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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

La parola di questo tempo così complicato è "libertà"

Molti sono stati gli eventi degni di nota in questa settimana. Ma in alcuni di essi riecheggia un termine comune, seppur con accezioni differenti: “libertà”.  Cos’è la libertà? Per alcuni è un qualcosa che viene vietato da un DPCM. Per altri è il prezzo da pagare a seguito di una condanna all’ergastolo per aver ucciso la propria fidanzata. Per altri ancora questo termine fa riferimento alla possibilità di insegnare, di trasmettere ai propri discenti contenuti laici, senza temere di essere decapitati. Più in generale può succedere che quando si pensa alla libertà facciamo riferimento alla “libertà da qualcosa” o alla “libertà di dire, fare, pensare qualcosa”. Ma, se noi vogliamo essere liberi dalla rabbia, questa volontà non è libertà, piuttosto solo una reazione.

La libertà vera invece non è il risultato di uno sforzo di volontà: volontà e libertà sono in contraddizione, perché la volontà è un esito del pensiero e il pensiero è sempre condizionato, condizionato dal nostro passato, dalle influenze esterne, dalla società, dalle nostre valutazioni passeggere (Krishnamurti). La libertà autentica, dunque, non è “da qualche cosa”, non ha una causa e può invece essere interpretata come uno stato, l’essere liberi in sé. E allora, la nostra libertà, davvero occorre cercarla nel mondo fisico in cui viviamo? Siamo più liberi se viviamo in Campania, nel Lazio o in Sicilia? È un nostro stato mentale o una questione riguardante l’area geografica in cui viviamo e le più disparate convenzioni?

In realtà la libertà trova le sue radici nella nostra mente, nelle nostre emozioni, nel nostro cuore, nel profondo della nostra anima e nel nostro essere. La nostra coscienza è totalmente libera da catene e attaccamenti ed essa condiziona i nostri pensieri e il modo di vedere e capire il mondo. Ma è anche vero che, per molte altre persone, la libertà radica in altri concetti, che possono essere anche più astratti, come il sentimento di appartenenza, le barriere fisiche o il fatto di vivere in un luogo piuttosto che in un altro. A dire il vero siamo tutti capaci di creare la nostra prigione, indifferentemente da dove viviamo e dai DPCM in vigore. Quindi anche nascendo nel luogo più libertario del mondo, senza virus circolanti, possiamo creare catene tanto forti con il semplice uso della nostra mente e del nostro cuore, talmente strette da esserne bloccati.

Questo significa che soltanto noi possiamo coltivare una nostra libertà interiore, il cui seme giace all’interno della nostra anima, dei nostri pensieri, nelle nostre emozioni, nei nostri sogni. Chi sogna, chi crede in se stesso e formula le sue idee personali, chi legge, sperimenta, cerca di comprendere, chi ama, chi si entusiasma ed è capace di          creare, da qualsiasi luogo provenga, questi si sentirà libero.

“Le catene della schiavitù bloccano solo le mani; è la mente che rende libero o schiavo un uomo.”

-Franz Grillparzer-

Ovviamente si vive molto meglio in stati democratici, piuttosto che sotto una ferrea dittatura che controlla l’individuo. Tuttavia, in realtà, questo ci rende liberi?    

Si può dire più libera una persona vittima di un sistema politico e sociale determinato o forse qualcuno che, qualsiasi sia il luogo d’origine o quello in cui ha la fortuna o meno di vivere, si sente libero dalle convenzioni? Ed ancora: una persona che intraprende una relazione tossica è libera? Rende liberi morire d’amore e non essere capaci di reagire? Una cosa sembra certa: la libertà inizia da noi stessi perché dentro di noi possediamo tutta la libertà del mondo per essere noi stessi, intimi, passionali, esseri unici ed irripetibili. La nostra capacità di sognare, di immaginare, di credere, di vedere, di interpretare, di essere autentici, è qualcosa di cui mai nessuno potrà privarci a patto che ci crediamo davvero.  

E per cercare meglio dentro di noi, esplorando le nostre emozioni, i nostri sentimenti, amori e attaccamenti, possiamo rivolgerci ad uno specialista in psicologia.  Attraverso l’osservazione della nostra psiche ci può condurre alla scoperta del nostro sentimento di mancanza di libertà. Insieme si può iniziare un percorso per comprendere meglio cosa ci può rendere liberi, trovare una parte della nostra essenza allo stato puro, preparando il terreno affinché possiamo finalmente fiorire in libertà, poiché la libertà risiede nella consapevolezza. La nostra libertà non risiede fuori di noi, ma in noi. 

Ilaria Quattrociocche

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Si occupa delle maggiori problematiche psicologiche: depressione, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi d’ansia, disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti, disturbi da sintomi somatici, disturbi di personalità, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi del sonno - veglia, disturbi di abuso di sostanze e disturbi della sfera sessuale. Attualmente svolge la libera professione presso il suo studio sito in Sant'Apollinare (FR). Il suo obiettivo è quello di applicare con le persone in difficoltà  procedure di comunicazione efficace e protocolli empatici per affrontare insieme eventuali disagi nel rispetto delle caratteristiche uniche ed irripetibili che ciascuno possiede. L’impegno è risolvere problematiche e potenziare le abilità in modo creativo e flessibile, ponendo attenzione ai tempi ed alle modalità personali, trovando gli strumenti utili per vivere una vita più felice ed appagante.

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