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Ci sono altre priorità: con questa motivazione la Hovard University elimina il Dipartimento di studi classici, unico tra i College afroamericani

Cultura classica addio, sarebbe la madre di tutti i razzismi

Deve far riflettere questa ansiosa smania di processare (in alcuni casi per la n-esima volta) i personaggi del passato. Rflette, in parte, la convinzione che la giustizia terrena, anche quella garantita dallo stato di diritto, questa definizione spesso abusata, non sia affidabile. Ovvero, in determinati luoghi e circostanze, essa non sia giusta, ma subordinata a fattori ambientali e personali dei soggetti coinvolti. Chi nutre questo disamore per la giustizia dei sistemi di giustizia – scusate l’apparente ripetizione – è in genere sensibile e sostenitore delle condanne mediatiche, delle emarginazioni cautelative, delle gogne ideologiche. Il tutto, in genere, partendo da sillogismi che stratificano secondo i propri gusti e la propria adesione a idee, pregiudizi, frustrazioni, visioni del mondo quasi sempre unilaterali. Così, anche per un additivo desiderio di ripulirsi la coscienza, si deve condividere che il ricco sia sempre un predatore e il povero una vittima (questa seconda ipotesi è spesso condivisibile), che l’apparato della sicurezza pubblica sia sempre colluso con il potere e non al servizio della collettività, che la cultura diffusa sia sempre e solo quella delle classi dominanti.
Ora ci sarebbe da dire che ragionare sul senso di classe, ormai, sia impresa non facile. Anzi, che per disquisirne con qualche senso, andrebbe ristretta e non allargata la partecipazione al dibattito. Tuttavia la facile convinzione che la democrazia digitale si debba basare sulla libertà di chiunque di dire qualunque cosa (con rare eccezioni di natura censoria, basate su valutazioni della storia e dei contesti in essere) permette la riesumazione, in senso stretto, di termini e visioni sepolte dal tempo per ragioni fattuali.

Dunque si può dire, su giornali di prestigio internazionale (non idonei all’incarto dellle patate ma perfetti per la libera circolazione delle idee) che “la cosiddetta cultura classica va soppressa”, cancellata, rimossa, non più diffusa se non per alcuni aspetti di natura storico linguistica. Lo sostiene, per esempio, il professor Dan-el Padilla Peralta, docente a Pirinceton e grande esperto di culture classiche. A suo avviso gli studi classici hanno contribuito alla formazione di una white culture, madre a sua volta dei razzismi, fascismi e colonialismi che si sono sviluppati nel mondo contemporaneo. Il professore, di origini dominicane, giunto negli Stati Uniti con la famiglia come clandestino, ha studiato seriamente e si è specializzato proprio in cultura classica. Una scelta faticosa, operata coraggiosamente per poter scardinare e denunciare “dall’interno” una visione che gli appariva portatrice di eventi nefasti. Insomma, una logica di infiltrazione a fin di bene, una tecnica usata – si dice – in molti contesti. Ora la sua teoria raccoglie consensi, sia pure in forme e pratiche non omogenee. La prestigiosa Hovard University (quella dalla quale proviene l’attuale vicepresidente degli Usa), ha deciso di chiudere il proprio Dipartimento di Studi Classici, peraltro unico tra i college afroamericani ad averne uno. La motivazione è stata diffusa in maniera diplomatica (quasi stile white culture?) affermando che si tratta di una questione di priorità tra corsi di studio da attivare o da sospendere. I docenti rimasti senza corso saranno riassegnati a funzioni diverse in ragione delle proprie competenze.
Quindi Socrate
& simili, almeno lì, va in soffitta. Ma non da solo: così all’istante è lecito ipotizzare che in mezzo a tanta cultura classica dovrebbero finir dimenticati grandi autori tra i quali giova ricordare: Virgilio, Ovidio, Marziale, Licurgo, Saffo, Alceo, Solone, Teognide, Anacreonte, Aristofane, Plutarco, Catullo, Petronio, Marziale, più un’altra ventina di giganti della narrazione e della poesia antica. Tutti autori però che, oggi, sono i tra i migliori testimonial di una cultura Lgbtiqa+… Possibile cancellarli senza incorrere nell’odio di genere?

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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