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Alatri / E' di Giotto l'affresco della Madonna della Libera?

Nei giorni scorsi ad Alatri e sui social qualcuno aveva attribuito a Giotto l’affresco della Madonna della Libera conservato nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Il responsabile del settore cultura Antonio Agostini e il delegato Carlo Fantini sono intervenuti hanno in merito alla discussione. «L’ipotesi di attribuzione a Giotto dell’affresco della Madonna della Libera nella chiesa di Santa Maria Maggiore ad Alatri - si legge nella nota  congiunta  - offre interessanti spunti di riflessione. Al di la della forte suggestione a cui ci induce il solo nominare Giotto, è necessario un approfondimento per acquisire informazioni utili allo svolgimento del dibattito che si è aperto sul tema. Ci corrono in soccorso alcune pubblicazioni presenti nel fondo storico locale della Biblioteca Comunale “Luigi Ceci”, i cui autorevoli autori hanno esaminato la storia e i tesori della chiesa di Santa Maria Maggiore e più in generale il tema del patrimonio artistico che vanta la città di Alatri. L’ abate Andrea Marini, nel volume “La Chiesa di Santa Maria Maggiore in Alatri e il culto ivi tributato alla Madre di Dio già sotto il titolo del Salvatore ora sotto quello della Libera” (Frosinone, Tipografia Claudio Stracca 1901) afferma che “il disegno di questo dipinto appartiene all’epoca del risorgimento della pittura in Italia, vale a dire il secolo XIV, il secolo di Giotto: onde non mancò chi volle attribuirla al pennello di questo gran maestro, non per documento alcuno che lo dimostrasse, ma solo per appartenere essa allo stile giottiano. E più avanti: “Molti discepoli di lui (Giotto)… pinsero nello Stato della Chiesa, come ci ricorda la storia della pittura; perciò possiamo stabilire che i seguaci della scuola di Giotto dipingessero nel secolo XIV anche la Chiesa di S. Maria”. Il primo aspetto da sottolineare dunque - continuano Agostini e Fantini - è che non esistono documenti che attestino ufficialmente la attribuzione a Giotto o, ad altro pittore collegato alla sua scuola. Più sfumata la posizione di Augusto Donò che in “Storia dell’Affresco in Alatri” (Roma Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato 1990) sulla Madonna della Libera afferma “tanto devotamente venerata dal popolo, e quindi molto soggetta a restauri, al punto che qualcuno arriva a dubitare che si tratti di un falso ottocentesco. Effettivamente il soggetto: Madonna in trono che regge il Bimbo benedicente e reggente il globo ci richiama le immagini medievali... E’ quindi probabile che l’immagine sia veramente antica, ma all’occorrenza ritoccata lungo i secoli”. Infine, don Giuseppe Capone, in “Santa Maria Maggiore. Storia di una chiesa e della vita religiosa in Alatri dal Protocenobio della Regula Magistri al secolo XIV” (Alatri Hetea 1990) afferma: “Intanto un anonimo pittore aveva raffigurata, in affresco, sulla prima colonna a sinistra di chi entra, una Madonna che subito fu oggetto di culto. Una mano giottesca, inconfondibile nella pittura di quel tempo... Nessun nome v’è apposto, a ricordare chi, pregando la dipinse. Ma ha l’impronta cortese e vaga di Lippo Lemmi; l’armonia equilibrata dei colori di Guido da Siena, sulla cui pittura  tanto influì l’opera di Coppo di Marcovaldo; e la maestà accessibile delle Madonne di Giotto. Ma assomiglia tanto alle Madonne del Cavallini, l’artista romano che seppe accogliere gli stimoli suggestivi dell’ancor giovane Giotto”.  Abbiamo ritenuto opportuno citare studiosi che prima di affrontare le tematiche storico-artistiche di cui hanno scritto, hanno consultato documenti archivistici di varia provenienza, supportati dalla formazione culturale personale che li ha portati a formulare osservazioni ed ipotesi. Non intendiamo, né possiamo esprimere un giudizio definitivo sulla interessante e suggestiva ipotesi sollevata. Pensiamo, però, che il percorso bibliografico proposto, seppure non esaustivo delle problematiche afferenti alla paternità artistica dell’affresco della Madonna della Libera, possa fornire un contributo ad un dibattito vivace che mette al centro della attenzione non solo l’affresco della Madonna della Libera ma tutto l’imponente patrimonio storico-artistico della Città di Alatri» così concludono il loro intervento Antonio Agostini e Carlo Fantini.                    Bruno Gatta

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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