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Coronavirus, 37 casi accertati di variante in provincia di Frosinone

"Nella nostra Provincia sono stati individuati numerosi casi dovuti a varianti del virus SARS Cov 2".  37 i casi accertati (9 sono in età pediatrica, di questi 4 di variante inglese e 5 di variante brasiliana, ndr). Lo ha comunicato pochi minuti fa in una nota l'Asl di Frosinone

 

"Il dato non ci sorprende - prosegue l'Asl - oltremodo in quanto i virus, in particolare i coronavirus, cambiano costantemente, attraverso mutazioni genetiche più o meno imponenti, per adattarsi meglio all'uomo e all’ambiente. Dall'inizio della pandemia sono state identificate molte varianti del virus in tutto il mondo. Tuttavia, mentre la maggior parte delle mutazioni non ha conseguenze significative, qualcuna può dare al virus caratteristiche che rappresentano un vantaggio selettivo come, ad esempio,  una maggiore capacità di trasmissione da una persona all'altra oppure la capacità di aggirare le difese messe in atto dalle risposte immunitarie (degli anticorpi o dei vaccini).

In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere controllate con particolare attenzione.

Per questo motivo e considerata la possibilità che ha lasciato l’Ordinanza Regionale, abbiamo comunicato ai Sindaci di tutti i Comuni, con casi di varianti sul territorio o con una casistica superiore a 250 casi per 100.000 abitanti, che possono avvalersi di quanto previsto ai punti f) e i) dell’Ordinanza Regionale e cioè assumere misure di maggior rigore sia rispetto la chiusura delle scuole o adozione di DAD e/o ogni altra misura ritenuta necessaria a contenere il contagio e la diffusione.

Da dicembre 2020 si è iniziato a parlare di varianti del SARS-CoV2 e a oggi sono tre le varianti identificate: la variante inglese, la sudafricana e la brasiliana. In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina ‘spike’, che è quella con cui il virus ‘si attacca’ alla cellula.

La ‘variante inglese’ (VOC 202012/01) è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, ipotizzata anche un maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini.

La ‘variante sudafricana’ (501 Y.V2) è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata, e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19.

La ‘variante brasiliana’ (P.1) è stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone. Alla data del 25 gennaio 2021 è stata segnalata in 8 paesi, compresa l’Italia. È monitorata perché è ipotizzata una trasmissibilità più elevata e perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da COVID-19".

 

Ad oggi i vaccini somministrati hanno superato la soglia delle 30.000 inoculazioni. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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