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Mario Antonellis Mario Antonellis

Vertenza Acea Ato 5, i sindaci della risoluzione faranno ricorso al Consiglio di Stato

Un tavolo tecnico ristretto si è riunito a Ceccano sulla vicenda dell’acqua pubblica in provincia di Frosinone. Tra i presenti il sindaco del capoluogo, Nicola Ottaviani, quello di Ceccano, Roberto Caligiore, entrambi di centrodestra, ma anche Giuseppe Morini, sindaco dem di Alatri, oltre al vicesindaco di Atina, Davide Frattaroli, ad amministratori di Strangolagalli e al portavice del Coordinamento provinciale Acqua Pubblica Frosinone, Mario Anto- nellis. La riunione è servita - anche dietro parere di un legale incaricato dai sindaci che hanno votato la risoluzione contrattuae, poi annullata dal Tar del Lazio - a stabilire che in ogni caso verrà presentato ricorso al Consiglio di Stato contro quella sentenza.
Questa circostanza non toglie che il percorso della risoluzione contrattuale - inficiato in buona parte dal parere contrario della Segreteria Tecnico Organizzativa - andrà riproposto su basi nuove grazie anche ad un cambio complessivo della Sto.
Infatti Antonellis è riuscito ad ottenere il consenso dei presenti sull’inevitabilità di proporre una sfiucia nei confronti dell’attuale Sto, passaggio che possa portare ad un rinnovamento dell’organismo.
L’impugnativa al Consiglio di Stato ha tempi or­mai molto ristretti per essere proposta: la scadenza è, infatti, fissata al 27 giugno.
Ottaviani ha sottolineato come la sentenza del Tar presenti aspetti contraddittori e non tutti nefasti per i sindaci della risoluzione, a cominciare dal disconoscimento della istanza di Acea sul danno d’immagine.
L’incontro ha sottolineato anche l’importanza - ai fini della conta nella Consulta d’Ambito - dei cambi dei sindaci e delle amministrazioni in centri come Fiuggi, Anagni, Serrone e Boville Ernica che potrebbero rafforzare la linea della risoluzione, ammesso che non tornino a saldarsi le strategie trasversali di Francesco De Angelis (Pd) e Mario Abbruzzese (Forza Italia).
Sullo sfondo restano le incertezze sulle scelte che farà il Movimento 5 Stelle che avrebbe la possibilità, dal governo nazionale come dal Campidoglio, di fare le mosse decisive per la ripubbli- cizzazione del servizio idrico integrato. L’inchiesta sullo stadio della Roma ha portato un colpo tremendo alla credibilità del Movimento che potrebbe, però, riscattarsi proprio con una mossa decisa nel senso dell’acqua pubblica.
Questo potrebbe avvenire al di là dello scetticismo generale che ha finito per coinvolgere lo stesso Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, a cui aderiscono i promotori del referendum sull’acqua e sui servizi pubblici del 2011. In una nota diffusa a fine maggio, il Forum ha definito il punto del “contratto” di governo sull’acqua pubblica come «un vero e proprio specchietto per le allodole».
«Il concetto stesso di acqua bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società basata su valori imprescindibili quali l’antifascismo, l’antirazzismo e la solidarietà fra i popoli e le persone. Valori difficili da trovare in un “contratto di governo” in cui emerge con forza un tratto che non possiamo esimerci dal definire razzista e xenofobo, che punta a mettere in campo una serie di azioni contro i più deboli, i migranti, i rom e dichiara guerra a chi combatte l’emarginazione e si batte da anni per il diritto all’abitare attraverso l’occupazione di immobili abbandonati al degrado o peggio alla speculazione. Allo stesso modo - si legge ancora nella nota del Forum - non può esserci acqua pubblica senza giustizia sociale sostenuta da adeguate misure economiche e fiscali, ben lontane da quelle regressive presenti nel contratto, come ad es. la cosiddetta “flat tax” che da una parte avvantaggia i redditi alti a scapito di quelli bassi e implicherà necessariamente un consistente taglio della spesa pubblica, in particolare quella per i servizi e quella sanitaria, per il reperimento delle risorse volte alla sua copertura. Sempre a questo riguardo, nel “contratto di governo” non si mettono concretamente in discussione i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea, tanto meno il patto di stabilità interno, il pareggio di bilancio, le politiche applicate con la trappola del debito pubblico e i tagli previsti dalle diverse “spending review”, ossia quell’insieme di politiche d’austerità che hanno alimentato la crisi e da tempo costretto con le spalle al muro gli Enti Locali».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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