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Da sx il rettore Betta, il ministro Manfredi ed il prof. Ricciardi Da sx il rettore Betta, il ministro Manfredi ed il prof. Ricciardi

Unicas, il rettore Betta pronto allo sprint finale. Focalizzato e ottimista

A febbraio scorso, il rettore dell’Unicas Giovanni Betta apriva l’inaugurazione dell’anno accademico con presenze importanti, il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi ed il professor Walter Ricciardi, che da consigliere del ministro della Salute e membro dell’OMS avrebbe avuto, di lì a poco, notti insonni grazie alla pandemia in agguato. Da allora ad oggi, tante sono state le sfide che Betta ha dovuto fronteggiare, in un anno così particolare che lasciarlo alle spalle fa tirare un sospiro di sollievo a tutti.

Che dice, Rettore, lasciamo stare il 2020 e guardiamo oltre? «D’accordissimo, sguardo al futuro! Siamo tutti pronti a ripartire, appena ci sarà concesso. Esami, lauree e lezioni riprenderanno in presenza ma consentendo la partecipazione da remoto. E invece c’è voglia di riprendere a far didattica in presenza, ad organizzare convegni e a partecipare a riunioni e meeting in Italia e all’estero. Insomma, non si aspetta solo la fine della pandemia per poter organizzare feste affollate e per andare al ristorante: anche didattica e ricerca vivono della presenza».

Cosa porta con sé ‘in dote’ nell’anno nuovo? «Un buon numero di idee e progetti da realizzare, perché siamo proiettati in avanti con ottimismo. Abbiamo appena presentato con Milano Bicocca, Milano Poli, UNINA, la richiesta di finanziamento per la Notte Europea 2021, prevista per settembre. In questi mesi i rapporti con le imprese del territorio hanno proseguito il loro corso con buoni esiti: è recente, ad esempio, la convenzione con Saxa Gres ed il finanziamento di 7 progetti di dottorati industriali da parte della regione Lazio. Obiettivi importanti, prestigiosi. Ma anche in questi casi con la presenza tutto viaggia più veloce».

Di solito, in questo periodo si programma l’inaugurazione dell’anno accademico. E’ già in agenda? «Sto temporeggiando, perché mentre gli altri atenei le stanno organizzando da remoto, la mia ultima mi piacerebbe farla de visu. Di solito la svolgiamo a febbraio, attendo fiducioso. Insomma, siamo come tutti ai blocchi di partenza...pronti a scattare ma anche a procedere con cautela al ritmo massimo possibile».

Sei anni di rettorato si stanno concludendo. Come vive la sua successione? «Ho incontrato i direttori ed il vicario ed insieme abbiamo concordato di procedere, come da tradizione, con una votazione tra maggio e giugno (io fui eletto il 18 giugno 2015). Credo che a gennaio ogni dipartimento valuterà la presenza di persone disponibili a scendere in campo e si procederà ai primi confronti. Come sempre, su programmi e nomi».

Cosa vede nel suo futuro da post Rettore? «Ho l’abitudine di non progettare a lunga scadenza. Le opportunità arrivano, ma ora mi aspetta comunque un anno impegnativo. Sicuramente mi vedo ancora all’università di Cassino. Credo che l’esperienza fatta in questi anni potrà trovare opportunità di valorizzazione».

E dunque, il rettore Betta si appresta a vivere il suo ultimo anno alla guida dell’Unicas con la consapevolezza di chi sa che resterà ben saldo in una cabina di regia di questa università che ha traghettato in acque tempestose verso una ‘normalità’ che solo il Covid avrebbe potuto stravolgere. Ma la rotta era già segnata, c’è da trasferire Lettere nella nuova palazzina, da organizzare i CNU 2021 a Cassino, da varare nuovi progetti di ricerca ad alti livelli. Il meglio, insomma, deve ancora venire.   

Da L'inchiesta quotidiano del 30 dicembre 2020

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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