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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

La fede e la vita. Insieme, come su un campo di battaglia

Alle 9.45 del 15 febbraio 1944, gli aerei degli Alleati iniziarono il bombardamento dell’abbazia di Montecassino (Fr). Una delle decisioni più controverse della Seconda Guerra Mondiale che causa la distruzione di un complesso architettonico, le cui prime vestigia risalgono addirittura al sesto secolo. L'ordine fu dato dal generale americano Mark Wayne Clark, nella convinzione (poi rivelatasi errata) che l'interno dell'abbazia fosse occupato dai tedeschi. In realtà, paradossalmente, proprio le macerie dell'abbazia consentirono molto più facilmente alle truppe tedesche di trovare rifugio e di continuare la battaglia. Cosa che in effetti fecero, con il risultato che la linea Gustav, che passava appunto da Cassino, potè resistere alla pressione degli Alleati fino a maggio di quell'anno.

In totale, durante la battaglia di Montecassino, che si sviluppò da gennaio a maggio del 1944, persero la vita circa 135mila tra alleati e tedeschi. L'abbazia fu poi ricostruita nel Dopoguerra, cercando di mantenere fede il più possibile alla struttura architettonica originale. A guidare l’abbazia e la diocesi di Montecassino, vivendo da vicino un evento tra i più tragici della seconda guerra mondiale, un uomo, il cui ricordo è vivo nella comunità cassinese e che veniva anche ritratto da Papa Pio XII in un suo autografo del 18 giugno 1941, a lui indirizzato per il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale. Scriveva il Pontefice: «Ci sono ben note le molteplici cure con le quali hai cercato di far crescere l’onore a Dio e il profitto delle anime...ci si presentano inoltre la restaurazione della chiesa cattedrale dell’Abbazia… Le belle arti poi e le scienze, le opere di carità e quelle sociali, con ricerche e pubblicazioni, facesti progredire… Né ti fu meno a cuore di governare e perfezionare, con l’aiuto del clero, la vita cristiana del popolo».

L’abate Diamare nei suoi lunghi anni di governo esercitò il suo incarico con grande fede ed instancabile devozione nei confronti di monaci, sacerdoti e fedeli tutti. Nella città di Cassino profuse tutto il suo impegno di organizzazione e animazione cristiana della gioventù, caratterizzato nel corso degli anni da un’incessante carità volta a sollevare le tante difficoltà materiali e morali nelle quali versava il suo popolo in tempi resi calamitosi dalle malattie, dai terremoti e dalla guerra.

Un uomo che non volle mai abbandonare il monastero, nei mesi che precedettero la tragica conclusione, oltre ad occuparsi delle suore, dei bambini e dei numerosi civili che si rifugiavano in abbazia per sfuggire agli orrori della guerra e non mancò di arginare egli stesso atti di violenza a danno di persone inermi. E decisiva fu anche la sua opera rivolta alla salvaguardia non solo dell’archivio e della biblioteca di Montecassino, ma anche del deposito dei Musei di Napoli portato a Montecassino insieme alle collezioni numismatiche di Siracusa e al Tesoro di San Gennaro nella vana speranza che in quel luogo sarebbero stati al sicuro dall’infuriare della guerra.

Lo stesso Stato italiano diede pubblico riconoscimento alla coraggiosa opera svolta dal Diamare, definendolo «Luminosa figura di sacerdote ». E, nel tentativo di fornire un approfondimento, tra le caratteristiche psicologiche salienti di una figura così eminente, è possibile rinvenire una particolare e solida fede, motore e propulsore alla base del suo agire. La fede, intesa come bisogno di trascendenza, è un bisogno connaturato all’animo umano. La fede, il credere in qualcosa oltre l’aspetto materiale della vita, serve alla costruzione di un senso per il proprio vivere. Jung la definiva come una necessità fondamentale allo sviluppo dell’individuo.

“Fede è credere in qualcosa per affrontare le avversità della vita” (Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli). E allora la vita, di ciascuno di noi, può essere pensata come un campo di battaglia. Finché la vita scorre liscia nessuna perdita viene sentita, ma quando entra in gioco la sofferenza le cose cambiano. E’ a questo punto che la gente comincia a cercare una via d’uscita e a riflettere sul significato della vita e sulle sue sconcertanti e dolorose esperienze. E può cercare rifugio in una fede, declinandola anche in azioni concrete come il nostro abate. L’uomo moderno può affermare di poterne fare a meno, ma dal momento che si tratta di cose invisibili e inconoscibili (poiché Dio sta al di là di ogni capacità di comprensione umana e l’immortalità non è dimostrabile in alcun modo), perché dobbiamo perderci nella ricerca di prove razionali?

Anche se non fossimo consapevoli della nostra necessità di consumare il sale insieme al cibo, continueremmo pur sempre a trarre vantaggio dal suo uso. Anche se sostenessimo che l’uso del sale è una semplice illusione del palato o una superstizione, esso continuerebbe a produrre un benefico effetto sulle nostre condizioni di vita. E allora, perché dovremmo fare a meno di concezioni che si dimostrano utili nei momenti di crisi e che danno un significato alla nostra esistenza? E inoltre la negazione di ogni fede religiosa è altrettanto non dimostrativa quanto la sua affermazione. Noi siamo assolutamente liberi di scegliere l’uno o l’altro dei due punti di vista; tuttavia si tratta sempre di una decisione arbitraria. In ogni caso, il credere in qualcosa, avere una fede ha un’importante ragione pratica: è utile.

L’uomo ha assolutamente bisogno di idee e convinzioni generali che diano un significato alla sua vita e che gli permettano di individuare il suo posto nell’universo. Quando è convinto che esse abbiano un senso, egli trova la forza di affrontare le più incredibili avversità; viceversa egli si sente sopraffatto quando, nel colmo della sventura, si trova costretto ad ammettere di essere coinvolto in una vicenda senza senso. Potremmo allora conferire una funzione simbolica religiosa all’abate Diamare, nel tentativo di arricchire il significato alla vita dell’uomo. Questa fede può conferire alla vita dei posteri una prospettiva (e uno scopo) che supera di gran lunga la loro limitata esistenza. Essa consente loro di dispiegare largamente la propria personalità e di vivere una vita piena, da persone integrali.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

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