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Stazione Tav, Salera la vuole a Cassino ma rischia molto

“Si comunica che domani, 04/ giugno 2020, alle ore 11, presso la sala “Pier Carlo Restagno” del Comune, il sindaco, Enzo Salera, terrà una conferenza stampa sulla problematica della Tav a Cassino, importante argomento d’attualità e, in questo momento, al centro del dibattito politico su cui c’è la massima attenzione e interesse da parte della cittadinanza”. Con una nota diffusa nel primo pomeriggio il primo cittadino di Cassino ha deciso di prendere una decisione ufficiale sulla questione della stazione in linea della superveloce. Con tutta probabilità la sua proposta sarà incentrata sull’azzeramento del progetto portato avanti fino ad oggi dal tavolo Cosilam - che prevedeva la localizzazione della struttura a Roccasecca - e nella proposta di rispolverare il vecchio intento delle ferrovie di realizzare l’opera in territorio di Cassino.
Il sindaco potrebbe quindi indicare la vecchia proposta di spostamento della stazione sulla linea lenta oltre le Terme Varroniane - dove a quel punto far intercettare anche la linea Tav - oppure addirittura di prevedere una un nodo di interscambio a nord di Cassino che consenta il transito nell’attuale scalo anche dei convogli Tav usciti da San Vittore del Lazio e viceversa in direzione sud.
I rischi della proposta Salera sono diversi e già illustrati in tempi non sospetti su queste colonne.
1) Il primo è che la localizzazione a Roccasecca poggia innanzitutto su una struttura già esistente (foto in pagina a corredo del servizio) con la necessità di realizzare la sola stazione vera e propria - con pensiline e stabile - oltre che i parcheggi e la viabilità di raccordo. Un investimento sensibilmente inferiore a quello che sarebbe necessario per realizzare l’opera ex novo.
2) Il secondo argomento che indebolisce la posizione di Salera poggia sul fatto che su Roccasecca il tavolo del Cosilam aveva già portato avanti un lavoro in sinergia con Ferrovie, Università degli Studi, Provincia di Frosinone, Camera di Commercio, Regione Lazio, Comuni di Cassino e Roccasecca. Il problema è che quell’indirizzo è stato impostato quando alla presidenza del Cosilam sedeva Mario Abbruzzese. Quando se ne parlò la prima volta (alla fine dell’estate del 2018), Cassino avrebbe potuto obiettare e correggere la rotta (era sindaco Carlo Maria D’Alessandro ed a lui toccava eventualmente stoppare il progetto), essendo la città che materialmente determina le sorti e le scelte del Consorzio industriale. Ma oggi il voler annullare il lavoro fatto in due anni equivarrebbe al mettere sullo stesso piano la candidatura rinnovata di Cassino con quella sortita per Ferentino dalla inopinata conferenza stampa Battisti-Zingaretti delle scorse settimane. Insomma per il cassinate un passo indietro netto.
3) Terza questione non meno trascurabile attiene al atto che il sindaco Salera andrà domani a spiegare la sua posizione senza averla concordata coi sindaci della Consulta del Cassinate e senza avere alcuna possibilità di ottenere il consenso unanime dei rimi cittadini. Questa scelta di fare da solo perché si è sindaco della città più importante della regione è incompatibile col ruolo che Cassino dovrebbe esercitare: quello di capoluogo di area vasta che riesca a riassumere e contemperare gli interessi dell’intero territorio del Cassinate. Un ruolo per il quale occorre mediare e farsi carico dei problemi di tutti e non solamente del proprio elettorato.
Fin qui gli elementi di debolezza ma bisogna ricordare che dai tempi di D’Alessandro ad oggi la città ha perso una quantità incredibile di occasioni per esercitare il suo ruolo e di far rispettare le ragioni sue e del territorio.
Tutto è iniziato con la perdita delle risorse idriche finite nelle mani di Acea. Un patrimonio identitario che oggi è gestito da una società della capitale che per oltre un quarto è nelle mani dei francesi. Siamo quindi esposti ad un rischio di speculazione gravissimo che travalica perfino i confini nazionali per combaciare con gli interessi di Parigi. Incredibile ma vero.
La città ed il territorio non hanno avuto possibilità alcuna di incidere sulla questione rifiuti: l’ingigantimento della Mad di Roccasecca così come l’ampliamento del termocombustore di San Vittore del Lazio non possono essere delle partite lasciate all’opposizione ed al potere contrattuale del sindaco di Roccasecca o di quello di san Vittore del Lazio perché equivarrebbe - come in pratica avviene - a darla vinta ai privati che fanno e disfano con l’assenso del Pd provinciale e regionale.
L’ambiente, poi, è un capitolo in cui la città ed il territorio non hanno mai potuto dire la loro avendo ascolto da parte della Regione Lazio o degli enti che da lei direttamente o indirettamente dipendono. La dice lunga l’assurda situazione dei residenti nell’area industriale Cosilam, che non riescono a respirare altro che puzza ed a vivere una esistenza quotidiana di fetori e miasmi indegna di un paese civile, con un depuratore malfunzionante gestito dalla società in house AeA. Intanto il depuratore Fiat resta saldamente nelle mani dell’Asi di Frosinone (che incassa soldi da Fca) pur essendo a confine con quello di Villa Santa Lucia. Mai nessun sindaco di Cassino ha sbattuto i pugni per reclamare il patrimonio Cosilam insistente sul territorio del Cassinate come si doveva fare da anni con Zingaretti e De Angelis.
Insomma i motivi del contendere per restituire dignità e autonomia gestionale al sud Lazio non sono pochi. E la sanità - di cui parliamo in altra parte del giornale - non è certo l’ultimo capitolo di questo elenco.
Una sfida complessa, dunque, che solo un territorio unito e coeso può affrontare con qualche speranza di successo. Ecco perché la strada intrapresa da Salera con la sua scelta autonoma per la localizzazione della stazione Tav a Cassino, al di là dei buoni intendimenti del sindaco, rischia di fare un piacere a tutti fuorché al nostro territorio.
Sul perché si accinga a rischiare una frattura coi suoi colleghi degli altri comuni dell’area le tesi sono molte. Il tempo ci darà maggiori spiegazioni. Al di là di quelle avute fino ad oggi dagli incarichi dati, dalle dichiarazioni non fatte, eccetera.  

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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