L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Da figlio a bullo o vittima. Come si cambia, come si aiuta

I bambini in età scolare possono trovano grande contributo per la strutturazione della loro identità attraverso il gruppo dei pari, che facilita il processo di emancipazione dagli adulti attraverso  meccanismi di identificazione reciproci ed attività condivise. Interagire con altri bambini stimola, infatti, abilità sociali ed offre al bambino la possibilità di sperimentarsi in modi diversi da quelli di “ruolo di figlio”. Inizia così a costruire una sua personalità autonoma acquisendo anche uno status, cioè una posizione all’interno del gruppo che lo fa sentire riconosciuto ed apprezzato. 
Tuttavia, il percorso non è sempre in discesa ed alcuni bambini possono scegliere di affermarsi in modo coercitivo prevaricando ripetutamente ed intenzionalmente i coetanei. Questo fenomeno di prevaricazioni è definito bullismo ed è caratterizzato da condotte e comportamenti aggressivi, vessatori ed intimidatori, agiti in modo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Solitamente, i ruoli nel bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti. Tra i comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo possiamo citare offese, parolacce e insulti, oppure derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare, diffamazione; esclusione per le proprie opinioni e giungere anche ad aggressioni fisiche.

Il fenomeno del bullismo è inoltre presente anche nella realtà digitale, all’interno della quale è definito con il termine “Cyberbullismo”. Il cyberbullismo è, come il bullismo, riconducibile ad atti aggressivi, intenzionali condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che non può facilmente difendersi (Smith, P. K., del Barrio, C., & Tokunaga, R. S., 2013). Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Esso ha però delle caratteristiche identificative proprie: il bullo può mantenere nella rete l’anonimato, ha un pubblico più vasto, ossia il Web, e può controllare le informazioni personali della sua vittima. 

La vittima al contrario, può avere delle difficoltà a scollegarsi dall’ambiente informatico, non sempre ha la possibilità di vedere il volto del suo aggressore, e può avere una scarsa conoscenza circa i rischi insiti nella condivisione delle informazioni personali su Internet (Casas, Del Rey, Ortega-Ruiz, 2013). Proprio per queste maggiori difficoltà da parte della vittima, talvolta essa può arrivare a compiere atti davvero tragici. Il bullismo è un fenomeno che spesso viene associato esclusivamente all’infanzia e all’adolescenza, ma questa non è la realtà. Purtroppo questa forma di violenza si protrae anche nell’età adulta, in particolar modo in quegli spazi che caratterizzano la quotidianità di un adulto come il luogo di lavoro. 

Tra le forme più diffuse di bullismo sul lavoro è possibile trovare il mobbing, ovvero un’aggressione piscologica e morale, reiterata nel tempo da parte di più aggressori, i quali agiscono nei confronti della vittima con l’intento di nuocere alla salute della stessa. Continuando la nostra disamina, una ulteriore forma di bullismo è quella di tipo “omofobico” che consiste nella messa in atto di comportamenti violenti ai quali una vittima viene ripetutamente esposta. Questi comportamenti sono l’esclusione, l’isolamento, la minaccia, gli insulti e le aggressioni da parte del gruppo dei pari, dove gli aggressori o “bulli” si servono dell’omofobia e del sessismo come arma di attacco. La vittima viene squalificata e de-umanizzata. 

Si tratta di contesti in cui possono trovarsi i giovani gay, lesbiche, transessuali o bisessuali, ma anche qualunque persona che sia recepita o rappresentata fuori dai modelli di genere “normativi” (Platero e Gomez, (2007). Ma cosa induce un soggetto a comportarsi da bullo? E di contro, cosa determina che un soggetto sia vittima di episodi di bullismo? Sia i bulli sia le vittime presentano spesso difficoltà di riconoscimento delle emozioni: il bullo non sa immedesimarsi nella vittima, non riconosce i segni di sofferenza e la vittima non sa riconoscere le espressioni di rabbia del bullo, non riesce ad intuire che può trasformarsi in aggressore ed inavvertitamente lo provoca. 

"Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” (Eleanor Roosevelt).

I bulli possono, nel tempo, sviluppare il disturbo della condotta in adolescenza e disturbo antisociale di personalità in età adulta. La vittima invece può sviluppare disturbi d’ansia, disturbo da attacchi di panico, dipendenza, psicosi e disturbi depressivi anche molto severi. Per tentare di arginare questa grande problematica sarebbe opportuna una predisposizione di programmi di prevenzione del bullismo, innanzi tutto a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti. La promozione di programmi di educazione socio affettiva può stimolare una buona conoscenza di sé e delle proprie emozioni consentendo il miglioramento delle relazioni, tra pari e non, attraverso il potenziamento di abilità di comunicazione, negoziazione, tolleranza e cooperazione. Ed in tale contesto la figura dello psicologo può contribuire così alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come quella dello sviluppo. 

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604