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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Quando mamma e papà (separati) incontrano un altro amore

La famiglia è la struttura fondamentale della nostra società: una organizzazione retta da regole che proteggono e permettono ai figli di crescere. Queste strutture, però, possono a volte essere protagoniste di processi di separazione e divorzio. Una delle questioni più delicate che si pongono dopo la separazione è quella della gestione dei figli e dell’introduzione nella vita di questi del nuovo compagno o della nuova compagna. Spesso l’inserimento del nuovo partner nella vita dei figli è un passaggio difficile, vissuto con particolare tensione sia dal genitore che dai figli. E molte volte si verificano resistenze da parte dell’altro genitore che, realmente preoccupato per il benessere del figlio o mosso da gelosia, pone “veti” alla frequentazione tra il figlio e il nuovo compagno dell’ex.

Sotto il profilo giuridico il principio cardine da tenere sempre in considerazione è il principio di bigenitorialità: i figli hanno diritto di mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori, e dunque hanno diritto di partecipare alla vita di entrambi i genitori nella sua completezza, compreso nuovi compagni di vita. Ed è normale che il figlio condivida con il genitore momenti quali la nuova convivenza, un nuovo matrimonio ed altri eventi della vita del genitore. Certamente è bene seguire regole di buon senso e fare appello alla sensibilità dei genitori, chiamati ad avere la massima attenzione nell’introdurre un nuovo compagno nella vita dei figli, per evitare agli stessi traumi e possibili sofferenze. E’ allora innanzi tutto è importante che i precedenti rapporti coniugali e la loro chiusura siano stati adeguatamente rielaborati, con una buona definizione delle attuali relazioni e con confini chiari, in modo che i partner possano iniziare un nuovo rapporto senza il peso di rancori o insicurezze passate.

E’ inoltre importante che i figli non abbiano un atteggiamento esageratamente oppositivo verso il nuovo partner, sperando ancora in una riappacificazione tra i suoi genitori, forse desiderata da uno soltanto di questi ultimi. Sicuramente, allora, una delle regole fondamentali è quella di introdurre il rapporto prima di introdurre la persona, vale a dire iniziare a comunicare ai figli la possibilità che il papà o la mamma siano coinvolti in un nuovo rapporto sentimentale, dando il tempo al bambino di elaborare questa eventualità. Si dovrà, inoltre, evitare la sovrapposizione dei ruoli: il bambino dovrà avere sempre chiaro che il nuovo fidanzato della mamma o la fidanzata del papà sono figure distinte rispetto ai genitori “veri” e che i genitori “veri” rimarranno sempre il suo punto di riferimento. Sembrerebbe quindi che “separarsi bene”, rimanendo in armonia e in un clima di collaborazione, escluda la possibilità di intoppi nell’evoluzione psicologica dei figli.

L’età dei figli è importante: i bambini in età prescolare potrebbero manifestare regressioni a comportamenti infantili, nascondendo il desiderio di farsi accudire più di quanto il momento evolutivo prevederebbe. Per i ragazzi la necessità di conferme da parte del genitore biologico potrebbe invece lasciare il posto alla rabbia verso il genitore acquisito, soprattutto nella fase adolescenziale, all’interno della quale avviene il processo di costruzione della loro identità e questo radicale cambiamento potrebbe essere percepito come un ostacolo nel costruirla. Numerosi studi, anche italiani (Francescato, 1992) mettono in luce il fatto che quando i genitori sono in conflitto, i figli spesso hanno dei disturbi comportamentali ed emotivi, ma il fatto che i genitori siano insieme o separati ha poca influenza sul loro benessere psicologico. 

Purtroppo però esistono numerosi casi in cui l’accordo e la collaborazione vengono sfruttati da uno dei partner per manipolare o riavvicinare l’altro. E questo crea un peggioramento della situazione già problematica in cui i figli possono arrivare ad utilizzare il disagio per riavere vicino il genitore distante e i genitori stessi possono perdere la fiducia in sé e di conseguenza fanno fatica a stabilire con i figli un nucleo familiare autonomo. E possono emergere  sintomi e disagi che in regime di non separazione verrebbero gestiti dai genitori in maniera funzionale, e che dopo la separazione vengono invece trattati con atteggiamenti iperprotettivi, troppo morbidi o troppo comprensivi, con la tendenza a giustificare anche comportamenti devianti  (tipico negli adolescenti) attraverso la logica della compensazione: “ Ti ho tolto una cosa da una parte, ma ti devo dare in più da un’altra”.

E’ bene anche ricordare che in casi come questo il senso di colpa fa solitamente più danni della colpa originaria e allora i genitori si trovano ad affrontare due colpe: quella di origine relativamente alla separazione (ammesso che ce ne sia una) e quella generata da condotte permissive che innescano una catena di comportamenti patologici veri e propri (Nardone G., 2012).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

 

                                                                                                     

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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