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Domani a Frosinone fiaccolata e falò delle bollette Acea. "Il divieto della Questura non ci fermerà" Domani a Frosinone fiaccolata e falò delle bollette Acea. "Il divieto della Questura non ci fermerà"

Domani a Frosinone fiaccolata e falò delle bollette Acea. "Il divieto della Questura non ci fermerà"

FROSINONE - «Quella stessa ricetta che abbiamo vissuto sulla nostra pelle in questi 13 anni di gestione Acea è il modello che la riforma Madia del Governo Renzi vuole riservare a tutti i servizi pubblici locali, dai rifiuti ai trasporti, che saranno ceduti ai privati negli stessi termini con cui sul nostro territorio l'acqua é stata data ad Acea. Così si calpestano  il voto di oltre 26 milioni di italiani al referendum del 2011, le 400mila firme presentate nel 2007 per una legge sull’acqua pubblica e la legge regionale n.5 del 2014. Chiamiamo a raccolta tutti coloro che non ci stanno e sotto la Prefettura alimenteremo un grande falò̀ con le bollette di Acea». L’accorato appello alla cittadinanza lanciato ieri mattina da Severo Lutrario, del Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone, in vista della fiaccolata di domani nel capoluogo alle 19. Comitati, associazioni e cittadini si mobiliteranno per lanciare dunque l’ennesimo messaggio di forte malcontento per la gestione del servizio idrico provinciale ma anche nei confronti della strada intrapresa dal Governo per la privatizzazione dei servizi pubblici locali. 
«Col decreto Madia da cittadini a “servi”»
«Con il decreto Madia cesseremo di essere cittadini portatori di diritti per essere ridotti a servi nelle mani dei signori cui pagare la decima per poter accedere all'acqua e a qualunque servizio.Dobbiamo preoccuparci di un Parlamento che stravolge la legge di iniziativa popolare con cui, nel 2007, 406.000 cittadini stabilivano la gestione pubblica dell'acqua.Dobbiamo preoccuparci di un governo che spudoratamente cancella in un colpo solo la volontà di 26.400.000 cittadini che nel 2011 hanno espresso la loro volontà sovrana con i referendum. Dobbiamo preoccuparci di una giunta regionale Zingaretti che si genuflette agli interessi di ACEA S.p.A. ed ai voleri del governo nazionale, tradendo la propria legge regionale n. 5/2014, approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale» dicono dal Comitato provinciale acqua pubblica.  «Con questa riforma del Governo Renzi tutti i servizi pubblici locali non potranno più avere una gestione pubblica, dal gas ai trasporti: saranno ceduti ai privati - ribadisce Lutrario -   Il referendum del 2011 impediva la cessione dei servizi pubblici ai privati e con il secondo quesito stabiliva che sull’acqua non ci potesse essere la remunerazione del capitale. Nel Testo unico dei servizi pubblici locali contenuto nel decreto Madia del Governo in ben tre punti si parla espressamente di remunerazione del capitale investito. Abrogata appunto dal referendum». 
L’attacco alla Giunta Zingaretti
Lutrario ricorda come la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo Renzi stia calpestando anche la legge di iniziativa popolare del 2007. «La maggioranza parlamentare ha stravolto un testo che mirava alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Se questi sono i diktat del Governo, a livello regionale  si assiste all’azione della Giunta Zingaretti che si appresta a tradire la legge popolare numero 5/2014 per la gestione pubblica delle acque votata all’unanimità dal Consiglio regionale. Se ne rallenta l’attuazione e l’incontro con l’assessore regionale Refrigeri non è confortante: sul profilo della governance del servizio pubblico non abbiamo avuto risposte precise e quelle che abbiamo avuto ci preoccupano sotto il profilo del controllo democratico della gestione del servizio idrico».
Gestione Acea in provincia: «Da Pompeo un passo indietro. E ci vuole la volontà politica per perfezionare la messa in mora »
Il concetto che il Comitato acqua pubblica ha sottolineato a più riprese è  quello di un’opposizione a oltranza a un sistema che  in provincia di Frosinone gli utenti conoscono bene e contestano a gran voce da anni. Il riferimento è alla gestione Acea Ato 5 e ai problemi del servizio idrico, fra bollette esorbitanti, condotte colabrodo e cittadini che si sentono tartassati. Lutrario è critico rispetto al tono conciliante del presidente della Provincia Antonio Pompeo, che ha aperto al dialogo con Acea dopo la sentenza del Consiglio di Stato che riconosce al gestore privato 75 milioni di euro per il mancato adeguamento delle tariffe. «Quello di Pompeo è sicuramente un passo indietro.La sentenza del Consiglio di Stato non conclude la battaglia dei comitati e dei cittadini. La questione centrale per noi resta un’altra: il mancato rispetto degli obblighi contrattuali da parte del gestore. Il 18 febbraio scorso con i voti dei sindaci per l’avvio del percorso che porta alla risoluzione contrattuale con Acea per inadempimento si è fatta una cosa che si doveva fare da tempo, anche se in modo parziale, insufficiente e sicuramente perfettibile. Per perfezionare quella messa in mora però ci vuole una volontà politica.  Sul territorio si registrano, ad esempio,ancora perdite idriche pari al 76%: Acea doveva attuare il Piano per la riduzione delle perdite».
Il caso del falò: comitati convocati in Questura e divieto di fuochi. “Noi non ci fermeremo, ci blocchino fisicamente le Forze dell’Ordine”
Nella manifetazione di domani sera, con partenza da piazza Gramsci, presso il palazzo della Provincia alle 19 e arrivo sotto la Prefettura, in piazza della Libertà, sfileranno comitati per l’acqua pubblica, associazioni e cittadini. Il momento più importante della fiaccolata sarà il “Faone delle bollette” ossia il falò in cui verranno bruciate le bollette dell’acqua recapitate da Acea agli utenti e che mettono in ginocchio tanti cittadini.  Nella lettera che tramite la Prefettura i comitati invieranno al Presidente del Consiglio Renzi si legge che il rogo delle fatture di Acea  rappresenta un «simbolico - per ora - rifiuto ad essere ridotti da cittadini a servi, ostaggi senza diritti dei boiardi del regime. Un falò, perchè il colore ed il calore della nostra rabbia e della nostra determinazione arrivi fino a Roma, prima  che sia troppo tardi». Proprio sul falò, l’azione principale della manifestazione, è nato un caso. Severo Lutrario è stato infatti convocato ieri in Questura. In un documento a firma del Questore di Frosinone Filippo Santarelli si fa divieto agli organizzatori della manifestazione di accendere il falò per bruciare le bollette. Fra i divieti spiccano  infatti quelli per cui “non sarà consentito l’utilizzo di veicoli e mezzi di amplificazione e/o diffusione sonora”, “non sarà consentito rallentare od ostacolare in alcun modo la regolare circolazione stradale” e soprattutto “non sarà consentita l’accensione di fuochi”. La motivazione? L’esigenza di “garantire l’incolumità sia dei partecipanti che di tutti gli utenti della strada” ed “evitare situazioni di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica”.  Ma gli organizzatori sembrano voler dar vita lo stesso al falò, come hanno comunicato allo stesso Questore in una lettera. «Non ci adeguiamo a questo divieto. Non siamo disponibili a rispettare norme che limitano la libertà di protesta dei cittadini nel momento cui il Governo nazionale cancella le norme che tutelano i diritti dei cittadini per varare leggi che tutelano gli interessi dei potentati economici e finanziari. Noi non recederemo dalla nostra proposta assumendoci le nostre responsabilità.  Premetto che è intenzione del Comitato evitare ogni e qualsiasi rischio di danni a persone e cose e che a tal proposito si stanno approntando tutte le misure del caso. Preannunciamo al Questore che, se vuole impedire che venga accesso il falò delle bollette, le forze dell’ordine dovranno impedirlo fiscamente. Se in questo Paese i galantuomini sono quelli che ci hanno condotto a questa situazione, ci onoreremo di essere annoverati tra le schiere dei malfattori»  ha sottolineato Lutrario.
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Alessandro Redirossi

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