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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

PAS: quando a fare mobbing è un genitore. Verso l'altro

In questo tempo così particolare per tutti noi, un tempo di pandemia, di crisi pervasiva di più ambiti sembra delinearsi con maggiore vigore una modalità comportamentale di abuso caratterizzata da atti di rifiuto, terrorismo psicologico, allontanamento sociale e sfruttamento: la PAS ( Sindrome da Alienazione Parentale/genitoriale).Tale modalità è stata definita dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia un fenomeno di mobbing genitoriale verso l’altro genitore che si origina da una disfunzione relazionale tra genitori e figli. La PAS è una forma di abuso emotivo perpetrata dal genitore dominante che infligge al figlio odio verso l’altro genitore.

Solitamente la triade interessata è composta da un genitore alienante (quasi sempre la madre), un genitore alienato (quasi sempre il padre) e figlio con ruolo attivo nella triade ( secondo le statistiche quasi sempre figlio unico e femmina). Questa situazione di abuso secondo lo psichiatra americano Richard Gardner (1980) è una patologia relazionale che si può presentare in caso di separazione o di divorzio, o comunque in dinamiche familiari particolarmente conflittuali. In sostanza accade che il figlio da vita ad una denigrazione non giustificabile, nei confronti di un genitore, indotto dall’altro.

Gardner considera il bambino come particolarmente vulnerabile e coinvolto nel sentimento di rabbia dei genitori e pone l’accento sull’acquisizione di potere del bambino che produce l’assenza di riconoscimento dell’autorità e delle figure genitoriali prima e sentimenti narcisistici e difficoltà empatiche poi. Il bambino allora comincia a mostrare astio nei confronti del genitore alienato, lo considera totalmente negativo e sostiene che questo sentimento di odio provenga dal suo interno. In questo modo non riconosce l’induzione a tale sentimento da parte del genitore dominante, che viene peraltro totalmente appoggiato; può accadere che il figlio ripeta “a pappagallo” ciò che sente dal genitore dominante senza neanche comprenderne il significato. E può succedere che si instauri col genitore alienante un legame patologico, paranoide, non fondato sulla realtà, ma su una sorta di patto segreto e impronunciabile che il bambino si sente interiormente costretto a rispettare, esattamente come accade con un abuso fisico, per continuare a mantenere la vicinanza col genitore prediletto e assicurarsi il suo sostegno che altrimenti verrebbe a mancare.

Se ne può originare, di conseguenza, un ricatto psicologico generato da un copione familiare imposto silenziosamente al bambino, che inconsapevole lo accetta e lo perpetra. Inoltre questi bambini spesso non mostrano empatia e sensi di colpa verso il genitore denigrato e può accadere che  estendano tale modalità di comportamento anche a tutta la famiglia del genitore alienato e soprattutto verso la nuova compagna del padre. Ciò può comportare quindi un atteggiamento ostile e diffidente durante le visite con il genitore alienato ed un attaccamento morboso con quello alienante/dominante. Addirittura può succedere che nella memoria del bambino vengano instillati ricordi non veritieri in base ai quali egli si autoconvince di aver vissuto realmente certi eventi nel quale il genitore alienato appare come un persecutore, e che invece sono stati arbitrariamente creati da parte del genitore alienante. Specialmente se è minore di 8 anni il bambino attua una fiducia epistemica nei confronti del genitore alienante, accondiscendendo a qualsiasi cosa gli intimi di affermare o di ricordare.

Quella che si struttura sembra, insomma, un’autentica campagna di denigrazione finalizzata a definire come nociva e pericolosa la frequentazione del figlio da parte dell’ex coniuge e della famiglia di quest’ultimo. Il genitore dominante ha premura di indottrinare il bambino, alimentando talvolta anche verità ben poco veritiere nei riguardi dell’ex coniuge, al quale può impedire visite e comunicazioni con il figlio. Inoltre, anche dove si verifica una seppur minima frequentazione, essa appare sofferta, ingestibile dal punto di vista emotivo, e caratterizzata da un forte difetto di transizione in occasione del quale il bambino esprime disagio, oppositività ed anche comportamenti aggressivi e disturbi psicosomatici.

Le conseguenze di tutto questo possono essere molto gravi, anche sul lungo termine: la PAS infatti può essere definita come una vera e propria forma di violenza psicologica che tende a direzionare la mente del bambino verso scenari di giudizio precostituiti, producendo gravi danni non solo per l’elaborazione cognitiva ma anche per la regolazione emotiva, per la capacità di giudizio, per l’esame della realtà. Sicuramente una valida strategia per gestire situazioni come quelle appena descritte risiede in un intervento globale che abbia per oggetto le relazioni familiari più che la consultazione con un solo membro della famiglia. In questo è determinante l’esistenza di una chiara consapevolezza circa l’esistenza di un doppio livello e di un doppio ruolo della coppia, il ruolo genitoriale e quello coniugale. Ognuno di questi ruoli implica diritti, doveri e responsabilità differenti.

La responsabilità morale, psicologica ed educativa dei figli è, e deve essere, dei genitori. In questo senso un possibile conflitto coniugale non dovrebbe trasformarsi anche in conflitto genitoriale. Quando ciò accade è bene considerare l’intervento di figure di supporto esterne alla famiglia che possano agevolare una lettura, comprensione e modificazione di queste dinamiche disfunzionali.

 

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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