L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Ucciso dal "web estremo". A soli undici anni

«Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio». E si suicida all’età di 11 anni per un gioco social a Napoli. Il bambino, prima di spingersi giù dal balcone, ha lasciato un bigliettino in cui chiede scusa alla mamma e in cui scrive: «ho paura dell'uomo nero», facendo emergere tra le sue parole lo stato di paura vissuto nelle ultime ore di vita. In merito a questa vicenda gli inquirenti non escludono che possa essere stato vittima dei cosiddetti “challenge dell’orrore”, del tipo “Blue whale”, un gioco on-line, che comprende atti di autolesionismo e alla fine si conclude con la più difficile delle prove, il suicidio. Nello specifico sembra che il bambino sia potuto finire nel vortice di un gioco chiamato «Jonathan Galindo».

Si tratta di un uomo con un cappuccio nero che ha le sembianze benevole di Pippo della Disney, che richiede l’amicizia su ogni canale social possibile (Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter), scegliendo quasi sempre giovanissimi, e che lancia delle sfide a chi lo segue. Una gara fatta di piccoli step, con difficoltà sempre più elevate e che potrebbe aver spinto il ragazzo a lanciarsi nel vuoto perché così era stato deciso «dall’uomo col cappuccio».

Le Challenge o Sfide Social sono uno dei problemi del momento e racchiudono tutte quelle catene che nascono sui social network in cui si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Lo scopo in genere è di postare un video o un’immagine richiesta, per poi nominare altre persone a fare altrettanto, diffondendosi a macchia d’olio nel Web, anche nell’arco di poche ore. Un altro aspetto che possiamo notare è la voglia di esorcizzare la paura di chi mette in atto questi giochi. L'adrenalina sale vorticosamente, fungendo da equilibrista, e ci si sente come sospesi tra desiderio e paura. Questo è un aspetto che concerne la gestione delle emozioni.

La maggior parte delle teorie odierne definiscono le esperienze emotive come un processo articolato in più componenti e con un decorso temporale che evolve. Le emozioni sono il segnale che vi è un cambiamento, nello stato del mondo interno o esterno, soggettivamente percepito come saliente. Generalmente le emozioni che proviamo ci dovrebbero consentire un adattamento all’ambiente, per poter sopravvivere in accezione darwiniana.

Invece può accadere che, attraverso l'imitazione o le azioni suggerite da questi giochi sui social, si possano vivere in maniera negativa emozioni come la paura e, di conseguenza, possono avere origine comportamenti non funzionali, che non ci consentono di vivere nel nostro mondo e  scatenano il panico, inducendo anche al compimento di gesti estremi. Ciò a cui assistiamo nel nostro tempo è la tendenza di alcuni giovani a smarrirsi nella ricerca di un autentico "senso della vita", che conduce alla crescita personale ed alla realizzazione di sé e questo provoca un malessere che lascia spazio alla noia e all'insoddisfazione.  

E può accadere allora che questa noia e questa insoddisfazione, con una buona dose di disistima di sé, conducono al ritiro sociale ed alla contestuale ricerca di affermazione e relazioni attraverso social media, mediati da uno schermo che ingenuamente si crede possa proteggere dal mondo da cui si fugge e nel quale si vuole riconoscimento, antiteticamente nello stesso momento. si è portati allora a pensare che da dietro uno smartphone la paura non “fa poi così paura”.

Ma le emozioni, anche quelle che possono sembrare più oscure ed ostili, sono una componente essenziale nella formazione della personalità di ciascuno e vanno gestite in maniera costruttiva per evitare traumi e situazioni di disagio. E di esempi tristemente noti ce ne sono molti: le notti insonni degli adolescenti “vampiri” tra social network e chat, definito il fenomeno del Vamping, ossia la moda di trascorrere numerose ore notturne sui social media. Inoltre circa un adolescente su 10 ha preso parte ad una catena alcolica sui social network, con la finalità in genere di bere ingenti quantità di alcol in pochissimo tempo e nei luoghi o posizioni più improbabili, altri hanno fatto selfies mentre vomitavano o in condizioni vicine all’intossicazione alcolica.

A queste si aggiungono le mode in cui il corpo e la magrezza hanno un ruolo centrale, a cui aderiscono 5 ragazze su 100, favorendo lo sviluppo di patologie nella sfera alimentare. Le mode più conosciute legate all’ispirazione al magro sono: Thigh Gap (arco tra le gambe), Bikini Bridge (ponte nel costume da bagno sulla pancia), Sfida della clavicola, Belly Slot (fessura nella pancia) e Belly Button (far girare il braccio dietro la schiena fino a toccarsi l’ombelico). La tendenza, invece che accomuna tutti i ragazzi è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa, fino al 15% che si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano per non essere tagliati fuori, altra patologia emergente legata all’abuso dello smartphone (FOMO – Fear of Missing Out).

Questi comportamenti vanno ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno, con conseguenze nocive per l’organismo e vanno ad interferire sulle attività quotidiane dei ragazzi, fino a determinare importanti difficoltà di concentrazione e di attenzione che gravano sul rendimento scolastico, favoriscono l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando l’umore e gli impulsi (www.lrpsicologia.it) Imprese che, nonostante gli ovvi effetti dolorosi, alimentano con rapidità l’emulazione di molti. Al di là dell’autolesionismo, spesso pure presente, vi è nelle challenge dei nuovi adolescenti il piacere prodotto dall’adrenalina che sostiene la sfida, il gusto del divertimento che azzera la percezione del rischio e il gioco dell’emulazione che permette di non sentirsi diversi dagli altri e fuori dal gruppo.

Le sfide fanno parte del nostro tempo, non sono una novità, anzi. Ma ultimamente stanno diventando una moda pericolosa che coinvolge un po’ tutti, grandi e piccini, e in particolare gli adolescenti. Le sfide di oggi, queste Challenge, sono prove e comportamenti estremi che attraggono e la cui diffusione è diventata virale sul web e nei social. Sfidare e sfidarsi è sempre stato il modo per misurare se stessi e confrontarsi con gli altri o battersi per cambiare la realtà, per crescere ed imparare a vivere con le nostre emozioni.  Andare “oltre le colonne d’Ercole” è la metafora indicata per descrivere il momento di uscire dai confini e scoprire nuove realtà. Oggi invece questi comportamenti estremi si fanno per diventare popolari sul web e ottenere visibilità, per avere riconoscimenti e like perché è una regola fondamentale farsi riprendere e postare subito il video e ottenere like e immediata popolarità. 

Credo che sia importante divenire consapevoli di questi rischi, imparare a riconoscere il bene e gli interessi dei propri ragazzi e saper cogliere ciò che li attira di più quando navigano in rete. E’ sicuramente importante la prevenzione e l’educazione a tutto ciò, così che si possano  preparare i bambini e gli adolescenti a percepire adeguatamente il pericolo, a saper gestire la “rete che influenza”.

Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line. 

Contatti: telefono 3474068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

 

Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse e per tale motivo Vi lascio qui il mio personale indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com  - Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line, ed i miei contatti sono:  Skype Ilaria Quattrociocche Psicologa oppure messenger/Facebook

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Si occupa delle maggiori problematiche psicologiche: depressione, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi d’ansia, disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti, disturbi da sintomi somatici, disturbi di personalità, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi del sonno - veglia, disturbi di abuso di sostanze e disturbi della sfera sessuale. Attualmente svolge la libera professione presso il suo studio sito in Sant'Apollinare (FR). Il suo obiettivo è quello di applicare con le persone in difficoltà  procedure di comunicazione efficace e protocolli empatici per affrontare insieme eventuali disagi nel rispetto delle caratteristiche uniche ed irripetibili che ciascuno possiede. L’impegno è risolvere problematiche e potenziare le abilità in modo creativo e flessibile, ponendo attenzione ai tempi ed alle modalità personali, trovando gli strumenti utili per vivere una vita più felice ed appagante.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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