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Alessandro Nesta (foto Frosinonecalcio.com) Alessandro Nesta (foto Frosinonecalcio.com)

Frosinone, una crisi perenne. Ma non è solo colpa di Nesta...

Qualità, continuità e maturità: tre aspetti decisivi e fondamentali per una formazione di vertice che vuole lottare per traguardi ambiziosi. Nel Frosinone queste caratteristiche sono completamente assenti. Ogni volta che c’è da compiere il definitivo scatto per raggiungere la luce situata appena al di fuori di un tunnel buio e assai profondo, la squadra viene a mancare. Lo certifica il campo, al di là di mere chiacchiere. L’ultima risposta, direzionata verso tale strada, è giunta dalla sfida di venerdì sera contro il Pescara che ha portato in dote uno scialbo 0-0.

Col Pescara un nuovo deludente risultato -

Ci si aspettava il bis di successi di fila dopo il sofferto 2-3 di Chiavari con l’Entella. Ci si attendevano dei progressi nello sviluppo della manovra, rafforzati da un miglioramento in chiave autostima e consapevolezza. I giallazzurri, invece, hanno steccato alla grande rischiando addirittura di perdere al cospetto dell’ultima della classe. Ed i numeri sono impietosi: 14 punti ottenuti nelle ultime 14 partite potrebbero bastare per descrivere il pessimo quanto duraturo rendimento avuto sul rettangolo verde. Una media da retrocessione, aggravata da dati altrettanto negativi che non dovrebbero essere associati di principio ad una rosa allestita con le aspettative dei Ciociari. Delle 14 sfide menzionate in precedenza, ne sono state vinte soltanto 2. Una doppia affermazione distanziata di circa 2 mesi, ossia 15 dicembre con la Reggiana e 14 febbraio con l’Entella. Per il resto, 8 pareggi e 4 sconfitte con 16 gol complessivi incassati e 13 siglati. In casa il ruolino di marcia è da dimenticare: solo 3 le affermazioni conseguite, l’ultima lo scorso 5 dicembre nel 3-2 col Chievo Verona, 5 pareggi e 4 sconfitte incassate. E poi c’è la classifica: nono posto occupato a quota 33 punti, a -4 dall’ottava piazza che garantirebbe l’accesso ai playoff e a +7 sulla quintultima posizione. In chiave salvezza, per il momento, regna la tranquillità ma guardarsi alle spalle è d’obbligo.

Durante il match col Pescara
Durante il match col Pescara

Numeri da esonero, però il tecnico non si muove -

Con quei numeri, molto probabilmente in altri club l’allenatore sarebbe già stato sollevato dal proprio incarico. Alessandro Nesta, invece, continua a sedere sulla panchina del Frosinone. Una stranezza sicuramente, segno evidente di come la società presieduta da Maurizio Stirpe non abbia intenzione di cambiare tecnico in corso d’opera. E, forse, l’allenatore capitolino, certamente responsabile ma non l’unico colpevole, sta ricevendo critiche fin troppo ingenerose dall’ambiente.

Nesta-Frosinone, le tappe di una storia d’amore mai sbocciata -

Approdato all’ombra del Campanile per giocare con il 4-3-1-2, nella passata stagione si era visto costretto a revisionare le proprie idee poiché non supportato pienamente in sede di mercato. Ciò nonostante, col 3-5-2 ha  ridato slancio al percorso della squadra, portandola nelle zone nobili della graduatoria fino al lockdown. Alla ripresa, avvenuta in un contesto che definire anomalo diventerebbe riduttivo, ha conseguito l’accesso ai playoff e poi lì si è battagliato fino alla clamorosa finale persa di un nulla con lo Spezia che ora sta stupendo tutti in Serie A. Eppure, bisogna pensare che un solo gol avrebbe potuto spezzare sul nascere la favola dei liguri. Le critiche maggiori hanno sempre riguardato la qualità del gioco espresso, ma dalle parti dello “Stirpe” il calcio champagne stile tiki taka non si è mai visto. Su queste premesse, si sono orientate anche le scelte nella finestra estiva di trasferimenti. Mosse utili a sostenere un determinato assetto tattico, ovvero il 3-5-2. E gli addetti ai lavori hanno promosso la campagna acquisti operata dal duo Salvini-Frara. A novembre, però, è arrivata la decisione che in pochi si sarebbero attesi. Più che altro a livello di tempistica, nel pieno di una stagione diversa dalle altre e fitta di impegni ravvicinati. Guido Angelozzi, esperto dirigente ex Spezia, è approdato al Leone nelle vesti di nuovo Amministratore con delega all’Area tecnica. Nonostante il calendario compresso e le conseguenti difficoltà legate ad allenare in modo continuo i calciatori per divulgare le proprie idee di gioco, l’ex ds del Sassuolo sul fronte mercato ha operato in un modo ben preciso, ingaggiando giocatori funzionali ad un nuovo assetto tattico: il 4-3-3. Peccato, però, che dei calciatori arrivati (Vettorel a parte, ndr) soltanto uno si è dimostrato subito pronto, vale a dire Iemmello. Millico e Brignola si sono infortunati con immediatezza, rispettando tra l’altro le sfortunate tappe più recenti della loro carriera. Su Vitale, invece, il discorso è diverso perché non giocando addirittura da agosto, ha innanzitutto necessità di trovare una forma accettabile. Per forza di cose, dunque, il ritorno al vecchio caro 3-5-2 è diventato d’obbligo. Anche perché lo stesso Nesta in più occasioni aveva richiesto a gran voce giocatori pronti. E la realtà sta dimostrando il contrario. Chiaro che tutte queste situazioni, senza dimenticare il caso Dionisi che ha tenuto banco per quasi due mesi dopo «divergenze insanabili» avvenute col club ed il cluster da Covid-19 esploso nel gruppo squadra prima di Natale con 14 calciatori positivi, non hanno facilitato né la squadra né l’allenatore. Ed in un momento di assoluto bisogno di certezze, pensare di cambiare stravolgendo tutti gli equilibri fin lì dominanti potrebbe essere stato un errore. Addossare tutte le responsabilità al mister è compito assai semplice. Però ingiusto. Fatto sta che il rischio è quello di vivere un finale di stagione anonimo e privo di veri obiettivi.

Roberto De Luca

DA "L'INCHIESTA" DI SERA DEL 22 FEBBRAIO

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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