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Maradona ha incarnato il mito del brigante

Mi hanno chiesto di scrivere, da napoletano, circa il significato di Diego Armando Maradona, in vita ed oggi che è andato via, per noi napoletani. Per chi me lo chiede da Bari sembra scontato. Ma non è così: devo ammettere innanzitutto la mia inadeguatezza a spiegare, non solo a chi non è napoletano, ma anche a chi è tifoso della Juventus,del Milan o dell’Inter, il rapporto con Sua Maestà. E lo chiamo così non solo per la sublime classe del giocatore. Per capire il triangolo amoroso Diego, Napoli ed “il Napoli”, bisogna sforzarsi di uscire dall’ambito strettamente calcistico per entrare nel significato della squadra azzurra per la città. Non è un caso se la tifoseria napoletana è una delle più conosciute al mondo. Nel tifo partenopeo c’è qualcosa che nessuna squadra potrà mai avere: l’identità di un popolo che si ritrova a combattere per il suo riscatto. Non è neanche un caso se l’unica squadra “nemica” del Napoli (le altre sono semplici avversarie) è la Juventus: ogni volta, ad ogni partita, si rinnova l’antica battaglia senza quartiere tra il Regno delle Due Sicilie e il Piemonte, rappresentati in campo dalle due capitali: Napoli e Torino. Solo una volta chiarito questo punto si potrà comprendere che Diego è stato un capo rivoluzione nella città delle rivoluzioni e dei rivoluzionari, atteso con lunghe notti d’estate passate davanti alle edicole in attesa del verbo del quotidiano “Il Mattino” che sciogliesse la lieta novella: l’incredibile venuta del dio bambino, il mito del brigante che si risveglia e torna per battersi in difesa della “sua” terra martoriata, del suo popolo offeso. Maradona è Masaniello e, insieme, Carmine Crocco: anche chi non conoscesse la vera storia del Sud, profondamente nascosta in quegli anni ottanta dell’arroganza, sentiva sugli spalti del San Paolo l’antico richiamo alla rivolta, il profumo della riscossa possibile con un simile capitano alla guida. A tutto questo va aggiunta l’allergia alla retorica giacobina della “norma” da parte di un popolo che, ultima tribù capace di salvare il mondo secondo Pasolini, in virtù della sua filosofia ha sempre osteggiato il “sistema” e i tentativi di omologazione da parte delle élites dominanti. Ecco, Diego Armando Maradona ha rappresentato per i napoletani la materializzazione del dio bambino che si fa uomo per trascinare la sua gente verso la terra promessa di riscatto e libertà, dicendo un secco no in faccia all’avvocato Gianni Agnelli, sbattendo all’inferno la sua Juve per portare poi, da solo, la sua classe operaia in Paradiso. Per questo amore istintivo e bilaterale, Diego e la sua gente si sono adorati dal primo momento. E tutto questo, per noi napoletani, non avrà mai fine. Amen. 
Gino Giammarino direttore de “Il Brigante”

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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