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Frosinone, l'ok condizionato all'impianto a biomasse: perplessità dell'Arpa e posizione del Comune Frosinone, l'ok condizionato all'impianto a biomasse: perplessità dell'Arpa e posizione del Comune

Frosinone, l'ok condizionato all'impianto a biomasse: perplessità dell'Arpa e posizione del Comune

FROSINONE - «Come fanno i dirigenti del Comune, visti i pareri favorevoli, a non autorizzare questo impianto? Dovrebbe essere la Regione a darci nuovi strumenti per intervenire, modificando l’attuale Piano di risanamento della qualità dell’aria ormai attempato». A dirlo è il vicesindaco con delega all’Ambiente Francesco Trina, che interviene sulla polemica (leggi qui) relativa all’autorizzazione rilasciata dal Comune alla società Bioenergia Srl per un impianto a biomassa in città proprio mentre Frosinone è il capoluogo più inquinato in Italia, con l’allarme polveri sottili e i divieti imposti proprio dall’amministrazione comunale al traffico veicolare e all’accensione dei camini. Insomma divieto di accendere i camini per i cittadini al fine di limitare l’impatto ambientale e il boom delle polveri sottili e poi via libera a un impianto che, bruciando residui della lavorazione del legno e della manutenzione del verde, emetterà anche polveri. Una circostanza che ha generato le proteste della associazioni, che chiedono un passo indietro del Comune, in considerazione del contesto di Frosinone e della Valle del Sacco dove le polveri sottili sono già alle stelle e fuorilegge. Come si legge dagli atti, infatti,  all’obiettivo della riduzione del 100% delle  emissioni di inquinanti come monossido di carbonio, ossido di azoto, polveri, anidride solforosa da parte dell’impianto si arriverà gradualmente. Insomma l’emissione di «tutti gli inquinanti (CO,NOx, Polveri e SO2)» ci sarà, ma verrà ridotta gradualmente fino al “bilancio emissivo nullo” al quinto anno in queste percentuali: entro il secondo anno dall’autorizzazione riduzione delle emissioni per il 20%; entro il terzo anno del 55%; entro il quarto dell’80%, fino al 100% nel quinto anno. Nell’autorizzazione si fa riferimento a pareri dell’Arpa, dell’Asi, del Comando dei Vigili del Fuoco e dell’Amministrazione provinciale. Ma il vicesindaco mostra ora i documenti allegati all’autorizzazione comparsa martedì sull’Albo online del Comune sottolineando come, con l’impianto in questione, la società deve realizzare contestualmente un impianto di teleriscaldamento, che ridurrebbe le emissioni in edifici, strutture e aziende che si trovano nella zona dell’opificio industriale alimentato a biomasse che dovrebbe sorgere in via Mola d’Atri. «Questo impianto produrrà energia elettrica (999kw) e termica. Verranno prodotti circa 4,6 Mw di calore che andranno a spegnere altri impianti a combustione, camini e fonti di emissione in zona. Distribuendo il calore alle realtà vicine, tale impianto a biomasse, pur producendo delle emissioni, andrà quindi a eliminare l’impatto di altri impianti domestici e industriali». In questo senso il vicesindaco invita a porre l’attenzione sull’allegato 7b all’autorizzazione comunale, non pubblicato però sull’albo online del Comune. Si tratta della verifica di conformità dell’impianto che si vuole realizzare al Piano di risanamento della qualità dell’aria regionale. Fra i documenti esaminati dall’Arpa figurano le mappe di isoconcentrazione degli inquinanti (CO,NOx, Polveri e SO2). Nelle considerazioni conclusive dell’agenzia regionale si sottolinea che ai fini dell’autorizzazione comunale dell’impianto a biomasse va necessariamente realizzato l’impianto di teleriscaldamento. «Si ritiene – si legge nell’atto dell’Arpa del 26 giugno scorso – che l’impianto di teleriscaldamento che viene descritto nelle relazioni non debba essere solo una possibilità, come ivi riportato, ma debba necessariamente essere realizzato affinché l’impianto a biomasse possa essere autorizzato. In tale scenario si dovrà verificare che grazie al teleriscaldamento, risultando eliminato il contributo di caldaie domestiche e industriali, sia realizzato un bilancio emissivo almeno nullo tra stato di progetto e stato attuale». E Trina ha voluto puntualizzare:  «Con l’impianto di teleriscaldamento l’energia termica prodotta dovrà essere fornita a vari edifici, verranno chiusi diversi “camini” e si andranno ad abbattere altre emissioni nella zona. Senza l’impianto di teleriscaldamento l’autorizzazione all’impianto a biomassa viene meno. Come emerge anche dal verbale della conferenza dei servizi del 25 novembre, che è parte integrante dell’autorizzazione comunale». In quel verbale emerge che il dirigente del settore Ambiente del Comune vincola il proprio parere favorevole al rispetto dei pareri di Asl, Comando dei Vigili del Fuoco e Arpa sottolineando che «il mancato rispetto di anche una sola delle prescrizioni» comporterà «la decadenza e la revoca dell’autorizzazione». Comunque il vicesindaco Trina rispetto alle proteste in città ha sottolineato: «Con tutti i pareri favorevoli come possiamo non concedere l’autorizzazione? Non abbiamo gli strumenti. Dovrebbe essere la Regione a modificare il Piano di risanamento della qualità dell’aria sulla linea ad esempio di quanto si fa in Lombardia. Si dovrebbero vietare camini e impianti a biomasse sotto i 300 metri sul livello del mare. Abbiamo fatto una richiesta in questo senso. Sia la Regione a vietare la possibilità, visto il nostro contesto, di effettuare interventi di questo genere». 

Il parere dell'Arpa: "Frosinone non è nella condizione di tollerare nuove pressioni ambientali". Autorizzazione legata all'impianto di teleriscaldamento


«Per quanto nella relazione si concluda che l’impianto di cogenerazione alimentato a biomassa legnosa non concorrerà ad incrementare in maniera significativa i livelli di concentrazione degli inquinanti nel territorio, il Comune di Frosinone, in cui si prevede di ubicare l’impianto, è ricompreso, in base alla zonizzazione regionale, in zona A (di risanamento), quindi non solo non è nella condizione di tollerare nuove pressioni ambientali ma addirittura dovrebbe diminuire quelle già presenti». A dirlo, nero su bianco è l’Arpa, in uno dei pareri allegati all’autorizzazione del Comune dell’impianto a biomasse di via Mola d’Atri. In sostanza emergono quelle stesse considerazioni che le associazioni che protestano hanno già messo sul tavolo, schierandosi contro l’autorizzare dell’impianto in una città alle prese con l’allarme ambientale sulle polveri sottili.  Nello stesso documento l’Arpa aggiunge che l’avvio dell’impianto in questione «implicherebbe l’introduzione di un nuovo punto di emissione e, per quanto dai calcoli risulti che il contributo dell’impianto da autorizzare sia di per sé limitato, esso si va a inserire  in una zona già critica nella quale è doveroso un risanamento». L’agenzia regionale invita anche a considerare l’ “impatto cumulativo”, sottolineando che «una valutazione meramente basata sul contributo di un singolo impianto rispetto a valori di fondo o rispetto ai limiti imposti dal DLgs 155/10 porterebbe ad autorizzare tutti gli impianti, ciascuno di scarso impatto, ma il cui contributo totale diventerebbe consistente (si osserva che visti gli incentivi statali numerosi sono gli impianti a biomassa che chiedono di poter essere inseriti nel territorio)». Nonostante le evidenti perplessità rispetto a nuovi punti di emissione in un territorio già martoriato a livello ambientale, l’Arpa però vincola l’autorizzazione dell’impianto a biomasse alla contestuale realizzazione dell’impianto di teleriscaldamento in modo che «risultando eliminato il contributo di caldaie domestiche o industriali» nella zona «sia realizzato un bilancio emissivo almeno nullo tra stato di progetto e stato attuale». 

Il dibattito in Consiglio comunale e il nodo dello spegnimento di altre fonti di emissione in zona 

Della polemica sull’impianto a biomasse autorizzato dal Comune si è parlato anche nel question time del Consiglio comunale di ieri. A fare riferimento alla questione è stato il capogruppo del Psi Massimo Calicchia e a chiedere risposte al vicesindaco con delega all’Ambiente Francesco Trina è stato anche Angelo Pizzutelli del Pd. «Non è colpa del sindaco - ha esordito Calicchia - Dopo il nullaosta dalla conferenza dei servizi chiunque avrebbe dato l’assenso. Ma colpisce la scarsa sensibilità di diversi organi a un tema così importante: non possiamo permetterci un impianto a biomassa sul nostro territorio.  Inoltre chiedo - ha detto Calicchia rispetto alla prescrizione per cui va realizzato l’impianto a teleriscaldamento per bilanciare le emissioni - è stato fatto uno studio dettagliato per capire quanti stabilimenti aderiranno?». Dopo un inciso del sindaco Ottaviani, che ha sottolineato che quella comunale  « è una sorta di autorizzazione condizionata» con riferimento alle prescrizioni in essa contenute, è intervenuto il vicesindaco Trina: «Con i 4,6 Mw termici prodotti dall’impianto si dovrebbero spegnere 39 “camini”. Dalla proposta emerge che ci sarebbero 19 impianti a gasolio solo all’Aeroporto Moscardini. È stata presentata una lista delle utenze ma non è vincolante. Comunque la società in questione dovrà per forza realizzare l’impianto di teleriscaldamento con i contratti con gli utenti alla mano, altrimenti non ci sarà l’autorizzazione e non verrà attivato l’impianto a biomasse».
 

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(foto: Centrale a biomassa di piccola taglia (1000 kW) nel paesino diSpillern, in Bassa Austria, fonte wikipedia)

Alessandro Redirossi

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