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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Come riconoscere il senso di colpa. E farlo diventare senso di responsabilità

Quando veniamo al mondo abbiamo con noi un bagaglio importante. Esso contiene emozioni come la paura, l’amore, il senso di protezione, la sicurezza. Queste emozioni sono presenti istintivamente. Poi, crescendo, ne aggiungiamo altre come il senso di colpa che deriva dall’educazione che riceviamo ed in particolare il suo significato è veicolato in noi da figure significative come i nostri genitori, gli insegnanti e le relazioni sociali.

Sicuramente sarà capitato, da bambini, di essere rimproverati per qualche errore commesso e forse abbiamo anche ricevuto delle punizioni, le quali hanno condizionato la nostra mente trasferendoci il messaggio di cosa è giusto o sbagliato, nell’interpretazione di chi interagisce con noi. Ma tutto questo può in alcuni casi avere un seguito pericoloso: comincia a germogliare un sentimento nuovo a cui poi diamo il nome di “senso di colpa”.

Possiamo allora provare a ricordare ora, mentre leggiamo, frasi del tipo: “Mangia tutto, perché ci sono i bambini che non hanno nulla da mangiare” oppure “ fai la brava con tua sorella, se cade e si fa male è colpa tua” ed ancora “ hai preso tre in italiano perché non hai studiato ed è colpa tua”. Ma cos’è la colpa? In psicologia il senso di colpa è un sentimento umano che è collegato alla colpa intesa come il risultato di un'azione o di un’omissione, che identifica chi è colpevole, reale o presunto, di trasgressioni a regole morali, religiose o giuridiche e si manifesta in chi lo percepisce come una riprovazione verso sé stessi.

Quando viene sperimentato da persone sensibili e responsabili si evidenzia nelle forme di un meccanismo della coscienza, che segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non troviamo strategie comportamentali per rimediare con un gesto riparatore. Quindi potremmo dire che questo sentimento non è di per sé dotato di sole connotazioni negative, poiché quando è coltivato sulla base di modalità sane e funzionali rappresenta un fattore evolutivo davvero importante perché ci consente di far maturare il nostro senso di responsabilità, ci fornisce le fondamenta della nostra etica personale. 

Quando è eccessivo però, come tutte le cose, può non andar bene e può dar luogo a blocchi anche molto dolorosi. Alcune ricerche mostrano come l'esperienza emotiva del senso di colpa possa essere correlata direttamente con la sensazione corporea di pesantezza ed affaticamento. Le ricerche sono state condotte all’interno del quadro teorico di riferimento della Embodied Cognition, letteralmente “Cognizione Incarnata” è una prospettiva teorica che esamina come i nostri pensieri e le nostre emozioni interagiscono con il nostro corpo per guidare il comportamento manifesto. Quindi i nostri processi cognitivi sono profondamente radicati nelle interazioni del corpo con il mondo e il corpo riveste un ruolo centrale nel modellare la mente. Il senso di colpa, inoltre, spesso è associato ad un peso sulla coscienza da dover sopportare.

La prima cosa da fare per poter tentare di tenere a bada le emozioni spiacevoli derivate dal senso di colpa (come: rabbia, frustrazione, preoccupazione, tristezza, disperazione) è imparare a conoscerlo e riconoscerlo. Si possono definire due tipologie di senso di colpa: il senso di colpa che proviene dal moralismo, fa riferimento al nostro mondo inconscio, agli stimoli che abbiamo ricevuto già da piccolissimi e di cui non possiamo essere totalmente consapevoli. chi vive questo tipo di senso di colpa ha una tendenza a reprimere se stesso, i proprio bisogni e quindi i propri progetti di vita. E’ come se sentiamo dentro di noi la presenza di un “giudice interiore” di cui temiamo il giudizio negativo che può innescare la sensazione di essere in colpa e quindi di meritare una punizione o di “non essere degno dell’approvazione altrui” come a suo tempo forse possiamo aver sentito di “non meritare più l’amore di mamma” perché non abbiamo rispettato un ordine ed emerge allora, con prepotenza, la paura dell’abbandono, il timore di perdere l’amore o l’approvazione degli altri.

La seconda tipologia di senso di colpa, con caratteristiche funzionali e di adattamento all’ambiente, è quella che giunge dal nostro mondo interno e ci fa notare se  “non stiamo facendo bene, sei siamo fuori strada”. questo secondo senso di colpa può farci provare insoddisfazione, può farci sentire inadeguati perché non stiamo realizzando le nostre potenzialità. Come si può allora tentare di superare il nostro senso di colpa, anche quando esso ha origini lontanissime?

Assumerci la responsabilità, questo è il primo e fondamentale passo, sia in merito a qualcosa che che dovremmo fare e non facciamo o in riferimento a qualcosa che abbiamo fatto realmente, evitando di fermarci a dare la colpa a noi stessi, ma trasformala in responsabilità, ovvero compiere delle azioni, fare delle scelte e subirne le conseguenze, anche quando le cose vanno male. poi potremmo imparare a tollerare il disappunto degli altri, ricordando che “non si può piacere a tutti”. Poi sarebbe sicuramente valido un “viaggio nel passato” , con un professionista, per comprendere meglio le dinamiche che ci agiscono e “ritornare al futuro” con più consapevolezza  sul nostro vissuto e poter così finalmente procedere a vivere la nostra vita più serena ed appagante.

Ilaria Quattrociocche (Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale)

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

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