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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Rompiamo il silenzio sulla violenza. Quella subita dagli uomini

La psicologa Ilaria Quattrociocche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas, continua le sue approfondite considerazioni su temi di interesse diffuso attraverso la rubrica domenicale su L'inchiesta:

«Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti nella conoscenza e diffusione degli effetti dell’abuso e della violenza sulle donne. Poca attenzione, invece, è  stata dedicata a quella attuata contro il mondo maschile più taciuta e più “sotterranea”. Basti pensare che la ricerca, l’aiuto e il supporto per le vittime di violenza sessuale di sesso maschile sono estremamente arretrati rispetto a quelli per le vittime di sesso femminile (Elkins et al., 2017). Tuttavia, recenti dati indicano che il fenomeno della vittimizzazione nei confronti degli uomini rappresenta un importante problema di salute e sicurezza pubblica (fonte: Istituto Beck). Un’indagine dell’Istat pubblicata nel 2018 per la prima volta, analizzando la violenza sul lavoro, ha rilevato anche le molestie a sfondo sessuale ai danni degli uomini.  

Andando nel dettaglio, le forme di molestia più diffuse tra uomini e donne non sono così differenti: al primo posto tra le molestie ci sono quelle verbali, seguite dai pedinamenti, dall’esibizionismo per arrivare alle molestie fisiche. Una ricerca dell’Università di Siena evidenzia una elevata percentuale di uomini che riferisce di aver ricevuto spinte, graffi, morsi, capelli strappati ed ancora di lancio di oggetti e, in misura minore, folgorazione con la corrente elettrica o dita schiacciate con la porta. Oltre ai dati dell’Istat, però, è difficile trovare dati che raccontano il “fenomeno”. Molto spesso gli uomini, a causa dello stereotipo della virilità e della quasi certezza di non essere creduti, non procedono con la denuncia dell’accaduto.

Alcuni degli stereotipi largamente diffusi sulla sessualità maschile includono l’idea che gli uomini siano raramente vittime d’abuso sessuale, a causa dell’erronea credenza che sia fisicamente impossibile stuprare un uomo e che, qualora questo avvenga, l’uomo abbia in qualche modo acconsentito o ne sia rimasto meno traumatizzato rispetto alle donne. Alcune evidenze sperimentali suggeriscono che questi miti siano percepiti in modo molto forte quando l’abusante è di sesso femminile (Lowe & Rogers, 2017), poiché l’idea di essere sopraffatti da una donna è considerata fortemente stigmatizzante e strettamente associata a una presunta mancanza di virilità. Rispetto alle donne, lo stigma che un uomo abusato deve affrontare è molto forte e dipende anche da alcuni fattori fisiologici.

Il fatto che durante l’abuso sessuale, infatti, possa esserci, da parte della vittima, un’erezione e/o l’eiaculazione, viene considerato dall’abusante, dalla vittima stessa, dal sistema giudiziario e dalla comunità medica come un indicatore di consenso all’atto sessuale e di vissuto positivo nei confronti dell’esperienza erotica (Bullock, Clayton, Beckson, 2011). Ma la violenza non conosce genere e si veste troppo spesso di mille sfumature: uomini buttati fuori casa dalle mogli, che non possono più vedere i loro figli, licenziati dal posto di lavoro, uomini che talvolta tornano a vivere con le proprie mamme, in bilico tra pensieri che suggeriscono di togliersi la vita ed altri animati da senso di sopravvivenza.

Abusi sia di tipo psicologico, sia di tipo fisico e quasi sempre tra le mura domestiche. Infatti, testimonianze raccolte, evidenziano come è tra i congiunti che si verificano le situazioni più rilevanti. E se nelle dinamiche di coppia l’uomo sfoga la rabbia per lo più dal punto di vista fisico, anche percorrendo chilometri e chilometri a piedi (come l’uomo che dopo una lite con sua moglie da Como è giunto a Fano, a piedi), le donne agiscono invece sulla psiche dell’uomo. Ci sarebbe dunque una propensione delle donne a utilizzare nell’ambito familiare soprusi psicologici rispetto ad altre forme di maltrattamento.

Un tipo di violenza sottovalutata anche dalle vittime stesse perché non è riconosciuta propriamente come forma di violenza, specie se si stabilisce come modalità relazionale all’interno della coppia e della famiglia. E invece è una delle più forti e distruttive espressioni manipolatorie di esercizio del potere e controllo sulla persona. La violenza sugli uomini da parte delle donne si caratterizza nel denigrare l’uomo, nelle sue capacità familiari, sessuali, dal punto di vista economico e, quando ci sono i figli, quello che avviene spesso è l’alienazione parentale: gli uomini si vedono privati dei loro bambini per mesi o addirittura anni.

Molte delle persone, quando è possibile, si possono trovare costretti a cercare un nuovo appartamento, arredarlo e continuare a lavorare mantenendo la lucidità, magari costretti a pagare il mutuo della casa dove la moglie vive con i figli e a dare l’assegno di mantenimento. Questo comporta che se la disponibilità non è sufficiente, l’uomo si trova in seria difficoltà. Alcuni invece dormono in macchina, si lavano a una fontana pubblica, vanno al lavoro, se ne hanno uno. Altri pranzano alla mensa della Caritas, giocano d’azzardo pensando magari di fare quella vincita che cambierà loro la vita (anche questa patologia è legata in qualche modo alla violenza). Le persone che subiscono queste forme di violenza possono sviluppare disturbi d’ansia, disturbi da stress post traumatico, disturbi di adattamento, fobie e disturbi depressivi.

Sarebbe opportuno preparare la strada per la sensibilizzazione di queste problematiche che hanno poca risonanza mediatica, ma si tratta di persone in ogni caso vittime, ma  meno aiutate e comprese. La violenza non ha genere. Le vittime sono tutte vittime, senza distinzioni e come recita anche l’articolo 3 della nostra Costituzione è bene ricordare che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Anche gli uomini hanno il diritto di essere ascoltati, tutelati, sostenuti. Una maggiore presa di coscienza ed adeguati percorsi psicologici possono rivelarsi validi strumenti per ricostruire la propria vita e riconquistare la propria dignità».

Ilaria Quattrociocche

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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