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La risposta dell'Anac a Vecchione La risposta dell'Anac a Vecchione

Alatri ha detto addio a Luigi Vecchione. Ma il "caso" resta aperto

«Mamma, papà, scusatemi. Mi hanno trattato come un mafioso. Portate tutto all’avvocato Testa». Luigi Vecchione, 43enne di Alatri, ha lasciato un biglietto scritto di suo pugno ai familiari prima di togliersi la vita. La sua ultima volontà affinché i genitori vadano fino in fondo su una vicenda di presunta corruzione che aveva denunciata all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) nel 2016. Luigi, ingegnere meccanico, ex ricercatore dell’Universita “La Sapienza” di Roma, nato e residente ad Alatri è stato trovato senza vita mercoledì nel tardo pomeriggio. Si è sparato un colpo in bocca con una pistola da lui costruita, a canna unica con un singolo colpo. A confermare il suicidio è stata l’autopsia, eseguita ieri a Frosinone, dal medico di turno della Procura Daniela Luicidi. A richiedere l’accertamento, per fugare ogni dubbio, è stato il pm Monica Montemerani che ha disposto anche il sequestro dell’arma e delle prove raccolte sul luogo del delitto, tra cui il biglietto di addio con le scuse e la chiara volontà di far proseguire le indagini. Luigi è stato trovato senza vita dai genitori che sono rincasati poco dopo le 18. Poi l’allarme lanciato al 118, ma gli operatori sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Se il caso di suicidio è al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Alatri, tutto ciò che lo stimato professionista ha raccontato qualche ora prima di morire è all’attenzione della Polizia di Stato. Secondo indiscrezioni, infatti, il 43enne avrebbe rilasciato dichiarazioni al capo della Squadra Mobile, Carlo Bianchi, alcune ore prima di togliersi la vita. Presente all’incontro in Questura l’avvocato Angelo Testa, che assisteva la vittima. Pare che le dichiarazioni dell’ingegnere trovino fondatezza poiché l’inchiesta procede e a curarla è il pm Adolfo Coletta. Ma prima ancora, negli anni scorsi, a voler fare luce sulla denuncia che il ricercatore aveva inviato all’Anac era stato il dottor Raffaele Cantone. In pratica, stando a quanto raccolto finora, l’ingegnere nel 2016 aveva inviato un nota all’Autorità Nazionale Anticorruzione denunciando presunti illeciti commessi nelle procedure concorsuali sia presso l’Università “La Sapienza” di Roma che nell’ambito di progetti dell’Università della Tuscia di Viterbo. Ricevuto il corposo fascicolo, con tanto di allegati, Cantone aveva risposto a Vecchione anticipando che avrebbe provveduto a trasmettere gli atti alle Procure competenti: Roma e Viterbo appunto. «Con riferimento alla segnalazione da Lei proposta in relazione ai fatti in oggetto meglio indicati - scrive Cantone - comunico che il Consiglio dell’Autorità, nell’adunanza del 9 novembre 2016, ha deliberato, all’esito dell’attività istruttoria svolta dall’ufficio competente, di definire il procedimento con la trasmissione degli atti alle Procure della Repubblica competenti ...». La nota dell’Anac è del 22 novembre 2016, numero 0173364. Il coraggio di Luigi Vecchione sembrava essere stato premiato da quella nota ufficiale. Ricevere la risposta dall’Anticorruzione lo avrà inorgoglito e reso fiducioso nel lavoro della magistratura. L’ingegnere avrebbe sostenuto nelle denunce che a vincere il concorso e ad aggiudicarsi i progetti sarebbero stati suoi colleghi, ma non per meriti bensì perché legati da rapporti di parentela o conoscenza con i “baroni”. Sono trascorsi due anni, ma il tarlo ha continnuato a logorarlo. Nel frattempo è stato licenziato dall’Università. Tanto che nei giorni scorsi, Vecchione avrebbe confidato agli amici di aver avviato la procedura di disoccupazione. Il professionista - secondo il racconto dei conoscenti - aveva accumulato tanta rabbia e continuava a parlare di corruzione e insabbiamenti. Sul suo profilo Facebook, sono numerosi i post che fanno riferimento alla corruzione. L’ultimo è del 6 novembre in cui ha postato le foto degli articoli della Costituzione Italiana ponendo un interrogativo: «vero o falso?». Come a dire: bisogna tenerne conto? Hanno un valore? Chiunque lo abbia incontrato nei giorni precedenti alla morte, avrebbe visto un uomo particolarmente provato. Un uomo brillante, molto professionale e di grandi capacità, anche umane, che ha deciso di farla finita ma non prima di lanciare un appello affinché si arrivi alla verità. Quella che ora il pm Adolfo Coletta insieme alla Squadra Mobile di Frosinone stanno cercando di scoprire. Alatri, oggi, ha dato l'estremo saluto all'ingegnere, ma il suo "caso" resta aperto.                                                                               Da L'inchiesta Quotidiano in edicola il 10/11 novembre 2018

 

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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