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Cassino, i collaboratori della farmacia Ricciuti: noi discriminati per le vaccinazioni rispetto ai laureati

I collaboratori non farmacisti della Farmacia Ricciuti di Cassino reclamano quanto segue: “Riteniamo grave che ad oggi a quasi due mesi dalla vaccinazione dei colleghi farmacisti i collaboratori non farmacisti non siano stati considerati tra il personale da vaccinare nel piano nazionale - si legge in una nota giunta in redazione -. La farmacia rappresenta un luogo dove il rischio di essere esposti al contagio da COVID-19 è molto alto quindi all’interno dello stesso luogo non possono esserci discriminazioni cosi’ evidenti tra gli stessi collaboratori a prescindere dalla presenza o meno del titolo che certamente non ci differenzia per il diritto alla salute,anche perché non abbiamo mai smesso di lavorare siamo stati sempre in presenza”.

“Non avendo possibilità di accedere al vaccino in nessun modo e venendo a mancare il nostro diritto secondo la costituzione italiana che riconosce la salute come un diritto fondamentale dell’individuo ci sentiamo fortemente discriminati - aggiungono i collaboratori nel loro documento -. Pertanto chiediamo al Presidente della Regione Lazio di attivarsi nel breve tempo possibile affinchè tutto il personale dipendente delle farmacie sia incluso nel piano vaccinale,considerando che ad oggi non siamo stati tutelati da nessuno. Attendiamo una risposta nel più breve tempo possibile in attesa di ulteriori manifestazioni di malcontento”. «I non laureati sono stati disciminati, questo mi sembra rispondere alla realtà dei fatti - ha commentato da parte sua il dottor Franco Ricciuti -, per questo esprimo la mia solidarietà ai collaboratori. Non solo: chiedo che la farmacia venga considerata nel suo complesso quale luogo da tutelare rispetto alla pandemia visto che noi non lavoriamo con le prenotazioni e col solo telefono ma abbiamo uin contatto diretto e costante con le persone».

Oltretutto ed a conferma del ruolo di primalinea giocato da questo servizio pubblico, proprio nei giorni scorsi Venanzio Gizzi (Assofarm) ha chiesto che la politica non dimentichi «il grande tema del vaccino in farmacia: la farmacia è infatti la “riserva” più pronta per entrare in campo nella sfida della vaccinazione di massa». «Accanto a tematiche per così dire strutturali, come la necessità di una nuova remunerazione o il rinnovo della conven- zione con le Regioni, i colloqui di queste ultime settimane sono arricchiti di argomenti strettamente legati alla crisi pandemica. Tra questi, Assofarm sostiene con forza la necessità di comprendere le farmacie tra i soggetti destinatari dei prossimi ristori. Sarebbe poi opportuno che i farmacisti venissero compresi tra quegli operatori sanitari beneficiari del vaccino in via prioritaria. Cosa che oggi non viene loro riconosciuta in tutte le Regioni del Paese. La priorità assoluta, che viene rimarcata da Assofarm ad ogni incontro, rimane però la dispensazione vaccinale in farmacia. Numeri alla mano, appare quantomeno difficoltoso immaginare che i medici di medicina generale e le altre strutture appositamente create, possano sopportare ritmi somministrativi adeguati».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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