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Ricordando i 150 anni di Roma Capitale

Non è una data che si ricorda facilmente: il riferimento è al 3 febbraio 1871, giorno in cui Roma diventa formalmente, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la nuova capitale del Regno d’Italia. La prima capitale fu Torino, poi dal 3 febbraio 1865 fu trasferita a Firenze e successivamente a Roma. dopo la fine del potere temporale della Chiesa. In dieci anni di Regno d’Italia, la capitale cambiò tre volte. Non fu un periodo facile  perché non tutti accettarono il trasferimento da Torino a Firenze della capitale. Ci furono sommosse e scontri fra cittadini della città torinese e il Regio Esercito Italiano, con 52 morti e 187 feriti tra civili e militari,  nel settembre 1864, definita dalla stampa dell’epoca “la strage di Torino”. La popolazione fiorentina visse con un certo scetticismo la presenza della corte a Firenze: il re, Vittorio Emanuele II, preferì vivere nella tenuta di San Rossore, e quando la capitale si trasferisce a Roma, i fiorentini non ne risentirono affatto. A Roma, invece, l’accoglienza popolare fu grande per il nuovo ruolo della città eterna a capitale d’Italia, ma il papa Pio IX non accettò la decisione dello stato italiano, che considerò un atto unilaterale, con i rapporti che furono difficili e conflittuali. La città subì importanti trasformazioni urbanistiche per diventare una grande città europea e moderna. Gli abitanti di Roma nel 1871 erano circa 220 mila, con una popolazione italiana di oltre 28 milioni, oggi sono 2 milioni e 800 mila nella Capitale e circa 60 milioni in Italia. Nel febbraio 1929 si concluse la “questione romana” con la sottoscrizione dei Patti Lateranensi fra il Regno d’Italia e la Santa Sede, a distanza di 58 anni dalla proclamazione di Roma Capitale. L’inizio delle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale, sono iniziate con un evento d’eccezione con personaggi della musica e della cultura, un concerto al Teatro dell’Opera, il 3 febbraio dello scorso anno, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di autorità civili e religiose e i vertici del Campidoglio. Ma, forse a causa della mancanza di un comitato organizzatore e le vicende della pandemia, questo importante anniversario non ha avuto il risalto dovuto. Eppure a Roma si sono costituiti alcuni comitati della società civile, per ricordare con incontri e riunioni questa storica data. Un esempio come quello del “Comitato Roma 150” che ha promosso iniziative e predisposto un programma per riqualificare la città eterna. Un comitato composto da personalitàdel mondo della cultura, del giornalismo e della politica, impegnati a restituire  vigore all’immagine della Capitale. In un messaggio letto dal cardinale Parolin, al concerto al Teatro dell’Opera per l’inizio delle celebrazioni di Roma Capitale, papa Francesco scrive: «In 150 anni Roma è cambiata molto passando da ambiente umano omogeneo a comunità multietnica, in cui convivono, accanto a quella cattolica, visioni ispirate ad altri credo religiosi e a concezioni non religiose dell’esistenza. Ricordiamo che la Chiesa ha condiviso gioie e dolori dei romani, ed è una grande risorsa dell’umanità, e sia sempre più fraterna». Inoltre ha richiamato tre argomenti su vicende che ancora vanno ricordate e sono attuali: la fraternità fra Chiesa cattolica e la comunità ebraica, gli anni del Concilio Vaticano II e il convegno sui “mali di Roma” in ascolto alle periferie. Ieri, 3 febbraio 2021, per le celebrazioni dei 150 anni  di Roma Capitale d’Italia, si è tenuta nei Musei Capitolini, alla presenza della sindaca Virginia Raggi, una Lectio Magistralis del giornalista Paolo Mieli a una delegazione di studenti, su tematiche inerenti i comuni e l’Unione Europea. E’ stato poi presentato un francobollo speciale delle Poste dedicato a Roma Capitale e una moneta coniata dalla Zecca con il volto della “Dea Roma”. Probabilmente qualcosa di più significativo per la Città Eterna si poteva realizzare, ma quello che vediamo è lo specchio dei tempi che viviamo. Chiuse le celebrazioni dei 150 anni, l’interrogativo che i romani si pongono, anche in questo periodo di Covid-19, è sempre lo stesso: qual è il futuro di Roma? Come superare il degrado, creare sviluppo, trasformare le periferie, combattere le diseguaglianze,  garantire servizi efficienti anche ai più bisognosi? Sono risposte difficili, ma non impossibili. Sperare di vivere a Roma, in una città diversa, deve essere una visione di futuro, che deve motivare non solo i cittadini ma la classe dirigente. Esiste la necessità di aprire un confronto concreto, non solo fra le forze politiche, per il rinnovo del Campidoglio, anche nella società, nell’associazionismo, nell’imprenditoria, nei luoghi di studio e di ricerca, per rendere Roma una risorsa straordinaria non solo per i romani ma per il Paese. Il prestigio mondiale di cui gode in virtù della sua millenaria storia di civiltà, per il suo ruolo di capitale della Cristianità e di capitale europea, rendono non più rinviabile una forte azione di rilancio della città. A Roma esistono le potenzialità per compierequesto salto di qualità. E’ormai finito il tempo dell’improvvisazione, occorre tornare alla professionalità, all’impegno motivato e allo spirito di servizio, per il bene dei cittadini.                      Luciano Di Pietrantonio

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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