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Impianto a biomasse a Frosinone, la Bioenergia:«L’impianto inquina meno di un camino» Impianto a biomasse a Frosinone, la Bioenergia:«L’impianto inquina meno di un camino»

Impianto a biomasse a Frosinone, la Bioenergia:«L’impianto inquina meno di un camino»

FROSINONE - «La costruzione del nostro impianto non costituisce un pericolo per l’ambiente bensì una misura strutturale di contrasto all’inquinamento e può̀ contribuire concretamente a migliorare la qualità̀ dell’aria. La rete di teleriscaldamento, la cui realizzazione è̀ per noi obbligatoria come da autorizzazione, potrebbe andare a sostituire le caldaie presenti in molti insediamenti industriali e strutture pubbliche che si trovano nel raggio di pochi chilometri dal nostro impianto». Così Filippo Quattrociocchi,amministratore della Bioenergia S.r.l, interviene sulla questione della realizzazione di un impianto a biomasse a Frosinone in via Mola d’Atri (zona Aeoporto, vicino il deposito Cotral) della potenza di 999 Kw elettrici e 4,6 MW di calore. Ieri in conferenza stampa, alla presenza dei responsabili della società, dei progettisti e dei tecnici, si è cercato di dimostrare che l’impianto a biomasse porterebbe dei vantaggi al territorio. Dall’altra parte della barricata le associazioni, che si oppongono all’impianto in quanto sostengono che andrebbe ad aggravare una situazione già compromessa, che vede Frosinone prima in Italia per il numero di sforamenti rispetto al limite di legge di polveri sottili. Sull’onda delle proteste il Comune ha sospeso con ordinanza del sindaco l’autorizzazione all’impianto, datata dicembre. Ma il Tar, in attesa della decisione di merito, ha a sua volta sospeso l’ordinanza del sindaco lo scorso 25 febbraio dopo l’impugnativa della società.  Filippo Quattrociocchi ha ribadito a più riprese di lavorare da 10 anni su un progetto del genere a Frosinone: «Questo progetto riduce l’inquinamento a Frosinone e crea posti di lavoro. Si creeranno 20 posti di lavoro per la centrale mentre per la rete e l’indotto le opportunità occupazionali sono ancora allo studio». Giuseppe Arduini, architetto progettista della parte edile ed urbanistica  ha sottolineato che per la ricaduta occupazionale vanno inseriti «i 5 milioni di euro in manodopera necessari per realizzare questo impianto in 3 anni di lavoro».  «Crediamo fortemente in questo progetto - spiega la figlia di Filippo Quattrociocchi Valentina Quattrociocchi, socio della Bioenergia -  il teleriscaldamento è un’opportunità per Frosinone per ridurre l’inquinamento. Sappiamo però che senza il consenso della popolazione e delle amministrazioni pubbliche diventa impossibile realizzare questo impianto».
Il  nodo delle emissioni 
Il nodo principale su cui si è concentrata la levata di scudi delle associazioni è quello delle emissioni che si andrebbero a inserire in un contesto (quello dell’emergenza polveri sottili) già molto critico.  Con l’attività di combustione di biomasse da parte dell’impianto ci sarà infatti una emissione di inquinanti (CO,NOx, Polveri e SO2), anche se verrà ridotta gradualmente fino al “bilancio emissivo nullo” al quinto anno in queste percentuali: entro il secondo anno dall’autorizzazione riduzione delle emissioni per il 20%; entro il terzo anno del 55%; entro il quarto dell’80%, fino al 100% nel quinto anno. In un parere dell’Arpa allegato all’autorizzazione del Comune all’impianto di dicembre si sottolinea che “Frosinone non è nella condizione di tollerare nuove pressioni ambientali” e che l’avvio dell’impianto in questione “implicherebbe l’introduzione di un nuovo punto di emissione e, per quanto dai calcoli risulti che il contributo dell’impianto da autorizzare sia di per sé limitato, esso si va a inserire  in una zona già critica nella quale è doveroso un risanamento”. Durante la conferenza stampa si è innanzitutto chiarito «non ci sarà un via vai di centinaia di camion» per il trasporto del legname per l’impianto ma circoleranno «due camion al giorno per sopperire al fabbisogno giornaliero della centrale». L’ingegnere ambientale Cristian Venditti, che sta seguendo il progetto della società, si è concentrato sull’aspetto delle emissioni. «Sapete quanto inquina un caminetto domestico acceso per  un’ora? Sette chilogrammi di legno di quercia bruciati in un’ora emettono in atmosfera 86 grammi all’ora di polveri sulla base dei dati ufficiali riportato dall’Aeig e dalla Commissione europea. Sulla base delle autorizzazioni Bioenergia potrebbe emettere al massimo 177  grammi all’ora di polveri in atmosfera. Questi sono i dati massimi, ma non si lavorerà mai su quei valori: se si superano ci sono le conseguenze penali e amministrative. In impianti gemelli rispetto a quello della Bioenergia le emissioni sono di 71 grammi di polveri all’ora. Quindi un caminetto emette 86 g/h, una centrale da 999Kw 71 g/h: insomma l’impianto inquina meno di un caminetto. Le combustioni infatti nel caminetto domestico sono incontrollate. La centrale di Bioenergia è dotata invece di un sistema di abbattimento. Il multiciclone abbatte le polveri grossolane (quelle con meno effetti sulla salute), il filtro elettrostatico a valle abbatte il 98,9% di polveri. I dati sono monitorati dall’Arpa: la legge  dice di monitorare i dati in maniera discontinua e periodica. La Bioenergia ha introdotto il sistema di monitoraggio continuo: in ogni  istante le quantità di emissioni saranno rese disponibili a tutti sul sito della Bioenergia». Rispondendo alle domande l’ingegner Venditti ha sostenuto che la richiesta dell’Arpa è quella di monitorare le emissioni di pm10 e non da pm2,5 (polveri più sottili e potenzialmente più insidiose per la salute dell’uomo) però. «Noi non avremmo problemi a monitorare anche le pm2,5. Ma non ci viene richiesto. Comunque impianti analoghi su un grammo di polveri producono  0,7 di  pm10 e 0,3 di pm 2,5».  
Il necessario impianto di  teleriscaldamento e il parere Arpa
Venditti ha sostenuto che l’effetto positivo sull’atmosfera derivante dallo spegnimento delle altre fonti di emissione in zona (caldaie e camini che sarebbero sostituiti dall’impianto di teleriscaldamento che distribuirebbe calore dalla centrale a biomasse) sarebbe maggiore rispetto all’impatto negativo sull’atmosfera delle emissioni dell’impianto. Nel rilasciare un parere favorevole alla realizzazione dell’impianto l’Arpa sottolinea come  “l’impianto di teleriscaldamento che viene descritto nelle relazioni non debba essere solo una possibilità, come ivi riportato (nelle relazioni tecniche, ndr), ma debba necessariamente essere realizzato affinché l’impianto a biomasse possa essere autorizzato”. Ma l’impianto di teleriscaldamento in questione è una possibilità o una realtà? «Quel parere dell’Arpa - ha detto Venditti - è circoscritto allo studio di dispersione. Sostanzialmente quel parere faceva riferimento alla produzione di energia elettrica e ai fumi che vengono emessi al camino della centrale. L’Arpa riconosce che le emissioni in atmosfera sono poco siginificative (l’impianto incide sulla centralina di Frosinone Scalo per lo 0,5% al massimo) ma prescrive che in ogni caso la rete di teleriscaldamento deve essere realizzata. Quindi successivamente, nel corso dell’iter è stata prospettata la volontà della Bioenergia di realizzare anche la rete di teleriscaldamento.L’impianto,  che era una possibilità, è ora necessariamente una realtà. C’è un cronoprogramma autorizzato dall’Arpa, con le percentuali di abbattimento molto restrittive che se non ottemperate portano alla revoca dell’autorizzazione». 
Ma le utenze?
I dubbi in questi mesi erano sorti anche rispetto al fatto che sul tavolo non ci sono ancora accordi della Bioenergia con eventuali utenti per attivare il teleriscaldamento e chiudere altre fonti di emissione nella zona. Per l’ingegner Venditti il fatto che ora non ci sia certezza rispetto alle utenze che si allaccerebbero all’impianto di teleriscaldamento è «un falso problema  perchè l’autorizzazione obbliga la società alla realizzazione del teleriscaldamento con un cronoprogramma vincolante. La pianificazione della rete di teleriscaldamento richiede certezze che prima dell’autorizzazione la Bioenergia non aveva. La contrattualizzazione delle utenze può esserci solo dopo l’autorizzazione» . Dai calcoli proposti durante la conferenza stampa si è stiamato che l’impianto di teleriscaldamento potrebbe coprire anche 540 utenze (famiglie) con caldaie da 24kW. Ma si potrebbe guardare anche a utenze medie o grandi. Eliodoro Caruso (del team di Bioenergia) ha sottolineato come ci siano stati contatti anche con l’Aeroporto Moscardini, dove ci sono «29 impianti diesel in funzione». Le fonti di emissione da chiudere con l’apporto del teleriscaldamento che arriva dall’impianto in questione sarebbero tutte nel raggio di 2 chilometri (per evitare dispersioni di calore) e la rete dei tubi dovrebbe essere lunga, secondo quanto sostenuto da Caruso, 8 chilometri. 
Quattrociocchi ha anche sostenuto che il rischio che si realizzi l’impianto a biomasse senza che si provveda a creare la rete di teleriscaldamento non esiste in quanto «senza il teleriscaldamento la centrale non sta in piedi nemmeno economicamente. Quindi si andrà avanti contestualmente». 
L’investimento da 10 milioni, i finanziamenti agevolati dalla Regione, gli incentivi statali  (e il rischio di perderli, rinunciando all'impianto)
A proposito del piano economico è emerso che si è di fronte a un investimento totale di 10 milioni di euro. Caruso ha parlato di 5,8 milioni per l’impianto, oltre 3 milioni per la rete di teleriscaldamento e circa 1 milione per le altre spese sostenute (fra cui quella per i terreni dove sorgerebbe l’impianto). Caruso rispondendo alle domande ha chiarito che «il massimo che può riconoscerci la Regione Lazio nell’ambito del Por Fesr sono 5 milioni di finanziamento  a tasso agevolato» e che ci sono poi gli incentivi statali per la produzione di energia da fonte rinnovabile. «Per questi incentivi speriamo di riuscire a iscriverci al registro per la produzione di energia elettrica» ha detto Caruso. La preoccupazione della società è quella di perdere il treno di queste risorse visto che l’iter si è complicato dopo l’opposizione dei cittadini e la presa di posizione successiva del Comune. Quattrociocchi ha infatti detto che se il Comune agisse in autotuela, come si è ipotizzato in queste settimane, per eventualmente annullare l’autorizzazione rivedendo tutto l’iter «noi non potremmo fare più niente perchè non possiamo più iscriverci al registro per la produzione di energia elettrica». Insomma è stato sottolineato che salterebbe il piano economico dell’operazione. 
L’appello alle Istituzioni e ai cittadini
Anche  per questo la Bionergia dice di sperare  che dopo «la recente decisione del Tar del Lazio‐ Sezione di Latina dello scorso 25 febbraio, accogliendo la richiesta di sospensione dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Frosinone con la quale si erano sospesi per mesi 6 gli effetti dell’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto» ora si  «apra un tavolo di confronto fra cittadini, imprese ed Istituzioni teso all’approfondimento dell’intero progetto e del fine che lo ha ispirato, nel quale possa essere realizzato il bene della collettività». È emerso intanto che per la conferenza tecnica aperta anche alle associazioni con gli enti che hanno espresso i pareri la società Bioenergia non è stata per ora convocata dal Comune. 
 

Alessandro Redirossi DA L'INCHIESTA OGGI IN EDICOLA

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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