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La psicologa Ilaria Quattrociocche La psicologa Ilaria Quattrociocche

Quando nasce un bambino, nasce anche una mamma

Quando nasce un bambino, nasce anche una mamma. Ma cosa rappresenta per una donna la maternità?  Di sicuro è una fase della vita, un periodo evolutivo di profondi cambiamenti.

In generale si può parlare di due tipologie di cambiamento: un cambiamento oggettivo della vita quotidiana, caratterizzato da un aumento improvviso ed elevato di compiti e responsabilità, che nulla hanno a che fare con le esperienze precedenti. Chi sperimenta questo primo cambiamento spesso si confronta con una percezione della dimensione temporale totalmente differente rispetto alla vita di prima. Ore scandite da poppate e biberon da scaldare, cambio di pannolini, lavatrici da fare, giochi disseminati ovunque e pianti ed urla che ci fanno accorrere privandoci anche di un buon sonno ristoratore. Un altro tipo di cambiamento invece riguarda la modifica soggettiva dei processi cognitivi ed emozionali, in special modo quelli che fanno riferimento alla percezione del sé (Reale, 2004). Come vive la donna questi momenti di grande cambiamento?

E’ probabile che ci si senta investite da una sensazione molto forte che vede mischiarsi la tristezza per la perdita delle sicurezze precedenti, degli stili di vita e una sensazione di intenso disorientamento dato dallo scenario che improvvisamente cambia, unito all’ansia per il senso di inadeguatezza e la paura del nuovo. Questa atmosfera emotiva può, inoltre, determinare smarrimento e spesso un conseguente sentimento di crisi di adattamento. Ecco allora che la maternità, meraviglioso trionfo della vita, può diventare per le neo-mamme un’esperienza anche di profonda crisi, di messa in discussione specialmente in un contesto sociale e familiare che pretende all’unisono una madre felice, con casa ordinata e fornelli sempre in azione.

Le ricerche (Milgrom,2004) affermano che molte donne dopo il parto attraversano momenti di scoraggiamento e di demoralizzazione e almeno una donna su dieci può sviluppare un vero e proprio disturbo depressivo maggiore senza tratti psicotici. Da menzionare anche il baby blues che è, invece, un disturbo transitorio di breve durata, che solitamente interessa le neo mamme durante la prima settimana dopo il parto e non va confuso con la depressione post-partum che lo stesso Ministero della Salute non ha remore a definire “un problema di salute pubblica di notevole importanza, se si considerano la sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, nonché le limitazioni e i costi diretti e indiretti dovuti alla compromissione del suo funzionamento personale, sociale e lavorativo.”

Il baby blues (dove “blues” sta per malinconia), può essere considerato una reazione negativa caratterizzata da un’indefinibile sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità ed inquietudine, che raggiunge il picco 3-4 giorni dopo il parto, ma fortunatamente tende a svanire nel giro di pochi giorni, e comunque, nella maggior parte dei casi, entro e non oltre i 10-15 giorni dal parto. 

Quindi accade che, un bel giorno, anziché raggiungere la tanto attesa serenità, molte donne si trovano a dover affrontare sia le continue richieste del neonato, che la perdita dell’ordine della routine, le notti insonni, i cambiamenti di ruolo e l’isolamento. E proprio questo sconvolgimento emotivo può generare un’esperienza di malessere di varia intensità. Questo malessere psicologico però è spesso sottostimato perché circa il 50% delle donne che ne sono affette non chiede aiuto e comunque, anche se un aiuto viene loro offerto, spesso è rifiutato, probabilmente, perché anche questo confermerebbe il senso di inadeguatezza (non sono capace a fare la mamma!).

Capita infatti che la futura nonna si senta in dovere di trasferire tutto il suo sapere sulla maternità alla neo mamma, ma questo intervento può essere un buon proposito parentale se si limita a consigli affettuosi, evitando così di diventare motivo di attriti e conflitti e soprattutto bloccando il naturale sviluppo delle personali capacità di essere madre della nuova madre. E, di contro, quando la neo mamma tende a delegare, dovrebbe essere stimolata ad assumersi il proprio ruolo e le proprie responsabilità.

Si tratta dunque di un momento della vita, quello della maternità, in cui la donna è fragile e sensibile, coinvolta in processi intrapsichici di perdita e “cambiamento”. Una parte della sua personalità sta scomparendo per dare spazio a una nuova identità,  che ha bisogno di integrarsi ad altri aspetti. La nascita, o la rinascita, del “senso dell’essere madre” emerge gradualmente ed è un’esperienza interiore intensa, che passa anche attraverso la sofferenza fisica e psicologica dovuta prevalentemente al passaggio a ruoli diversi, per molti aspetti inaspettata ed ambivalente, come ambivalente è il manifestarsi dell’amore materno caratteristico di questa nuova identità. Una trasformazione  spontanea che determinerà nella donna  pensieri, paure, speranze, fantasie, influirà sulle emozioni e azioni.

L’atteggiamento verso l’allattamento influenzerà il senso di competenza materna e la relazione madre-bambino. Prima di diventare madre, la donna è sempre stata solo figlia di sua madre. Questa relazione, positiva o negativa che sia, è sempre stata centrale per l’identità della donna. Interrogare la maternità significa portare in scena la figura della propria madre e aprire con lei un confronto o uno scontro. Nella gravidanza e nella relazione con il figlio si rivivono anche le proprie  esperienze infantili. Nel rapporto materno influisce l’eredità che la figlia ha ricevuto dalla propria madre nel suo primo legame con lei, perché la famiglia di origine è il contesto più influente, è il copione al quale facciamo riferimento nei rapporti interpersonali; esserne consapevoli ci permette di decidere di riproporlo o meno anche nell’identità di madre.

Secondo numerosi studi recenti, il modello di attaccamento che viene stabilito con il bambino è in larga misura  determinato da quello sperimentato con la figura materna (Ainsworth, Blehar, Waters, Wall, 1978). E lo stile di attaccamento ci guida anche nelle relazioni amorose adulte (Giusti, Spalletta, 1997). Però il ritorno del passato  non ne determina necessariamente la ripetizione. Al contrario se ci sono state carenze, insoddisfazioni, delusioni, queste esperienze possono essere recuperate, modificate e rese positive proprio attraverso una maggior consapevolezza. E la maternità rappresenta una seconda chance che consente  a ciascuna di saldare i crediti contratti nell’infanzia.

Questo permette la trasformazione di un rapporto con la propria madre da bambino–genitore a adulto-adulto (Stewart, Joines 1987). “Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo Volo. Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno. Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita. Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita, rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto”  (Madre Teresa de Calcutta).

Sarò lieta di accogliere ancora richieste su argomenti di vostro particolare interesse. Inoltre è possibile prenotare la vostra consulenza, in presenza oppure on-line al numero 347.4068962 e indirizzo di posta elettronica ilaria.quattrociocche@gmail.com

Ilaria Quattrociocche

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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