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Salvare vite umane o voltarsi dall'altra parte. La scelta di campo

In questi ultimi giorni si apprende che un devastante naufragio ha causato la morte di almeno 74 persone al largo di Khums, in Libia. La notizia è stata riferita da personale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). L’imbarcazione trasportava oltre 120 persone, tra cui donne e bambini. Quarantasette sopravvissuti sono stati portati a riva dalla Guardia Costiera libica e da pescatori, 31 corpi sono stati recuperati. Su Twitter Medici Senza Frontiere riferisce di «un altro naufragio in cui sono annegate 20 persone«.

«I nostri team a Sorman, in Libia, oggi hanno assistito tre donne, le uniche sopravvissute. Salvate dai pescatori locali, erano sotto shock: hanno visto i loro cari morire, inghiottiti dalle onde». Altre 19 persone sono morte sempre negli ultimi giorni: tra le vittime anche due bambini annegati dopo che le due barche sui cui si trovavano si sono rovesciate.

La Open Arms - l'unica nave di una ong attualmente attiva nel Mediterraneo centrale - ha salvato più di 200 persone in tre operazioni (www.adnkronos.com). E tra questi numeri c’è il piccolo Joseph: drammatico il racconto di mamma Joanna, per lui c'è un'inchiesta della Procura di Agrigento sul naufragio che mercoledì ha portato alla morte del piccolo di soli 6 mesi, e di altre cinque persone, due donne e tre uomini, tutte vittime dell'affondamento di un gommone spezzatosi a 31 miglia dalla costa libica di Sabratha sotto gli occhi dei soccorritori della Ong spagnola Open Arms che è riuscita a trarre in salvo 110 persone.

Ed allora è reato salvare vite umane? O lo è piuttosto voltarsi dall’altra parte? Nel 2016 tre vigili del fuoco spagnoli e due danesi volontari della ONG Proemaid sono stati processati a Lesbo (Grecia) per aver salvato la vita a centinaia di persone.  Le leggi, che sembrano così necessarie e giuste nella maggior parte dei casi, possono poi anche diventare obsolete o disumanizzanti nei periodi di forti sconvolgimenti. Queste leggi a volte vanno in direzione opposta alle azioni umane. È il caso di questi soccorritori, processati per essersi rifiutati di voltarsi dall’altra parte e aver invece scelto di salvare la vita a chi avrebbe potuto perderla in mezzo al mare.

Fortunatamente può, dunque, anche accadere che quando le leggi non tutelano a sufficienza i diritti e le vite umane, ci sono persone e associazioni che tentano di salvaguardarli. ONG come Proemaid e Open Arms salvano in mare esseri umani che tentano di raggiungere l’Europa fuggendo da conflitti armati, persecuzioni o povertà. Forse dovrebbe essere punito il contrario. I vigili del fuoco che avevano salvato alcuni migranti in veste di volontari di una ONG successivamente sono stati assolti dall’accusa di traffico di esseri umani . “La sentenza ha dimostrato che salvare vite umane non rappresenta un crimine“, così è stato affermato dopo il verdetto della corte.

Troppo spesso accade che dietro al business della tratta di esseri umani si nasconda una poca sensibilità della società nei confronti di persone con difficoltà importanti, come quelle che spingono uomini ad affrontare viaggi della speranza, con mezzi di fortuna, aggrappati alla voglia di rinascere e ricostruirsi altrove. Sembra quasi di assistere alla soppressione di diritti umani per egoismo con numerosi tentativi di criminalizzare la solidarietà e gli aiuti umanitari. Se coltiviamo un mondo nel quale sono assenti la compassione, l’empatia e la giustizia, prima o poi dovremo affrontarne le conseguenze. Se una lotta deve ritenersi necessaria, questa dovrebbe avvenire nei luoghi di partenza e di arrivo, il mare non può essere un campo di battaglia.

La terraferma è il terreno della lotta, in mare queste vite innocenti in fuga dalla barbarie sono in pericolo. Albert Einstein sosteneva che il problema dell’uomo non è l’energia nucleare, ma il suo cuore. E le associazioni che contribuiscono a livello internazionale al salvataggio di uomini, donne e bambini in situazioni estreme,hanno senza dubbio un cuore grande. Per queste persone vale più esporsi a proprio rischio che rimpiangere di non averlo fatto. La sentenza di Lesbo evidenzia e ratifica che queste associazioni non meritano di essere condannate perché salvano vite umane, cosa di cui sono spesso accusate. Sono attività umanitarie che dovrebbero essere esenti da responsabilità penali e questo dovrebbe essere valido per tutte le persone impegnate nel salvataggio di vite umane nel Mediterraneo ed altrove. 

“Siamo solo una specie evoluta di scimmie su un pianeta minore di una stella media. Ma siamo in grado di capire l’universo. Questo ci rende molto speciali” (“La teoria del tutto”, Stephen Hawking).

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Ilaria Quattrociocche

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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