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Vittorio Miele, autoritratto Vittorio Miele, autoritratto

Liceo Artistico di Cassino intitolato a Vittorio Miele, Rocco Zani: ricongiungimento dell'artista alla sua terra

A cinquant’anni esatti dalla sua nascita il Liceo Artistico della città di Cassino prende il nome Vittorio Miele affidando la sua nuova identità ad uno degli artisti storici di questo territorio. Un riconoscimento significativo per quello che Duccio Trombadori definì nel 1999, a pochi mesi dalla sua scomparsa, “il poeta del silenzio”. L’intitolazione del Liceo Artistico al pittore cassinate assume pertanto significati che potremmo definire consequenziali.

E’ infatti la conclusione di un viaggio lungo e avvincente che ha visto concentrarsi un interesse generale nei confronti di un autore riservato e solitario che ha vissuto, anche attraverso la pittura, le segrete sofferenze del Novecento facendosi testimone di  immagini e resoconti incancellabili nello scenario artistico contemporaneo.

Un percorso, quello di Vittorio Miele,  colmo di testimonianze e tracce di altissimo valore umano e culturale che la sua città – il suo territorio – ha finalmente recepito attraverso una forma di “accoglienza” che lo ha visto protagonista nella sua articolata e complessa figura di uomo e artista. Risale ad oltre un anno fa l’acquisizione, da parte del Museo dell’Abbazia di Montecassino, di una delle sue opere più rilevanti, il “Cristo” che Miele dipinse a metà degli anni settanta del secolo passato. Nello scorso gennaio è la volta dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale ad allestire un intero spazio espositivo permanente capace di ospitare la “Donazione Vittorio Miele”, una vasta raccolta di opere grafiche che l’autore dedicò ai momenti più tragici della storia della città e della sua Abbazia.

Nato a Cassino nel 1926 Vittorio Miele sopravvive, forse involontariamente, al terrore indefinibile di una guerra senza confini che vede la sua città completamente annientata.

Negli uomini e nelle cose. “…una disperazione assoluta e un orrore che pietrifica e un bestiario ripugnante…e un senso di colpa, come un dolore lampeggiante, per essere sopravvissuti…” scrive, in un mirabile testo, Marcello Carlino. Un evento, quello bellico, che lo segna nel corpo e nell’anima. Soprattutto nello sguardo. “Miele si porta dentro il suo teatro di dolore” sottolinea Umberto Mastroianni “la sua personale apocalisse”.

Da quel teatro di morte si allontana al termine della guerra; va a Nord e scopre “passioni” nuove, quelle che forse, l’irrimediabilità della follia umana, gli aveva sottratto. Ad Urbino segue i corsi di pittura e partecipa intensamente alla vita artistica e culturale della città. Lavora freneticamente, quasi ad assorbire i ricorsi della memoria. Nel 1958 partecipa alla Mostra Nazionale Città di Mantovae sempre in quell’anno alla sua prima Marguttiana. Da allora una lunga serie di appuntamenti espositivi, in Italia e all’estero; negli anni ’70 i lunghi soggiorni in Canada e  negli Stati Uniti con le personali tenute a Detroit, Montreal, Willowdale e la partecipazione ad una importante collettiva, con i maggiori maestri dell’arte contemporanea, alla Fine Arts Gallery di Toronto.

Rientrato in Italia presenta le sue opere “americane” alla Galleria Michelangelo di Pescara, alla Ponterosso di Milano e alla Nuova Scaligera di Verona. Alla fine di quel decennio un nuovo viaggio e un lungo soggiorno nella ex Jugoslavia, nella Colonia artistica di Pocitelij. Incontra pittori, poeti, scultori, musicisti provenienti da paesi ed esperienze diverse. Negli anni ’80 sembrano riaprirsi vecchie ferite e la “memoria” – la sostanza intima del ricordo - si fa tema centrale della sua nuova poetica.

Nascono le opere della “Testimonianza”, un’ampia raccolta grafica con immagini  agghiaccianti nelle quali ripropone i giorni dell’orrore e dell’aberrazione. Nel 1984 l’Amministrazione Provinciale di Frosinone dedica a Miele una esauriente antologica che completa un trittico di eventi che vede inoltre protagonisti Umberto Mastroianni e Giovanni Colacicchi. Nel 1987 la sua personale alla Galleria Il Trittico di Roma che suscita l’interesse degli storici Luigi Tallarico e Renato Civello che dedicheranno all’artista pagine di grande intensità. All’inizio degli anni ’90 la Galleria Gagliardi di San Gimignano diviene la sua galleria di riferimento, fino alla sua scomparsa, a Cassino, il 18 novembre 1999.

Gli anni successivi vedranno protagonista la sua opera nell’antologica promossa dal Comune di Boville Ernica curata da Duccio Trombadori e in quella tenuta a dieci anni dalla morte a Frosinone a cura della Fondazione Umberto Mastroianni e presentata da Maurizio Calvesi e Luigi Tallarico. La scelta di intitolare a Vittorio Miele il Liceo Artistico di Cassino appare pertanto l’epilogo di un percorso fatto di incroci e di distacchi, di amori mai sopiti con la città e di allontanamenti mai definitivi. Un ricongiungimento dell’artista alla sua terra, e viceversa. In un dialogo di memorie, di affanni, di dolori smisurati. Di sorrisi rari.

Rocco Zani

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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