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La direttrice generale dell'Asl di Frosinone, Pierpaola D'Alessandro La direttrice generale dell'Asl di Frosinone, Pierpaola D'Alessandro

Asl di Frosinone, accuse sessiste alla Fials. Zingaretti: una indecenza. Anche l'opposizione solidarizza

“Le parole indirizzate alle tre direttrici della Asl di Frosinone, Pier Paola D'Alessandro, Eleonora Di Giulio e Simona Carli sono inaccettabili. Attaccare in ordine al genere è un intollerabile atto sessista, una vera indecenza. Ridicolizzare, denigrare e insultare delle professioniste non è accettabile e non fa certo onore a chi ha firmato la lettera indirizzata all’assessore D’Amato. Non è questo il modo di esporre il proprio pensiero, non si possono esprimere divergenze con mediocri insulti sessisti. Chi lo ha fatto dimentica che dietro a dei ruoli istituzionali ci sono delle persone, che il rispetto è la regola che dovrebbe sempre guidare qualsiasi tipo di dibattito. Alle tre dirigenti va tutta la mia solidarietà”. Così in una nota il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Diffusa sull'argomento anche una nota congiunta i capogruppo, in consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Simeone (Forza Italia), Orlando Angelo Tripodi (Lega) e Fabio Capolei (Energia per l’Italia): “Parole sconcertanti, appellativi fuori luogo e forieri di una modalità di espressione e di contestazione che non possiamo che censurare. Sono quelle contenute nella nota, inviata all’assessore D’Amato e alla direzione regionale salute, a firma congiunta dell’avvocato Giuseppe Tomasso e del segretario Fials, Francesco D’Angelo con cui la finalità sarebbe stata quella di contestare alcune inadempienze in seno alla gestione della Asl di Frosinone da parte del direttore generale e dei direttori sanitario ed amministrativo, la Dott.ssa Pier Paola D’Alessandro, la Dott.ssa Eleonora Di Giulio e la Dott.ssa Simona Carli. Non entriamo, in questa circostanza nel merito delle rilevazioni effettuate, ma non possiamo esimerci dal definire la forma con cui sono state espresse vergognose. Cinque pagine in cui ogni riga, tra richiami ai fumetti, derisione, immagini fuori luogo, è intrisa da un linguaggio inadeguato e offensivo che non può essere utilizzato mai né che si tratti, come in questo caso di tre donne, né che si tratti di uomini. Siamo di fronte a tre professioniste che hanno un curriculum di tutto rispetto il cui lavoro e la cui preparazione non può essere, a prescindere svilita in modo tanto gretto che rivela solo l’inadeguatezza e qualifica solo chi scrive e non certo i destinatari. La forma quando si parla di istituzioni è sostanza e tale modalità di espressione ha inficiato sia l’una che l’altra. Si può contestare tutto, si possono chiedere chiarimenti su ogni tema ed in ogni settore, è lecito e legittimo non essere concordi su scelte e modus operandi ma scadere nell’attacco personale non  può e non deve mai essere consentito. Per queste ragioni condividiamo quanto sostenuto dai consiglieri di maggioranza in consiglio regionale e riteniamo necessario un intervento da parte del presidente del Consiglio Nazionale Forense, Avv. Maria Masi, affinchè si stigmatizzi tale modalità di espressione anche a tutela di tutti gli avvocati che probabilmente non si riconosceranno mai in tali modalità di espressione. Spiace constatare che un sindacato autorevole come la Fials sia stato complice di un tale scivolone. Quando si ha qualcosa da dire il rispetto, la sintesi, la forma e la chiarezza sono gli unici strumenti consoni per esprimersi. Il resto, come in questo caso, è solo totale, inadeguata e deprecabile confusione”.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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