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La prof.ssa Marisa Del Maestro La prof.ssa Marisa Del Maestro

Gli adolescenti, il rischio contagio e l'effetto 'corazza'

Dopo il tema delle paure dei bambini, con la professoressa Marisa Del Maestro, psicologa e psicoteraepeuta, entriamo nel mondo degli adolescenti. Perché è stato proprio con loro che l’emergenza coronavirus e la conseguente necessità di rinunciare a consolidate abitudini di vita, che si sono avute le maggiori difficoltà di adattamento.

Cosa ha determinato a livello emotivo questo tipo di situazione così anomala?

«I fattori protettivi si riferiscono a influenze che modificano, migliorano, cambiano la risposta di una persona a qualche rischio, rischio che predispone ad un risultato inadatto come la trasmissione del contagio. Si deve osservare che il concetto non  è assolutamente sinonimo di esperienza positiva o benefica perché il fattore protettivo come quello del distanziamento sociale, ad esempio, non è sicuramente un avvenimento piacevole soprattutto per i giovani. In questo particolare momento, date le circostanze, anche se il nostro nuovo modo di vivere non ci è gradito, esso serve a produrre un fenomeno definito l’effetto “corazza”».

Che valore ha in questo caso la comunicazione?

«Dipende. Promuovere la salute, prevenire l’istaurarsi di patologie derivanti da comportamenti poco adeguati attraverso il passaggio dell’informazione di tipo lineare dagli specialisti ai cittadini o (adolescenti) dovrebbe far pensare che le parole degli esperti assumono un carattere di devota accoglienza.   E invece no! I giovani in particolare, continuano a sottovalutare le conseguenze per la salute e a non seguire le indicazioni che comportano mutamenti dello stile di vita. Perché? Come motivare i ragazzi al cambiamento? Perché non è sufficiente limitarsi a dare consigli ai giovani o a svolgere un’azione di tipo educativo? Perché i consigli diventano modalità inefficaci di persuasione? Come incoraggiare i ragazzi a diventare collaboratori più attivi nel prendere in considerazione il cambiamento comportamentale? Sarà utile che i genitori o i familiari attivino semplici regole comunicative: - Aiutarlo attraverso un confronto dialogico ad esercitarsi nelle dispute delle idee per modificaare le sue convinzioni irrazionali - Utilizzare il suo stesso vocabolario per confrontarsi sulle false convinzioni che possiede. Attenersi al lessico utilizzato dagli adolescenti lo farà sentire maggiormente preso in considerazione e compreso».

Tutto questo perché?

«Perché non è sufficiente conoscere per evitare il rischio, soprattutto tra gli adolescenti. Da sempre le campagne solo informative per favorire la salute e il benessere non funzionano con gli adolescenti in quanto in questa età particolare, trasgressione e superamento dei limiti servono per affermare se stessi, la propria autonomia, le proprie capacità di decisione che sono fortemente separate dal mondo degli adulti. Inoltre i ragazzi si caratterizzano per la percezione di controllo personale che ritengono di avere sugli eventi e sulle proprie azioni».

Può indicarci degli esempi?

«Compiono azioni pericolose (in questi giorni gli assembramenti) per dimostrare che sono in grado di dominare senza subire alcun danno. I comportamenti a rischio hanno lo scopo di affermare la propria capacità di controllo sulla realtà senza sapere che questa percezione di invulnerabilità è per lo più illusione e può avere conseguenze mortali».

Che fare allora?

«Innanzitutto, coinvolgerli modificando atteggiamenti e messaggi rivolti a loro. Considerarli una risorsa, persona a cui chiedere impegno e responsabilità senza considerarli soggetti che costituiscono un problema da risolvere. Promuovere dibattiti partecipati (per ora on-line) in gruppo durante i quali offrire occasioni di riflessione su di sé, sulla propria salute, su quella di chi sta loro intorno per dare loro l’opportunità di assumersi responsabilità personali e sociali».

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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