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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Il bambino al centro. Delle attenzioni e dei capricci incontrollabili

Capita spesso di ascoltare i racconti di mamme esauste o di papà frustrati che descrivono bambini che disobbediscono e sono sempre oppositivi, così come capita di aver bisogno di spiegazioni rispetto alle manifestazioni estreme dei propri bambini. Che i bambini disobbediscano, protestino o facciano di testa loro senza esaudire le richieste degli adulti cui sono affidati è esperienza piuttosto comune. Ultimamente, però, pare che questo fenomeno stia dilagando, anche a causa della pandemia Covid-19 e della didattica a distanza.

Quali strumenti, allora, possiamo utilizzare per imparare a gestire meglio i nostri bambini? Come possiamo trovare le risorse per affrontare i loro comportamenti capricciosi e oppositivi? Quando compriamo un elettrodomestico, sappiamo che il libretto delle istruzioni ci spiegherà in modo dettagliato cosa dovremo fare. Siamo sicuri che saremo capaci di far funzionare alla perfezione il nostro nuovo acquisto. Ma dopo il parto, quando usciamo dall’ospedale, nessuno ci dà un manuale di istruzioni per il nostro esserino. E la nostra nuova realtà ci può sembrare complicatissima ed è allora che possiamo sperimentare, sia mamma sia papà, sentimenti di inadeguatezza e senso di incapacità.

Eppure, come anche molti pediatri rilevano,le madri sanno riconoscere le situazioni problematiche del proprio bambino e riescono a discriminare le tipologie di pianto, da quelli per necessità e richiesta di soddisfare i propri bisogni a quelli di piacere. Ora, per quanto possa sembrare paradossale, uno dei traguardi per lo sviluppo dell’autonomia, specialmente durante la prima infanzia, è la capacità da parte del bambino di sperimentare la propria influenza ed il proprio potere sui genitori, e lo fa mettendo in atto comportamenti che possono sembrare inopportuni e provocatori. Ma i genitori, impegnati nel far rispettare la propria autorità, possono talvolta cadere nella trappola delle interazioni simmetriche, ovvero in tentate soluzioni utilizzate per far fronte alla sfida posta dal figlio sotto forma di “capriccio”.

La vera sfida diventa, allora, per il genitore tentare di tradurre in un linguaggio comprensibile cosa si cela dietro un comportamento selezionato e messo in atto dal figlio e come fare per gestirlo. Come fare con una bambina “affetta da piagnucolite”? Cosa fare se abbiamo un “piccolo diavolo” che si arrampica ovunque in casa? E con i bimbi che per ogni richiesta del genitore hanno come risposta sempre un “no” secco? E poi ci sono i bimbi che urlano e schiamazzano all’autorità genitoriale, quelli che scappano dappertutto, gli appassionati  delle  corsie dei supermercati, quelli che non vogliono andare a scuola, quelli che urlano e danno calci se non ottengono la realizzazione di un desiderio e tanti altri ancora. In queste circostanze succede che gli adulti adottano soluzioni che, però, non sempre si traducono come efficaci.

Cominciano allora le spiegazioni a scopo persuasorio, coccole, modalità di ignoramento, promesse di regali in cambio di atteggiamenti diversi da parte del bambino, punizioni. E quando queste tentate soluzioni non producono gli effetti sperati, i genitori aumentano la dose, l’intensità pensando di non aver fatto abbastanza (G. Nardone). Ma succede che una strategia come questa, se ripetuta ed incrementata, non solo non produce gli effetti sperati, ma può portare ad esacerbare la difficoltà. I genitori o gli adulti di riferimento tendono a parlare del sia con il bambino, cercando di far comprendere il problema e successivamente anche per cercare di risolverlo con spiegazioni, sia tra gli adulti stessi, in presenza o meno del bambino.

Ma se i bambini capissero le ragioni non avrebbero bisogno di essere educati. Ed inoltre parlare ripetutamente con il figlio del problema, e tra adulti in sua presenza, può produrre un beneficio secondario per il bambino: si trova infatti, così, a ricevere una enorme quantità di attenzioni in ragione del suo comportamento da modificare. E qual è per ogni bambino l’attività prevalente? La ricerca di attenzione da parte dell’adulto. Perciò i capricci si configurano spesso come dei comportamenti particolarmente utili. In questi contesti uno psicologo può produrre e fornire una lettura del fenomeno che gli è stato presentato, cioè avere un’idea di ciò che sta accadendo e accogliere il vissuto dei genitori, spesso un fiume in piena, che porta con sé  la fatica di mamma e papà nel gestirli.

Un’esperienza di contenimento efficace e affettivo, fermo e gentile, risulterà fondamentale non solo per placare le ansie e i tanti sensi di colpa che abitano le menti dei genitori; servirà, infatti, anche come apprendimento che i genitori potranno poi trasferire nella quotidianità con i propri bambini: essere argine e guida nei momenti in cui le emozioni appaiono incontenibili e disorganizzanti.

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

La dott.ssa Ilaria Quattrociocche è una Psicologa Clinica, laureata presso l’Università degli Studi dell’Aquila, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureanda in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Psicoterapeuta in formazione presso CIPPS - Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Salerno (SA).

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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