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Alessandro Lombardi Alessandro Lombardi

Dolore e sconcerto per la morte di “Sandro”. La lettera aperta del collega

Della sua romanità era fiero, quasi fosse un bigliettino da visita, ma ad aprirgli tutte le porte erano la sua gentilezza, l’umanità, la sensibilità verso il mondo e le persone che lo circondavano, la sua professionalità. Mai fuori luogo, sempre gentile e disponibile. Un vero esempio d’uomo. Alessandro Lombardi è andato via in silenzio, ma la sua scomparsa ha fatto così tanto rumore anche oltre i confini della provincia di Frosinone, città capoluogo dove viveva con la sua famiglia. Aveva 58 anni ed era sovrintendente capo coordinatore della Polizia di Stato, in servizio alla Digos. Sempre in prima linea, anche durante la pandemia, che non lo ha risparmiato. Ieri mattina il decesso. Questura in lutto. Colleghi disperati. Tanti i post pubblicati sui social network per ricordarlo con affetto, ma anche tanto dolore. Questa mattina alle 12 davanti casi è stata celebrata la messa, poi la sepoltura a Roma. 
Commoventi le parole del collega Gianluca con il quale Alessandro condivideva gran parte della giornata. Gianluca ha affidato a noi la lettera aperta. 
«Sandro voglio ricordarti da uomo, amico e fratello al di fuori dell’Amministrazione perché ritengo che, con il passare degli anni e con il susseguirsi degli eventi con i quali la vita ci mette alla prova, si è più che semplici colleghi. Io e te avevamo una passione in comune: la palestra. Ci piaceva alzare i pesi per stare in forma e ci allenavamo agli orari più assurdi per fare conciliare lavoro e famiglia. Poi è arrivata questa maledetta pandemia e le palestre hanno dovuto chiudere, ma senza perderti d’animo ti sei messo alla ricerca di attrezzi da mettere all'interno della palestra in Questura. Da un anno ci allenavamo lì, nella “buca” per via dello spazio ristretto. Tutto andava per il verso giusto: lavoro, famiglia, rapporti esterni. Tutto, fino a quella maledetta domenica 7 febbraio quando mi hai chiamato dicendomi di avere la febbre alta e la paura addosso di aver contratto il Covid. Io ho cercato di rassicurarti dicendoti che era solo un raffreddore per qualche sudata in palestra. Il giorno seguente hai scoperto che il tampone era positivo. Il destino ci ha voluti unire anche in questa pandemia poiché anch’io, successivamente, sono risultato positivo al Covid-19. Ricordo ancora che quando te l'ho comunicato mi hai chiesto scusa, assumendotene la responsabilità. Da quel giorno tutte le mattine alle 11 ti chiamavo per sapere come stavi e ci facevamo forza a vicenda fino a quando è arrivata la telefonata alla quale mai nessuno vorrebbe rispondere. In questi anni ti sei fatto volere bene da tutti perché nel tuo lavoro hai sempre messo al primo posto il lato umano. Ciao Sandro, ti saluto in questo modo, a me non consono. Essendo ancora positivo non sono potuto essere lì vicino a te nel momento più importante, sono sicuro che da lassù non sentirai la mia assenza e continuerai ad essere in servizio con me».
Alla famiglia Lombardi giunga anche il cordoglio di tutta la redazione de L’inchiesta Quotidiano.

Dall'edizione di venerdì 19 febbraio 2021

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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