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Il prof. Carmelo Intrisano Il prof. Carmelo Intrisano

Il candidato a Rettore Unicas, Intrisano: «Punto ad aumentare gli iscritti, non le tasse»

E’ ufficiale: il Dipeg, ad eccezione di una piccola frangia di ‘dissidenti’, converge sul professor Carmelo Intrisano come candidato a rettore per i prossimi sei anni. Una candidatura già annunciata nelle settimane scorse e che ora il diretto interessato conferma, sottolineando che si tratta di una discesa in campo «autentica, non di facciata». Tanto per intenderci, l’ordinario di Finanza Aziendale, Delegato al Bilancio e Responsabile del Piano di Risanamentodell’ateneo, scende in campo per vincere, non per scompaginare.

Quindi, se oltre a Marco Dell’Isola di Ingegneria e Giovanni Capelli di Scienze Motorie ci sarà anche un quarto candidato (si fa il nome dell’ingegnere Gianluca Antonelli, ma è ancora tutto da chiarire), Intrisano corre per vincere, a prescindere. Per capire con quali obiettivi e qual è la sua idea di università del prossimo futuro, basta leggere le sue risposte:

Prof. Intrisano, il Suo nome è naturalmente legato al piano di risanamento di Unicas. E’ un pregio o un difetto? «Direi un biglietto da visita, semplicemente: la posizione che ho ricoperto come delegato al Bilancio dà alla mia candidatura un valore autentico e non può che spingermi ad andare oltre, cambiando prospettiva. Abbiamo portato avanti in questi anni una politica di contenimento, ora è tempo di cambiare passo e accelerare. Di sicuro, ci confronteremo sui programmi, perché la mia visione di campagna elettorale è fondata sulla dialettica e sul dialogo».

Quale direzione deve prendere Unicas nei prossimi anni? «Il nostro ateneo ha bisogno di gestire il trend di iscritti, di invertire la tendenza: abbiamo perso il 34% di studenti negli ultimi dieci anni. Certo, è un trend nazionale, ma questo non ci esime da un cambio di passo  e dalla definizione di linee strategiche tese allo sviluppo. Aumentare iscritti significa aumentare anche le entrate e queste sono le priorità».

Più facile a dirsi che a farsi, o sbaglio? «Si può raggiungere l’obiettivo potenziando l’orientamento, investendo sul job placement e sui corsi post lauream. Ma anche intercettando la domanda degli studenti lavoratori. Per non parlare del fatto che il nostro bacino d’utenza non può essere solo la provincia di Frosinone: occorre anche seguire il quadro di riferimento degli altri atenei. E allora via libera al new learning, al tutoring, valorizzando allo stesso tempo i nostri punti di eccellenza, come le magistrali in lingua inglese. A tutto questo bisogna affiancare nuove didattiche, rafforzando la collaborazione con gli atenei europei. Non dimentichiamo che è stata proprio una forte internazionalizzazione a consentirci di consolidare una offerta formativa di alto livello».

Sviluppo e crescita, dunque. Aumentando anche le tasse? «No, nella maniera più categorica. Più iscritti, più entrate, ma senza aumentare le tasse. E dobbiamo potenziare la ricerca con posizioni di eccellenza, rafforzando anche la comunicazione di ateneo, rendendola più efficace e mirata. Pur avendo punte di eccellenza, ancora non riusciamo a trasferirle all’esterno per migliorare la nostra atttrattività».

Passiamo alle dolenti note, i conti... «Non sono più solo dolenti. Abbiamo stabilizzato i flussi finanziari, ma dobbiamo andare al di sotto dell’80 % della spesa del personale, altrimenti non potremo assumere (o se sì, in maniera ridotta) e questo si ottiene solo aumentando le entrate, attivando un processo virtuoso per poter investire nella didattica e nella ricerca. Le entrate tipiche sono proprio quelle dai proventi della didattica e dall’FFO:  vanno massimizzate. E qui devo spendere qualche parola per tutta la squadra. Il lavoro della governance sì, ma tutti hanno lavorato bene: dipendenti, studenti, personale tecnico-amministrativo hanno seguito le indicazioni con grande senso di responsabilità Quello che accadeva nel 2017 lo abbiamo superato ma non dimenticato: merito di una struttura che tutta insieme è riuscita a reagire con la regia del rettore Betta. La  struttura ha operato senza risparmiarsi. E ha retto all’urto».

Come vede Unicas del nuovo corso? «La nuova università non potrà prescindere da una piena condivisione mettendo al centro gli studenti, insieme ad un altro obiettivo sostanziale: lo sviluppo sostenibile del territorio. Come ateneo facciamo parte della rete delle università sostenibili, ma siamo anche  elemento imprenscindibile di un  progetto indentitario. Questo vuol dire che Cassino è università e università è Cassino. Motivo per il quale l’offerta didattica, la ricerca e la terza missione devono rivolgersi molto al territorio e anche andare oltre».

La nascita di Stellantis cosa significa per Unicas e come sono i rapporti? «Dobbiamo interagire sì con i grandi players, ma ci sono le piccole e medie imprese che devono essere i nostri interlocutori privilegiati per rafforzare il mondodelle imprese. Qui l’ateneo gioca un ruolo importantissimo, soprattutto perché il Recovery fund promette bene nel campo della digitalizzazione e questo significa che avremo una forte interazione tra territorio, impresa e università».

C’è qualche errore in particolare, un inciampo che è necessario evitare? E soprattutto, il Covid cosa ha prodotto? «Finora abbiamo lavorato con la logica del “tutto a breve termine” perché occorreva intervenire rapidamente. Ora serve una visione di lungo periodo, la condivisione dei processi, l’efficacia dei flussi informativi, sviluppo e crescita. Dobbiamo uscire dalla politica di emergenza. In questo, la pandemia ci ha messo alla prova: dovevamo reagire sotto il profilo della didattica a distanza, ad esempio, e ci siamo riusciti, grazie a colleghi che si sono spesi nell’innovazione. Nessuno studente ha avuto perplessità in merito, ma vedere una struttura deserta ….ci fa capire che sì, siamo riusciti a rispondere in modo ottimale, ma la separazione fisica dagli studenti è un duro colpo per qualsiasi docente che, come me, vive la sua missione all’interno della struttura. A contatto diretto con i suoi ragazzi».

Non tutti, all’interno del Dipeg, appoggeranno per ora Intrisano. Come la vive? «C’è una piccola minoranza che ritiene di voler prendere una riflessione rispetto alla mia candidatura, ma è fisiologico che avvenga. Io dialogo continuamente con il Dipartimento, interagisco all’interno di esso, quando sarà formalizzata la candidatura sarà mia cura cercare una convergenza ancora più ampia. Nel pieno rispetto delle scelte altrui».

Rita Cacciami  (da L'inchiesta di Sera del 4 marzo 2021) 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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