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Mimma Panaccione, donna simbolo per le metastatiche. "Non dite che il cancro mi ha sconfitta" Mimma Panaccione, donna simbolo per le metastatiche. "Non dite che il cancro mi ha sconfitta"

Mimma Panaccione, donna simbolo per le metastatiche. "Non dite che il cancro mi ha sconfitta"

CASSINO - Mimma non c’è più. Ma solo fisicamente, perché ha giurato a tutti che sarebbe stata più presente che mai anche “dopo”. Non chiamatela guerriera, non dite che ha lottato con tutte le sue forze e che purtroppo non è riuscita a sconfiggere il male invisibile. O, peggio, del secolo. Sono questi i luoghi comuni che lei detestava. Piuttosto, continuiamo a far crescere quel progetto di sensibilizzazione che ha iniziato con grande autorevolezza e tra mille difficoltà. Sottolineando sempre “Io non ho paura” per far conoscere il cancro, sì quello più aggressivo e che condanna ad una vita a tempo molto determinato ma di qualità negli affetti. Ha fatto sua ogni singola informazione sui tumori al seno metastatici, ha voluto curarsi nella consapevolezza che anche un minimo passo avanti in campo farmaceutico poteva garantire non solo a lei qualcosa di prezioso. Anche solo una settimana di vita in più da godere con la splendida famiglia che le ha dato tutto il calore che meritava. Va via a 42 anni, donna di temperamento come poche. Senza filtri, intelligente e decisa a non farsi calpestare da nessuno e da alcunché. Non si è risparmiata, mai. Neanche come giornalista. Adorava questo lavoro e, innegabilmente, aveva fiuto e senso della notizia. Oltre ad infondere subito fiducia nelle persone, dall’anonimo cittadino in su, senza distinzione. Ha sposato progetti editoriali del territorio, come il Corriere del Sud Lazio, poi il quotidiano La Provincia, Ciociaria Oggi. Infine, il salto a livello nazionale. Un blog su Repubblica.it dal titolo Lottare, vivere, sorridere in cui si è raccontata per essere di sostegno ad altre metastatiche, che nelle sue parole hanno trovato e trovano ancora conforto. E, ancora, l’impegno internazionale con Europa Donna, la campagna di sensibilizzazione con Pfizer e Novartis, l’associazione nazionale “Noi Ci Siamo” da lei fondata e presieduta con l’obiettivo di essere presenti ovunque e ottenere dalle istituzioni ciò di cui lei stessa ha avuto bisogno: dignità nella cura, terapie certe e tempestive, una sanità a misura di paziente. Non è mai stata tenera con la regione e la provincia in cui è nata, pur amandole senza confini. “Nel Lazio siamo indietro, tesoro mio, e i nostri politici perdono tempo e fanno un sacco di chiacchiere” ha sempre sostenuto. Voglio credere che queste parole ora siano di stimolo per qualcuno, che smuovano le coscienze. Lei avrebbe voluto che fosse così ed è andata a bussare ovunque pur di essere presa sul serio. Ed ha emozionato platee importanti, per far passare messaggi di peso. Adesso, tutto il coraggio che ha dimostrato dobbiamo prenderlo in eredità noi. Lo dobbiamo a lei, al marito Giovanni, ad Aldo e Maria e anche un po’ a Odino, il suo adoratissimo meticcio che è stato un meraviglioso e fedele compagno di avventure. A te, Mimma, dico solo buon viaggio. Come eravamo d’accordo… e con immensa gratitudine.                                                                                                                                                                                                                                                      Rita Cacciami

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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