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Colombia, forti proteste sociali con devastazioni, saccheggi e infiltrazioni di bande criminali

Si infiamma lo scontro sociale in Colombia. Dopo una settimana di scioperi contro la riforma fiscale, il presidente Ivan Duque non ha potuto far altro che ritirare il progetto fermo in Parlamento. Si contano 19 morti, centinaia di feriti ed arresti in tutto il Paese. Ad affermarlo é Carlos Camargo, il Difensore civico, un organismo costituzionale autonomo che si occupa di tutelare i diritti umani nella nazione. In alcuni casi bande delinquenziali infiltrate tra i manifestanti si sono abbandonate a devastazioni e saccheggi nella principali cittá.

A Cali, 500 km a Sud-ovest di Bogotá, la protesta ha assunto connotati particolarmente violenti. Ben 11 morti si sono avuti in questa cittá che al momento registra scarsitá di generi di prima necessitá e di combustibile a causa di blocchi stradali in ingresso al centro abitato. Il primo atto emblematico dello sciopero il 28 aprile scorso é stato, in Cali, l’abbattimento da parte degli indigeni Misak della statua di Sebastian de Belalcazar il fondatore e colonizzatore spagnolo della cittá. Un atto questo fortemente simbolico. Il 3 maggio si é dimesso Alberto Carrasquilla, ministro dell’economia artefice della riforma. Questa prevedeva tra l’altro l’aumento dell’iva su vari pordotti alimentari e l’obbligo per molti lavoratori con salari medio bassi di presentare la dichiarazione dei redditi.

Centinaia di miglia di persone chiamate a raccolta dai sindacati sono scese in strada e tuttora continuano le manifestazioni ed i blocchi stradali in tutto il Paese. Bonaventura, il principale porto commerciale sull’Oceano Pacifico, dove entra una gran parte della merce proveniente dall’estero, risulta isolata. Per il prossimo 5 maggio é stato annunciato un nuovo sciopero generale. Si protesta anche contro la riforma sanitaria e la reintroduzione dell’uso del glifosato, un potente erbicida potenzialmente cancerogeno che dovrebbe essere irrorato da piccoli aerei sulle piantagini di coca esistenti nel paese andino. Pratica fortemente contestata in passato e per questo accantonata da una decina di anni. Vari parlamentari di opposizione al governo Duque hanno inviato il mese scorso una lettera alla vice presidente Usa Kamala Harris, dove si evidenzia la non efficacia nel passato nel distruggere le piantagioni di coca e per questo accantonata. Dopo tredici mesi di pandemia, la Colombia da una decina di giorni é entrata nella terza ondata del del virus.

Le terapie intensive viaggiano intorno al 90 per cento della loro capacitá. Una recente pubblicazione del Dane, l’istituto di statistica colombiano, afferma che la povertá durante la pandemia é cresciuta. Nel 2020 i poveri sono diventati 21 milioni contro i 17,5 milioni del 2019 cosí come le persone che vivono in strada, presenza questa accentuata da molti venezuelani sfollati dal loro paese. Si calcola che solo nella capitale Bogotá ce ne siano circa quattrocentomila.

Antonello Caponera

Bogotà

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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