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Franco Assante, dalle foto al caffè della domenica: così sapeva essere presente nella vita di tutti

Sul “peso” di questi sei anni di assenza, alla fine influiscono anche il cioccolato che ha regalato sempre a Natale a Marco e Alessia (i miei figli) oppure le foto che ha scattato loro e che sono tutte attaccate alle due pareti dei miei ricordi. Ma le ha fatte anche a me ed a mia moglie Angela. Le uniche che abbiamo, in realtà (al di là di qualche selfie e dell’album del matrimonio). Parlare in prima persona è odioso, specialmente sui giornali, ma è proprio Franco Assante a spingere sul tasto dell’intimità. L’averlo pigiato, da parte di chi scrive queste note, ha la sola finalità di far comprendere quanto sia stata sempre profonda e appassionata la sua capacità di conoscere chi aveva di fronte ed era da lui ritenuto apprezzabile, ovviamente al di là ed oltre la cerchia della famiglia e dei suoi affetti più cari.

Perché Assante era tutt’altro che superficiale in tutte le sue cose. Era curioso, voleva capire i dettagli della complessità non solo delle povere vicende del nostro territorio di confine, perennemente sospeso sulla povertà e sul malaffare meridionali, ma soprattutto di quelle decisive per il mondo intero. Spingendosi - come leggerete su queste pagine - anche oltre. Abbattendo in strabiliante anticipo rispetto ai tempi, le barriere con la Chiesa che, in stagioni anche recenti, sono sembrate insormontabili per un comunista agnostico. Per questo Assante può essere stato criticato sotto il profilo politico (avere lo sguardo lungo, oltre il presente, e senza pregiudizi, è impresa per poche intelligenze), avversato per le sue prese di posizione spesso fuori dal coro (che l’appartenenza partitica gli avrebbe consigliato di intonare senza stonature), ma ha irremovibilmente sempre agito e parlato per proseguire lungo il sentiero che riteneva “giusto”.

Mai avrebbe deviato, “sbagliando” e rinunciando alla coerenza col suo pensiero e con quel che nella vita ha sempre praticato. Mai avrebbe ceduto agli ammiccamenti ed alle pacche sulle spalle, mostrando l’inferiorità morale che, viceversa, riteneva fosse propria di quanti avevano scambiato il partito e la politica per un ufficio di collocamento, per i dispensatori di gettoni di presenza e consulenze o per le sedi da dove veicolare operazioni economiche e di potere. Ecco, far carriera e comandare grazie al Pci-Ds-Pds-Pd era la cosa più distante dal suo modo di concepire la politica, che deve essere sempre e solo a sevizio della collettività.

Spesso con Franco era difficile andare d’accordo, specie per chi - chi scrive tra gli altri - cercava di spiegargli che c’erano casi in cui il compromesso diventava l’unica strada per poter andare a fare la spesa il giorno dopo. Ma ad aver ragione era lui. L’inquinamento della politica a tutti i livelli è stato determinato dall’afflusso di denaro che ha piegato le scelte ed il consenso agli interessi di pochi. Assante lo aveva visto subito, sin dai primi segnali. Lo aveva gridato durante i congressi e le riunioni di partito facendosi nemici e restando isolato, mentre non una voce dei moralisti più noti si manifestava in suo soccorso.

Quel fiume di soldi ha finito col saldare potere politico, economico ed anche l’informazione. Gli effetti li vediamo anche oggi in operazioni spericolate, in cui non ci sono voti di assemblee o di eletti a decidere, ma le scelte che contano passano sulla testa di tutti. Invece le esigenze di giustizia, di solidarietà, di riduzione delle sperequazioni, di ritorno al merito, di trasparenza nella gestione della cosa pubblica sono sempre state la direzione lungo la quale viaggiava tra di noi.

Il caffè della domenica mattina era irrinunciabile. Se scappava il sonno chiamava e gettava giù il telefono. Anche i conoscenti di una vita lo mandavano all’altro paese per l’ora improbabile dell’appuntamento nel giorno di festa. Ma chiacchierare dieci minuti al bar serviva a riannodare i fili tra le vite ed a rinvigorire l’affetto. Quasi imponeva la sua presenza, sapendo che era quella la medicina utile ad accorciare le distanze e addolcire le solitudini. Un altruismo forte alimentava Franco, ed era tutto fondato sull’esigenza di non essere pigri di fronte ad un epocale cambio di passo della società che si ripercuoteva sulla quotidianità di tutti.

Per questo era protagonista con la determinazione a trascendere gli interessi personali per guardare al benessere di tutti, cominciando dal riscatto degli ultimi. La spiritualità laica di Assante è un insegnamento ed un esempio. Un’eccezione affascinante che, proprio per questo, rende la sua scomparsa dolorosamente irrimediabile. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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