di sospendere subito l'autorizzazione vista la situazione di emergenza ambientale a Frosinone e nella Valle del Sacco».
Francesco Notarcola dell’Osservatorio Peppino Impastato rimarca: «È semplicemente ridicolo vietare l’accensione dei camini e poi autorizzare questo impianto». Diverse associazioni e comitati civici, insieme ai “Medici di famiglia per l’ambiente”, intanto, hanno già dato appuntamento ai cittadini per sabato 16 gennaio alle 15 all’amministrazione provinciale per parlare dei rischi e delle conseguenze dell’emergenza polveri sottili sulla salute umana. I medici hanno dato anche il via a un monitoraggio sulle patologie respiratorie a Frosinone. In occasione della manifestazione si parlerà di inquinamento e tematiche ambientali con professionisti e volontari. «A causa del modo di gestire il territorio di Frosinone e provincia siamo arrivati all’attuale disastro ambientale - dice Notarcola - Nella manifestazione di sabato si parlerà di questo e delle conseguenze di questo stato di cose. E anche di come difendersi». 

Da L'Inchiesta oggi in edicola
 

Alessandro Redirossi

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604