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I noti commercianti cassinati dell'abbigliamento, Pasquale Colafrancesco e Maurizio Coletta I noti commercianti cassinati dell'abbigliamento, Pasquale Colafrancesco e Maurizio Coletta

Commercio a Cassino, l'appello di Colafrancesco e Coletta: evitiamo che il settore soccomba del tutto

Pasquale Colafrancesco e Maurizio Coletta due commercianti storici della città lanciano alla politica un appello per evitare che il commercio soccomba definitivamente a Cassino e che possa almeno programmare una ripresa. «Io con Coletta - esordisce Colafrancesco - commentavamo una notizia sulle varie fasce, con aperture e chiusure, zone rosse e divieti. C’era l’articolo sul Corriere della Sera sul Lazio zona arancione dalla prossima settimana: tutti i bar e ristoranti chiusi, aperti parrucchieri e centri estetici e negozi al dettaglio, esclusi abbigliamento, calzature e gioielli. Ci chiedevamo quale fosse il criterio e perché mai noi dovremmo restare chiusi».

«In previsione dell’inizio dei saldi del 12 gennaio, che poi si concentrano nel week end - spiega Coletta -, noi come dobbiamo comportarci? I saldi si possono fare o no? Come dobbiamo andare avanti e quale programmazione possiamo mettere in cantiere? Ringraziamo i clienti che ci hanno gratificato nei pochi giorni di apertura - aggiunge - ma purtroppo i conti non tornano perché le spese non è che attendano che la pandemia finisca o almeno allenti la presa. Ci hanno fatto chiudere il 24 ed il 31 dicembre e non sappiamo perché. In previsione di una Pasqua - ricorrenza fondamentale, con le cerimonie e quant’altro -, come dobbiamo organizzarci, come ci muoveremo?».

Colafrancesco sollecita anche i rappresentanti della categoria del commercio: «A dover essere sincero non sento o non vedo notizie che possano darci la speranza di un futuro. Non si nota proprio l’attività di queste organizzazioni a sostegno di un comparto stremato. Anche queste nostre rappresentanze probabilmente dovrebbero essere più dinamiche e attive». «La città deve reagire - incalza Coletta -. Il Comune fa quel che può anche se a volte a fasi alterne. In ogni caso noi vogliamo aiutare l’amministrazione anche per quanto riguarda la vita della città: un negozio aperto dà più sicurezza, fornisce luce alle strade e rafforza il controllo su quel che avviene. Vogliamo la collaborazione con ristoratori e bar perché è il tessuto economico nel suo insieme ad essere fondamentale per la città e quindi va connesso e rafforzato in tutte le sue componenti».

«Non possiamo far morire Cassino - tira le somme Colafrancesco -: vogliamo che la politica e le istituzioni ci dicano come andare avanti. Noi non ci stiamo lamentando perché non arrivano soldi. Abbiamo bisogno di poter programmare, di sapere quando ci sarà la ripartenza e soprattutto di poter lavorare. Se c’è movimento, c’è lavoro e tranquillità: il commerciante e l’artigiano vogliono semplicemente poter lavorare. Se poi ci sono fondi, che vengano distribuiti in maniera equa e giusta. Ci sono famiglie che hanno creduto nelle aziende ed hanno alle spalle 70 anni di attività. Costituiscono un patrimonio da tutelare per il benessere della città e del territorio».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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