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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

La scelta del partner, i meccanismi della relazione

Ad un certo punto della nostra vita può succedere che ci sentiamo incompleti senza un partner accanto e può, allora, accendersi il forte desiderio di avere una relazione sentimentale. Il dolore per la mancanza di un complice di vita può essere un’esperienza interna profonda che ferisce enormemente. Ci possiamo sentire particolarmente soli, come se avessimo un buco nell’anima e, talvolta, possiamo anche provare vergogna per la condizione di solitudine. E poi ci sono situazioni in cui avviene la magia.

Ma cosa accade di preciso nell’entrare in relazione con un potenziale partner? Essere in una relazione con un partner non è soltanto sessualità o buon funzionamento degli organi genitali. Si tratta anche di qualcosa di più intimo come l’espressione di come ci sentiamo uniti all’altra persona, come ci esprimiamo, come cogliamo le emozioni che sfiorano la nostra pelle. Quando le vite di due persone si incontrano ognuna porta con sé un bagaglio di modelli e abitudini relazionali, di teorie e aspettative, di bisogni da soddisfare, di domande alle quali rispondere per trovare una via d’uscita a difficoltà sentimentali precedenti, fantasie e bisogni evolutivi, o regressivi, spesso legati a ruoli e funzioni assunte all’interno della famiglia di origine o a precedenti rapporti di coppia.

Le persone quindi vivono le relazioni sentimentali non solo sulla base degli aspetti “pragmatici” e coscienti della relazione con l’altro, ma anche in base alle rappresentazioni interne, i modelli, che hanno costruito nel corso dell’esistenza all’interno dei rapporti più significativi. Ma cosa ci spinge a dirigere la nostra attenzione e scelta proprio su una persona piuttosto che un’altra? Cosa del nostro bagaglio personale rappresenta il peso maggiore nell’effettuare la scelta? Intanto possiamo affermare che il partner è molto spesso, in parte, “usato” narcisisticamente,  come se fosse un contenitore per alcune parti di noi, cioè proiettiamo uno o più aspetti complementari di noi.

Questo meccanismo può riguardare parti idealizzate del sé, come per esempio nell’innamoramento, o parti indesiderabili, angoscianti e difficili da gestire. E’ un processo che può dimostrarsi evolutivo, e favorire l’integrazione, quando il rapporto con il partner permette di riconoscere e bonificare le parti di noi che abbiamo fino a quel momento respinto, diminuendo anche la proiezione di aspetti scissi; o, al contrario, questo meccanismo può andare nella direzione di un uso difensivo dell’altro, per cui la relazione diventa il mezzo per negare la propria realtà psichica, ignorando e misconoscendo le parti del sé che sono state risposte nel partner, e mantenendo allo stesso tempo anche un controllo sugli aspetti angoscianti e ingestibili del sé (www.stateofmind.it). Inoltre è possibile individuare due modalità con le quali entriamo in relazione con l’altro: simmetrico e complementare.

Questo è uno dei temi che, in “Pragmatica della Comunicazione Umana”, pietra miliare della psicologia, Watzlawick affronta, occupandosi degli effetti pratici della comunicazione. Ogni nostro tipo di comunicazione, da quella più semplice a quella più complessa, da quella di coppia a quella amicale, da quella affettiva a quella professionale, da quella superficiale a quella profonda, può essere o simmetrica o complementare, generando le rispettive modalità relazionali.

La relazione simmetrica è basata sull’uguaglianza. I soggetti che interagiscono tendono, ognuno, a rispecchiare il comportamento dell’altro, ponendosi sullo stesso livello. La relazione complementare è, invece, basata sulla differenza. Ognuno dei due interlocutori si pone in modo complementare rispetto a quello dell’altro, differenziandosi. Uno dei due soggetti assume la posizione di chi ha il controllo, la responsabilità. L’altro si trova nella posizione corrispondente, di chi accetta o segue. Dalla modalità di relazione che stabiliamo con il nostro partner si origina il ruolo che determina la struttura della relazione e quindi della comunicazione.

Queste due modalità non sono da considerarsi positive o negative, sono entrambe importanti, si alternano, a volte è necessario mettersi in relazione in modo simmetrico, altre volte in modo complementare. Tutto questo fa riferimento alla nascita di relazioni sane, il saper vivere relazioni sane, il saper creare relazioni sane. La conferma dell’altro e di se stessi, nei reciproci ruoli, è un aspetto decisivo della stabilità emotiva e relazionale, determinante per la crescita personale e dei rapporti. Nel momento in cui diamo di noi stessi, dell’altro e della relazione una definizione di rifiuto o di disconferma ecco che la relazione (sia essa simmetrica o complementare) diventa patologica perché passa il messaggio “tu non esisti” al nostro partner.

E le tue relazioni sono simmetriche o complementari? Sono sane o patologiche? 

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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