L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La dottoressa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Responsabilità individuale e collettiva ai tempi del Covid

Negli ultimi giorni stiamo vivendo quella che viene definita “seconda ondata” dell’epidemia Covid-19. L'umanità è da sempre flagellata dalle epidemie. L’epidemia di Covid-19 è tuttavia la prima nella storia dell’umanità a dilagare in un mondo globalizzato. E ciascuno di noi, in base all’espressione del proprio modo di essere al mondo, mette in atto strategie per affrontare tale situazione: dall’ipocondriaco al maniaco del controllo di procedure anticontagio, dal cacciatore dell’untore al paranoide complottista, all’irresponsabile gaudente. Questa seconda ondata e l’aumento costante dei casi Covid riporta le nostre menti in un tempo distante solo pochi mesi, il tempo del lockdown.

La soluzione forse potrebbe essere quella di una nuova chiusura totale, su tutto il territorio nazionale. In molti sostengono questa ipotesi, per altri sarebbe un disastro sul disastro. Ed è subito caccia al responsabile. Il concetto di responsabilità in ambito psicologico è stato trattato da un grande autore: Albert Bandura. Questi sostiene che esistono dei meccanismi psicologici attraverso i quali le persone si giustificano dalle cattive o sbagliate azioni che compiono (qualche esempio, nel tema di oggi, può essere rappresentato da coloro che utilizzano le mascherine a mò di “scalda mento” o da coloro che si accalcano nei supermercati non curandosi delle distanze di sicurezza da mantenere).

Faccio riferimento alla teoria del Disimpegno Morale che riguarda, appunto, la difficoltà di assumersi la responsabilità delle proprie azioni quando si contravviene a una norma o ad un valore. In molti tentano di trovare il modo per minimizzare o nascondere la trasgressione nella quale sono incorsi. Sono molti gli eventi storici nei quali il disimpegno morale si è mostrato in maniera evidente e il più noto è indubbiamente l’olocausto nazista. Ci si domanda ancora come un intero popolo abbia potuto accettare di essere complice di un massacro.

Com’è possibile che così tanti uomini e donne, persino colti e rispettabili, si siano prestati a favorire una situazione così estrema e devastante. Ma il disimpegno morale non è legato solamente a fenomeni macroscopici. Agisce anche nella nostra quotidianità. Ad esempio, persone che lottano contro la corruzione e che intascano tangenti. O quelle che difendono i diritti dei più deboli, ma sfruttano i propri dipendenti. Colpisce soprattutto il fatto che un tale atteggiamento non provoca alcun tipo di disagio nelle persone che incorrono in tali contraddizioni. Esaminiamo insieme alcune strategie che possiamo mettere in atto anche in maniera non consapevole nella nostra realtà.

Giustificazione morale: osserviamo una nostra azione negativa in prospettiva di un bene superiore, cioè giustifichiamo la nostra azione negativa perché riteniamo di averla compiuta per un bene superiore (esempio i sacrifici in nome della Patria).

Altro meccanismo comune è il confronto vantaggioso: consiste nel fatto che noi compiamo un’azione negativa, ma ci poniamo in termini di confronto ad un “cattivo” superiore a noi, ad una persona che ha compiuto un’azione negativa superiore alla nostra e quindi siamo propensi a giustificare la nostra azione.

Un terzo meccanismo analizzato è quello dell’etichetta eufemistica: possiamo sminuire un’azione negativa con etichette linguistiche rappresentate da vezzeggiativi o diminutivi ( esempio: non sono razzista, mi stanno anche simpatici, ma meglio ognuno a casa propria!). Nel dislocamento della responsabilità, la responsabilità dell’azione è attribuita ad un terzo diverso da noi, come ad esempio un’autorità, per cui la condotta è considerata come prodotto di dettami oppure da esigenze di una particolare situazione.

Ancora, altro meccanismo interessante è la diffusione della responsabilità: la nostra azione negativa può generare un senso di non imputabilità di fronte a colpe che, per il fatto di essere di tutti, in definitiva non sono di nessuno (Tanto lo fanno tutti!). La distorsione delle conseguenze ci consente di ignorare o minimizzare del tutto la serietà delle conseguenze delle nostre azioni attraverso una non considerazione degli effetti di un’azione. 

La deumanizzazione consiste nel togliere simbolicamente la dignità umana alla vittima del suo comportamento (per molti secoli si è affermato, ad esempio, che le persone di colore non avessero anima). E poi c’è l’attribuzione di colpa. Si verifica quando si incolpa la vittima del danno arrecato (“Se non avesse rivendicato la parola, nessuno lo avrebbe aggredito”, “Se non si fosse vestita così, nessuno l’avrebbe violentata”).

Questi meccanismi vengono impiegati quotidianamente nella nostra società, da tutti noi. Esserne consapevoli può, forse, destare in noi un agire ancora più responsabile; comprendere come funzioniamo, quali meccanismi utilizziamo, può aiutarci oggi, in questo particolare momento, ad essere ancora più attenti e cauti per noi e per i nostri cari.

Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

*La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Si occupa delle maggiori problematiche psicologiche: depressione, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi d’ansia, disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti, disturbi da sintomi somatici, disturbi di personalità, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi del sonno - veglia, disturbi di abuso di sostanze e disturbi della sfera sessuale. Attualmente svolge la libera professione presso il suo studio sito in Sant'Apollinare (FR). Il suo obiettivo è quello di applicare con le persone in difficoltà  procedure di comunicazione efficace e protocolli empatici per affrontare insieme eventuali disagi nel rispetto delle caratteristiche uniche ed irripetibili che ciascuno possiede. L’impegno è risolvere problematiche e potenziare le abilità in modo creativo e flessibile, ponendo attenzione ai tempi ed alle modalità personali, trovando gli strumenti utili per vivere una vita più felice ed appagante.

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604