L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La conferenza stampa della scorsa settimana sul ritrovamento di Capirchio La conferenza stampa della scorsa settimana sul ritrovamento di Capirchio

Omicidio Capirchio: il pastore è stato prima lapidato e poi sezionato. Il DNA confermerà l'identità

Armando Capirchio è stato prima lapidato e poi sezionato con uno strumento manuale ma non a motore, probabilmente di quelli usati per smembrare gli animali. Il decesso è compatibile, al momento, con la data della scomparsa. Questo è quanto emerso, in prima battuta, dall’autopsia svolta ieri dal professor Saverio Potenza, consulente della Procura di Frosinone che, nella persona del sostituto procuratore Vittorio Misiti continua ad indagare sull’efferato omicidio. E’ probabile che nelle prossime settimane sul corpo saranno eseguiti ulteriori accertamenti, oltre all’esame del DNA (prelievi già eseguiti) che dovrà confermare l’identità della vittima. Prima di allora, i resti non potranno tornare alla famiglia per le esequie. I risultati del DNA si conosceranno tra qualche tempo, ci vorrà più del previsto dato che il corpo era in uno stato avanzatissimo di decomposizione. La salma, pertanto, resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il medico legale si è riservato almeno 60 giorni di tempo prima di depositare la relazione al pm Misiti. 
L’accertamento di ieri è durato cinque ore circa: dalle 12,30 alle 17,30. E’ stato svolto presso l’obitorio dell’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. Dai resti del pastore di 59 anni sono stati prelevati campioni biologici da esaminare in laboratorio. Il professor Potenza si concentrerà sull’esame istologico mentre i carabinieri del Ris procederanno ad ulteriori riscontri tecnici che dovranno portare all’individuazione, tra le altre cose, dell’arma usata per sezionare il corpo. Il medico legale ed il personale del Ris lavoreranno in piena collaborazione per suffragare il quadro accusatorio già delineato dai carabinieri del Comando Provinciale di Frosinone. Sui resti della vittima, inoltre, sono state trovate anche lesioni contusive che per gli esperti sarebbero riconducibili sia al trasporto della vittima stessa che al lancio dei sacchi, dove era riposto il corpo, nella gola carsica di Lenola, dove esattamente una settimana fa è stata fatta la macabra scoperta. Il medico legale dovrà chiarire la morfologia e la profondità delle ferite inferte, capire quali siano state le lesioni mortali e confermare l’amputazione degli arti post mortem. Escluso, in prima battuta, il decesso a seguito di colpi di arma da fuoco come inizialmente ipotizzato dagli investigatori che nell’immediatezza avevano sequestrato il fucile agli indagati. Intanto, gli uomini del colonnello Fabio Cagnazzo, del tenente colonnello Andrea Gavazzi e del maggiore Matteo Branchinelli continuano a lavorare al caso per accertare, oltre alle responsabilità di Michele Cialei (arrestato a dicembre scorso per il delitto e detenuto nel carcere di Frosinone) e suo figlio (indagato a piede libero) l’eventuale complicità di altre persone. 

DA L'INCHIESTA QUOTIDIANO, OGGI IN EDICOLA

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604