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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Oggi festeggiamo anche gli 'involontariamente celibi'

E mentre oggi molti festeggiano l’amore, ufficiale o segreto che sia, il mio pensiero si rivolge a chi un amore non ce l’ha. Non faccio riferimento a chi è single per scelta, a chi desidera consapevolmente vivere la sua vita senza una relazione sentimentale stabile, ma a tutti coloro che vivono il grande disagio di essere “involontariamente celibi”: gli INCEL. Si definiscono tali tutti coloro che si riconoscono nella condizione di celibi involontari e non hanno rapporti sessuali da almeno sei mesi. Secondo alcuni studi è la condizione anche di persone sposate che non hanno rapporti sessuali da lungo tempo.

Secondo un'indagine compiuta nel 2016, la prima Incel di Internet era una donna di nome Alana. E la stessa parola “incel" è una particolare accezione terminologica coniata nel 1993, quando Alana, studentessa della Carleton University di Ottawa, ne fa menzione per la prima volta per creare un blog chiamato "Alana's Involuntary Celibacy Project". Il primitivo blog aveva lo scopo di raccogliere le esperienze personali di Alana che sempre aveva riscontrato difficoltà nelle relazioni interpersonali, e di tutte quelle persone che soffrono di quella che potremmo definire “timidezza patologica”. Tale condizione può diventare talmente disfunzionale al punto di determinare scenari depressivi e di profonda solitudine, ma senza un desiderio attivo. Essere involontariamente celibe è quindi ben diverso da essere single, e in molti casi presuppone la convinzione di essere rifiutati dagli "altri" per via del proprio aspetto fisico o di alcune connotazioni caratteriali. Purtroppo, di recente, tale accezione fenomenologica è stata anche illegittimamente associata e presa a “manifesto” da movimenti di natura e finalità completamente diverse dall’originale, diventando strumento e talora pretesto ideologico a connotazione profondamente misogina.  Ecco perché ci possono essere casi di femminicidio rivendicati da pseudo Incel, che in realtà  sono ideologicamente distanti dal fenomeno originario. Questa, però, è una definizione standard che categorizza una condizione ben più complessa. 

Una parte di questa popolazione basa il suo pensiero sulle regole della teoria LMS (Look Money and Status), nella quale si sostiene che alcune donne esercitano il vero potere, negando ad una minoranza di “inadatti” (gli Incel) quello che viene ritenuto il “diritto ad avere rapporti sessuali”, animati da convinzioni pseudoscientifiche, dove le donne dominerebbero la società col loro potere di «selezione sessuale», mutuato in parte da una visione distorta della teoria evoluzionistica di Darwin. Altro elemento da tenere in considerazione è che quotidianamente sui social circolano idee che sostengono il fatto che caratteristiche quali la sicurezza di sé, il carisma e la buona comunicazione sarebbero importanti ma non necessarie. Innanzitutto infatti contano il bell’aspetto, il reddito e lo status sociale. Ma apparire “belli”, avere un certo reddito e status sociale sono tutte conseguenze dell’avere cura di sé, essere intraprendenti e impegnarsi in qualcosa nella vita. Difficilmente si riesce ad attrarre qualcuno se per primi abbiamo scarsa autostima di noi. 

Amore non è né bello né brutto: "Chi è amato è davvero bello, affascinante, perfetto, degno di ogni felicità; colui che ama ha un altro aspetto" Platone.

In gioco è anche la capacità di innamorarsi che spesso appare essere inversamente proporzionale al tempo che scorre: sempre più difficile quanto più si cresce. Ma perché? Complice è il famoso “orologio biologico” che, raggiunta una data età biologica , sembra bussare sempre più insistentemente, ricordando o facendo emergere il desiderio di stabilità, di un partner e di una famiglia. La difficoltà ad innamorarsi con il progredire dell’età è spesso correlata alla forza che un individuo ha maturato: il lungo periodo in cui si è single, ha confinato le priorità e gli interessi su sé stessi, rendendo quindi più difficile la contemplazione di altro all’infuori di sé.

Questo “bastare a se stessi” è un traguardo molto importante ed è senza dubbio un aspetto funzionale per la propria autostima, tuttavia quando portato all’estremo, può essere di intralcio, come ad esempio avviene all’interno delle relazioni sentimentali. Succede allora che queste persone non riescono ad avere una vita erotica soddisfacente, innescandosi un circolo vizioso, sono così indirettamente sfavorite o escluse da contesti quali la genitorialità e la famiglia coniugale. Questa esclusione, che penalizzerebbe il maggiormente l’universo maschile, non è però legata a casualità e non è limitata nel tempo, ma è sistematica e dipendente da alcuni fattori cardine che spingono le donne a preferire alcuni uomini ad altri principalmente in base ad attrattiva fisica, disponibilità di soldi e popolarità/condizione sociale. Con questa chiave di lettura, inoltre, nello scegliersi reciprocamente, poco ci sarebbe di reciproco, perché in realtà ci troviamo di fronte a branchi di uomini con bassa selettività (che andrebbero non con qualunque donna disponibile, ma quasi) e donne che invece esercitano una selettività vera, scartando quotidianamente occasioni e offerte sessuali, potenziali o concrete. In altre parole, non siamo “pari” della ricerca del partner sessuale, le donne la vincono in quanto sono più cercate e cercano di meno (teoria “Red Pill”).

Come uscirne allora? Probabilmente la migliore strategia è fare proprio appello alla propria forza, anziché aspettarsi che una persona esterna sia in grado di sostituirsi ad essa. Essere consapevoli della propria forza dovrebbe permettere di affrontare con maggiore determinazione il (certamente non facile) cammino di una relazione e, proprio in virtù dell’esperita forza, darci la possibilità di accogliere l’altro senza temere di divenire deboli.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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