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Enzo Cinelli in trikebike Enzo Cinelli in trikebike

Un "eroe" del quotidiano. Enzo Cinelli, poliziotto per sempre

Ci sono eroi senza tempo. Ed eroi del quotidiano. Enzo Cinelli, per me (e non solo) è l’eroe del giorno. Perché ha tenuto fede al suo giuramento e perché ha un senso della Patria come pochi altri. Perché è un poliziotto dentro l’anima e perché ha fatto di tutto per diventare un testimone credibile. Nel lavoro. Nella famiglia. Nello sport, nel tempo libero, nel rispetto dell’ambiente. Nell’accoglienza del diverso, dello straniero, dell’amico. E tutto questo non lo ha tenuto egoisticamente per sé. Ma lo ha condiviso senza risparmiarsi. Pedalando senza sosta. Alla ricerca di un senso per questa vita che spesso facciamo scorrere senza un sogno. Un obiettivo. O una meta.

Lui no. Un traguardo dopo l’altro, ha aggiunto sempre un nuovo tassello al libro delle sue avventure. Fino a quando non lo ha fermato l’imprevedibile. Un ictus che lo ha bloccato per tanto, troppo tempo. Facendogli arrestare la corsa e lasciandolo stremato fisicamente. Ma un eroe non si arrende. E lotta, prova, combatte per riacquistare forza nei muscoli fiacchi. Ed energia per poter imparare di nuovo a camminare. Un passo dopo l’altro. In piedi, poco per volta. Senza vergognarsi delle sua fragilità.

Fino al limite e ritorno. Fino al limite ed oltre. Fino all’abbraccio in famiglia, dopo tante cure. Per avere il sostegno degli affetti più cari. Poteva bastare. E invece no. Enzo è andato oltre, alla ricerca di un altro obiettivo. In tempi di covid, personalizza mascherine da donare. E lo fa con le sue mani, utilizzando la macchina da cucire. Migliaia di punti che intrecciano i colori, in una forsennata ricerca dei tanti tasselli della propria vita che sono andati in frantumi. E che è riuscito a rimettere insieme. 

Mancava solo uno di quei pezzi. Forse il più importante. Il suo lavoro. Il suo camice. Il suo punto 113. E invece, è arrivato il congedo. Enzo non può più servire lo Stato nel suo ruolo, dopo la malattia. E quindi lo hanno congedato. Con una ‘cerimonia’ semplice, non certo una festa. «Andare in quiescenza con una semplice stretta di mano e una pacca sulla spalla del Presidente commissione, ha fatto si che le lacrinme di amarezza e non solo, avessero il sopravvento». Nessun brindisi per il pensionamento, solo una stretta di mano. E un abbraccio dei suoi cari.

«Ci ho sempre creduto nella Polizia di Stato, svolgendo un servizio mai di clamore: vigilanza, autista, operatore di Volanti, operatore radio alla Sala Operativa 113 e poi da fine ottobre 2007 centralinista e non solo, presso l'UTG/Questura, mi hanno visto in servizio nell'arco delle 24 ore giornaliere, 365 giorni all'anno, sempre con onestà e Professionalità. Sicuramente ho commesso degli 'errori', ma mai e poi mai per dolo o volontà di creare disservizio, anzi... In questi ultimi mesi ho piacevolmente 'scoperto' di esser stato un punto di riferimento per molti, tanti colleghi/ghe. Un saluto convinto lo rivolgo a tutti i colleghi/colleghe, dai piani nobili al piantone che quotidianamente tengono alto l'onore e l'impegno verso le Istituzioni e soprattutto a disposizione dei cittadini, nessuno escluso, #ESSERCISEMPRE, non è solo un motto, ma un convinto essere poliziotto. Dal par mio, umilmente aggiungo, #CREDERCI by #113PoSitivamente».

E adesso, il nostro eroe che non si arrende ha raccolto un’altra sfida. Si chiama trikebike. Perché lui, a pedalare non ci rinuncia. E va giù, dritto per la discesa. Da uomo e da poliziotto. Entrambi per sempre. 

Rita Cacciami

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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